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CONTATTI ANTICHISSIMI FRA AREA GERMANICA E AREA · PDF fileCassio Dione, Plinio il vecchio, Ammiano Marcellino fino agli storici bizantini («eredi degli stereotipi e delle funzioni

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MARCO MANCINI

CONTATTI ANTICHISSIMI FRA AREA GERMANICA E AREA IRANICA

Edito in Vittoria Dolcetti Corazza-Renato Gendre (a cura di), Lettura di testi tedeschi medioevali, VIII Seminario avanzato in Filologia Germanica, Alessandria, Ed. dell'Orso, 2008, pp. 258-28

circondato da frammenti imperfetti, sempre concisi, spesso oscuri e a volte contraddittori, lo storico

costretto a raccogliere, confrontare e congetturare Edward Gibbon

Tratter un argomento1, quello dei possibili

rapporti linguistici tra genti iraniche e genti gotiche, che si limita, per cos dire, a sfiorare la cultura linguistica germanica. Aggiungo, se ce ne fosse bisogno, che lo faccio nella posizione di chi si occupato solo marginalmente di tematiche germanistiche: proprio per questo mi sento assai onorato e grato dellinvito che mi stato rivolto.

Questa lezione si colloca lungo il solco di altri interventi che si sono succeduti a questi Seminari negli anni passati. Penso soprattutto ai Colleghi intervenuti al III e al IV Seminario (negli anni 2002 e 2003) che hanno esaminato, a diverso titolo e con ben altre competenze, i rapporti linguistici preistorici e protostorici fra genti germaniche e altre popolazioni alloglotte quali gli Slavi, i Celti, i Finni. 1 Sono debitore nei confronti dellamico Giorgio Banti, che qui ringrazio, di numerosi e preziosi consigli.

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Dopo alcune considerazioni di metodo su quella che potremmo chiamare la linguistica nomadica e dopo una presentazione delle fonti e, soprattutto, del contesto storico-geografico entro cui si svolsero questi possibili contatti mi occuper di alcune isoglosse che potrebbero attestare rapporti predocumentari fra il gotico e le lingue sarmatiche. Mostrer, inoltre, come queste ultime (le lingue sarmatiche e in primo luogo lalano2) debbano annoverarsi tra le variet iraniche orientali prossime allosseto moderno, una lingua parlata da poco meno di mezzo milione di persone in due repubbliche caucasiche ex-sovietiche (da escludersi una qualunque contiguit tra losseto e lo yaghnb parlato nellodierno Tjikistn erede a sua volta del sogdiano, un dialetto medioiranico orientale).

Va detto subito che sul piano della curiosit scientifica il tema degli irano-germanica presenta un indubbio interesse.

In primo luogo largomento in s. Che enigmatico quanto mai: al sottotitolo di questa lezione sarebbe stato in effetti assai pi corretto far seguire un punto interrogativo. Si tratta di una tematica incerta, oscura per certi versi e pochissimo esplorata sia da parte dei germanisti che da parte degli iranisti.

Sintomaticamente la bibliografia molto scarna, quasi inesistente. Sul merito mi sono noti s e no tre o quattro lavori specifici pubblicati negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

Tra questi spicca il saggio di Mayrhofer sullalto-ted. ant. pfat sentiero, anglosass. p cammino, sentiero: secondo il linguista austriaco potrebbe trattarsi, vista soprattutto la perfetta sovrapponibilit semantica, di un prestito diretto dalliranico (cfr. avest. pa-, pers. ant. pai- via)3 che si colloca in unepoca cronologicamente assai incerta e, peraltro, non ha riscontri in area gotica. A questo contributo si possono aggiungere le Isoglosse scito-europee di Vasilij Abaev (vedi avanti), un breve articolo di Emile Benveniste dedicato alle titolature gotiche hundafas centurione, usundifas chiliarca, non di grande

2 Raccoglie tutto il materiale storico-antiquario sugli Alani Alemany i Vilamaj 2000a. 3 Vedi AiWb 843-844, Mayrhofer II 1963:210-211, Brandenstein-Mayrhofer 1964:140.

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rilievo, a dire la verit, non ostante laltissimo profilo scientifico dellautore e, infine, un tentativo etimologico di Szemernyi.

Benveniste4 riteneva che i nomi iranici (persiani antichi) che indicavano le due cariche del centurione (iran. ant. *ata-pati-) e del chiliarca (iran. ant. *hazahra-pati-) costituissero il modello diretto dei due termini gotici corrispondenti. In altri termini le due voci iraniche, per le quali esiste una ricca documentazione nelle Nebenberlieferungen5, avrebbero costituito larchetipo per i due calchi strutturali gotici. Una simile ipotesi, tuttavia, si scontra con una constatazione assolutamente evidente. Se da un canto difficile immaginare che il lessico militare dei Goti avesse preso a prestito termini del genere dai Persiani (i Sarmati, sia chiaro, non centrano nulla non possedendo comunque strutture organizzate sul piano militare), dallaltro il gran numero di calchi operati da Wulfila sul greco rende molto pi plausibile anche in questo caso il ricorso alla stessa modalit traduttiva: dunque got. hundafas centurione e usundifas chiliarca non possono che essere calchi strutturali rispettivamente del gr. e .

Allinterno del medesimo milieu culturale (i contatti fra genti gotiche e genti iraniche nella zona del Mar Nero) si colloca il breve lavoro di Szemernyi dedicato alla voce got. *mekeis spada, uno hapax che ricorre allaccusativo in Efesini 6, 17 e traduce il gr. (con numerosi riscontri, presumibilmente prestiti, in slavo, finnico oltre che in altre lingue germaniche)6. Secondo Szemernyi7 la parola sarebbe un mot voyageur di origine iranica da confrontarsi con il roni m sciabola, coltello da portare alla cintura. Ma le difficolt fonetiche che si oppongono allipotesi, malgrado gli sforzi, appaiono insormontabili; pi

4 Cfr. Benveniste 1963. 5 Cfr. Hinz 1975:120 e 240, Mancini 1987:53-54, Schmitt 2007. 6 Cfr. paleosl. me, russo me, ucraino m, bulgaro me, sloveno m; finnico miekka; sassone ant. mki, inglese ant. mce, nordico ant. mker. 7 Cfr. Szemernyi 1981:110-118.

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prudente ritenere che la parola discenda da qualche fonte ignota non indoeuropea8.

Molto ricca la msse di saggi, articoli, libri dedicati a quello che possiamo considerare il teatro storico-geografico principale dei rapporti irano-germanici, il carrefour attorno al Mar Nero (come lo definisce Sergej Karpov)9, delimitato sul piano geografico a Est dai fiumi Kuban (anticamente Ipani) e Don (il Tanais di Erodoto), a Ovest dagli attuali Dnjepr, Bug e dal basso corso del Danubio (rispettivamente il Boristene, lIpani e lIstro dei geografi e degli storici antichi): Scythia, longe se tendens lateque aperiens, scriveva Jordanes (Get. 5) che sembra qui riecheggiare le in immensum extentae Scythiae solitudines di Ammiano Marcellino (31, 2, 13). Un territorio vasto quanto il mare, una terra ignota che per millenni dai Cimmeri omerici (cfr. Odissea 11, 14-16) fino alle invasioni degli Unni, degli Avari, dei Mongoli, dei Tartari non ha mai cessato di incutere un profondo terrore alle genti europee. C un famoso paragrafo delle Historiae di Ammiano Marcellino (31, 2, 1-11) in cui sono descritti con vivacit particolari, spesso orripilanti, degli usi delle genti unne, un paragrafo che diverr, come stato giustamente sottolineato, un vero e proprio stereotipo per gli storici successivi (a cominciare da Jordanes): unumanit bestiale scrive Ferruccio Bertini10 che vive ai limiti dellanimalit, in preda a due istinti primordiali: la feritas [] e la vanitas. Uno stereotipo che non cesser di rinnovarsi a ogni invasione degli Steppenvlker.

I limiti etno-geografici di questa zona lungo le rive del Mar Nero erano gi abbastanza chiari a Erodoto che distingueva fra una porzione occidentale propriamente scitica (articolata in varie trib) e una porzione orientale abitata dai nomadi Sauromati11. La linea di confine tra gli Sciti e quelli che molto probabilmente sono gli antenati della Confederazione occidentale dei 8 Cfr. Fasmer 1986:613: dopustimo zaimstvovanie slav. i got. slov iz neizvestnogo, obego istonika. 9 Cfr. Karpov 1995. 10 Cfr. Bertini 1988:542. 11 Per un accurato commento ai brani erodotei che descrivono secondo una caratteristica procedura a strisce il vasto territorio abitato dalle popolazioni scito-sarmatiche cfr. Corcella 1993:241-258.

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Sarmati, come la defin Harmatta sulla scorta di un passo di Strabone (7, 3, 17; risulta che i Sarmati si spostarono verso ovest varcando il Don intorno al III sec. a.C.; la prima menzione delletnonimo si ha in Polibio 26, 4, 13: )12, era lo spartiacque naturale costituito dal fiume Tanais, lattuale Don.

La bibliografia sulla storia e sulla cultura delle steppe asiatiche occidentali si arricchita di una cospicua serie di ricerche linguistiche che ha prodotto risultati di straordinario interesse, specie in ambito iranistico. A partire dagli studi di Vsevolod Miller e di Max Vasmer a cavaliere tra Otto e Novecento per giungere fino ai saggi maturi di Zgusta, Harmatta, Abaev, Schmitt e Bielmeier il profilo dialettale relativo alla porzione pi occidentale del corridoio delle steppe divenuto oggi molto pi chiaro13.

Le fonti a disposizione per conoscere le complicatissime vicende di questarea, assolutamente cruciale per la storia del Tardo Antico, sono molteplici e di varia natura e provenienza.

A parte le fonti cinesi, armene, georgiane, iraniche e a parte la ricca produzione epigrafica nelle lingue pi diverse dellAsia centro-orientale, per provare a seguire in particolare le vicende dei popoli delle steppe attorno al Mar Nero (lantico Ponto Eussino) e al Mar dAzov (lantica Palude Meotide) disponiamo innanzitutto delle narrazioni degli storici greci e latini. A partire da Erodoto che dedic buona parte del IV libro delle sue Storie allo , per arrivare a Strabone, Cassio Dione, Plinio il vecchio, Ammiano Marcellino fino agli storici bizantini (eredi degli stereotipi e delle funzioni della storiografia ellenistica come ha osservato Antonio Carile)14

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