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Modello di Organizzazione Gestione e Controllo - · PDF fileLA RESPONSABILITA’ D’IMPRESA NEI GRUPPI: IL SISTEMA 231 NEL ... 3.1 STRUTTURA E CONFORMAZIONE OPERATIVA DEL GRUPPO MARNAVI

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MARNAVI S.P.A.

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE,GESTIONE E CONTROLLO

(ex Decreto Legislativo n. 231/2001)

Parte Generale

RIFERIMENTI DI REVISIONE

Num rev. Data rev.

CONTROLLO DEL DOCUMENTO

Redatto da:

GRUPPO IMPERIALI

Firma:

Approvato con delibera dellAmministratore Unico del 29 aprile 2014

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INDICE

1. PREMESSA .................................................................................................. 32. LA RESPONSABILITA 231: INTERESSE E/O VANTAGGIO DELLENTE ................... 3

2.1. LESIMENTE PREVISTA DALLART. 6 DEL DECRETO............................................... 5

2.2. LE SANZIONI 231 E TIPOLOGIE DI REATO ....................................................... 6

3. LA RESPONSABILITA DIMPRESA NEI GRUPPI: IL SISTEMA 231 NELGRUPPO MARNAVI .............................................................................................. 7

3.1 STRUTTURA E CONFORMAZIONE OPERATIVA DEL GRUPPO MARNAVI ............................ 9

4. SVILUPPO DEL PROGETTO 231 IN MARNAVI ...................................................104.1. FUNZIONE DEL MODELLO E SUOI PUNTI ESSENZIALI ...........................................11

4.2. DESTINATARI DEL MODELLO ......................................................................12

4.3. LADOZIONE DEL MODELLO IN MARNAVI ........................................................13

4.4. STRUTTURA DEL MODELLO: PARTE GENERALE E PARTI SPECIALI IN FUNZIONE DELLE

DIVERSE IPOTESI DI REATO ..................................................................................13

5. LASSETTO ORGANIZZATIVO DELLA SOCIETA ................................................146. IL SISTEMA DI CORPORATE GOVERNANCE IN MARNAVI...................................157. DELEGHE E PROCURE ..................................................................................17

7.1. IL SISTEMA DELEGHE E PROCURE IN MARNAVI ...............................................18

8. IL CODICE ETICO ........................................................................................199. I PROTOCOLLI ............................................................................................2110. GESTIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE ........................................................2311. SISTEMA DISCIPLINARE...............................................................................24

11.1 VIOLAZIONI DA PARTE DI SOGGETTI APICALI......................................................25

11.2 VIOLAZIONI DA PARTE DEI SOTTOPOSTI (PERSONALE DIPENDENTE ED OUTSOURCERS)...26

11.3 TABELLA DELLE INFRAZIONI 231 E CRITERI DI COMMISURAZIONE DELLE SANZIONI .........26

11.4 INFORMAZIONE, PUBBLICIT ED INTERRELAZIONE CON IL SISTEMA DI INFORMAZIONE-

FORMAZIONE ...................................................................................................27

12. LORGANISMO DI VIGILANZA: NOMINA, DURATA E COMPOSIZIONE...................2712.1 CAUSE DI REVOCA DELLODV ......................................................................28

12.2 REQUISITI DELLODV - AUTONOMIA FINANZIARIA ...............................................29

12.3 REQUISITI DELLODV - INDIPENDENZA ............................................................30

12.4 REQUISITI DELLODV - PROFESSIONALIT ........................................................30

12.5 COMPITI E ATTIVIT DELLODV .....................................................................30

12.6 OBBLIGHI DELLODV .................................................................................32

12.7 OBBLIGHI VERSO LODV.............................................................................32

13. COMUNICAZIONE E FORMAZIONE DEL PERSONALE .........................................3313.1 ATTIVIT DI COMUNICAZIONE.......................................................................33

13.2 ATTIVIT DI FORMAZIONE ...........................................................................35

14. AGGIORNAMENTO E ADEGUAMENTO DEL MODELLO .........................................35

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1. PREMESSA

Con delibera dellAmministratore Unico del 29 aprile 2014, Marnavi S.p.A. (di seguito,

anche la Societ), ha adottato il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (di

seguito, anche il Modello), volto a prevenire e contrastare il rischio di reati ai sensi del

D.lgs. 231/2001 (di seguito: Decreto). La Marnavi S.p.A. formalizza e descrive, nel

presente documento di sintesi del Modello, nelle parti speciali allegate allo stesso, nonch

nei protocolli di gestione di specifici processi sensibili, un complesso organico di principi,

regole e strumenti di controllo, funzionale alla realizzazione ed alla capillare gestione di un

sistema organizzativo atto a prevenire e contrastare efficacemente il rischio di reati che,

ai sensi del Decreto, comportino la responsabilit amministrativa della Societ che abbia

avuto interesse o tratto vantaggio dal crimine commesso.

2. LA RESPONSABILITA 231: INTERESSE E/O VANTAGGIO DELLENTE

Il Decreto Legislativo n. 231/2001 ha introdotto per la prima volta in Italia la

responsabilit diretta degli enti, in sede penale, per i reati commessi nell'interesse o a

vantaggio degli stessi da:

- soggetti in posizione apicale (art. 5 lett. a) del decreto), i.e. persone che

rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di

una sua unit organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonch da

persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;

- soggetti in posizione subordinata (art. 5 lett. b) del decreto), i.e. persone

sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati.

Rientrano in questultima categoria non solo i soggetti legati alla Societ da un

vincolo organico, ma anche coloro che, pur non essendo sottoposti ad un vero e

proprio potere di direzione in forza di un rapporto di subordinazione gerarchica o

funzionale, appaiono comunque assoggettati allesercizio di un potere di vigilanza da

parte dei soggetti apicali.

La responsabilit amministrativa ravvisabile se il reato posto in essere nellinteresse o

a vantaggio dellente (art. 5, comma 1) e si aggiunge a quella (penale) della persona fisica

che ha commesso il reato. Il giudice penale ha, dunque, la competenza per giudicare

parallelamente, la responsabilit delle persone fisiche cui attribuita la commissione del

reato e la responsabilit dellente nellinteresse o a vantaggio del quale il reato viene

commesso.

In tema di responsabilit da reato delle persone giuridiche e delle societ, l'espressione

normativa, con cui se ne individua il presupposto nella commissione dei reati "nel suo

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interesse o a suo vantaggio", non contiene un'endiadi, perch i termini riguardano

concetti giuridicamente diversi. A tal proposito si possono distinguere un interesse "a

monte" per effetto di un indebito arricchimento, prefigurato e magari non realizzato, in

conseguenza dell'illecito, da un vantaggio obbiettivamente conseguito con la commissione

del reato, seppure non prospettato "ex ante", sicch l'interesse ed il vantaggio sono in

concorso reale. (Cass. pen., sez. II, n. 3615 del 20 dicembre 2005, Rv. 232957. In CED

Cass. pen. 2006).

Inoltre il reato compiuto nell'interesse dell'ente non deve necessariamente

produrre anche un vantaggio concreto. Ci si desume, fra l'altro, dall'art. 12, comma

1, lett. a ) del D. Lgs. n. 231/2001 ove prevista la riduzione della sanzione se l'autore del

reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l'ente non ne ha

ricavato vantaggio o ne ha ricavato uno minimo.

Il reato dovr quindi essere compiuto nell'interesse (anche solo parziale) dell'ente; per

espressamente prevista l'ipotesi in cui l'ente non consegua alcun vantaggio.

Con vantaggio si fa infatti riferimento alla concreta acquisizione di un'utilit economica,

mentre con interesse si implica solo la finalizzazione del reato a quella utilit.

Infine, va osservato che il Decreto chiama lente a rispondere del fatto illecito a

prescindere dalla concreta punibilit dellautore del reato, che pu non essere individuato o

non essere imputabile, ovvero beneficiare di specifiche cause estintive del reato o della

pena (ad es. prescrizione o indulto) senza che tali eventi abbiano effetto anche sul

procedimento a carico dellEnte1.

La responsabilit dellente si configura come autonoma2 rispetto a quella degli autori del

reato e viene attribuita allazienda nel suo complesso, per non essersi dotata di un sistema

organizzativo orientato alla prevenzione dei reati (c.d. colpa in organizzazione3).

La responsabilit prevista dal suddetto Decreto si configura anche in relazione a reati

commessi allestero dagli Enti aventi nel territorio dello Stato la sede principale, a

condizione che per gli stessi non proceda lo Stato del luogo in cui stato commesso il

reato (art. 4 del decreto).

La responsabilit dellimpresa , infine, esclusa (art. 5 comma II del decreto) se gli autori

del reato hanno agito nellinteresse esclusivo proprio o di terzi.4 Tuttavia, il ricorrere,

1 Ai sensi dellart. 8 comma 1 del Decreto La responsabilit dellente sussiste anche quando lautore del reatonon stato identificato o non imputabile, ovve

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