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SCHOLIA IN EURIPIDIS HIPPOLYTUM Edizione critica ... · PDF file essere considerata opera di Callistrato o di commentatori successivi, senza per forza ricorrere a un ὑπόμνημα

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Text of SCHOLIA IN EURIPIDIS HIPPOLYTUM Edizione critica ... · PDF file essere considerata opera di...

  • Sede Amministrativa: Università degli Studi di Padova

    Dipartimento di Beni Culturali

    ___________________________________________________________________

    SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN: Scienze linguistiche, filologiche e letterarie

    INDIRIZZO: unico

    CICLO XXVII

    SCHOLIA IN EURIPIDIS HIPPOLYTUM

    Edizione critica, introduzione, indici

    Direttore della Scuola: Ch.ma Prof. ssa R. Benacchio

    Coordinatore d’indirizzo: Ch.mo Prof. L. Nosarti

    Supervisore: Ch.ma Prof. ssa A. Pontani

    Dottorando: Jacopo Cavarzeran

    I

  • II

  • SOMMARIO

    p.

    Introduzione

    1 L’esegesi del testo euripideo nell’antichità V

    2 La tradizione manoscritta degli scholia all’Hippolytus V

    3 Appendice: la lettera di Arsenio Apostolis a Paolo III L

    Auctores LVII

    Tituli librorum LXVII

    Conspectus siglorum 75

    Ὑπόθεσις Ἱππολύτου 77

    Scholia in Euripidis Hippolytum 79

    Indices 299

    Demetrii Triclinii scholia metrica in Hippolytum ex codice Laur. 32,2 307

    Paraphrasis recentior in codice Mon. Gr. 258 exarata 319

    III

  • IV

  • INTRODUZIONE

    1 L’esegesi del testo euripideo nell’antichità

    1.1 L’esegesi antica

    Nelle Vite dei dieci oratori dello pseudo-Plutarco1 viene detto che Licurgo (390-324) avrebbe ordinato che i testi delle tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide venissero conservati come documenti nell’archivio della città.

    τὸν δέ, ὡς χαλκᾶς εἰκόνας ἀναθεῖναι τῶν ποιητῶν, Αἰσχύλου Σοϕοκλέους Εὐριπίδου, καὶ τὰς τραγῳδίας αὐτῶν ἐν κοινῷ γραψαμένους φυλάττειν καὶ τὸν τῆς πόλεως γραμματέα παραναγινώσκειν τοῖς ὑποκρινομένοις· οὐκ ἐξεῖναι γὰρ 〈παρ’〉 αὐτὰς ὑποκρίνεσθαι.

    Ad Atene, quindi, nel IV secolo esisteva un testo ufficiale delle tragedie euripidee e in un certo senso un’edizione in forma embrionale, della quale però non è possibile conoscere in alcun modo i criteri e l’affidabilità. Galeno2 narra come Tolemeo Evergete riuscì a farsi consegnare dagli Ateniesi, in cambio di una cauzione di quindici talenti d’argento, questi testi, con l’intento di farli copiarli per la biblioteca. Tuttavia tenne gli originali e restituì le sontuose copie appena vergate; agli Ateniesi non rimase che tenersi il denaro della cauzione. Proprio ad Alessandria le tragedie, stando a quanto riportato da Giovanni Tzetze nei propri prolegomena alle commedie di Aristofane, avrebbero ricevuto le cure editoriali di Alessandro Etolo:3

    I, 1-6 (p. 22-23 Koster) ’Αλέξανδρος ὁ Αἰτωλὸς καὶ Λυκόφρων ὁ Χαλκιδεὺς μεγαλοδωρίαις βασιλικαῖς προτραπέντες Πτολεμαίῳ τῷ Φιλαδέλφῳ τὰς σκηνικὰς διωρθώσαντο βίβλους, τὰς τῆς κωμῳδίας καὶ τραγῳδίας καὶ τὰς τῶν σατύρων ϕημί, συμπαρόντος αὐτοῖς καὶ συνανορθοῦντος καὶ τοῦ τοιούτου βιβλιοϕύλακος τῆς τοσαύτης βιβλιοθήκης ’Ερατοσθένους· ὧν βίβλων τοὺς πίνακας Καλλίμαχος ἀπεγράψατο. ’Αλέξανδρος ὤρθου τὰ τραγικά, Λυκόφρων τὰ κωμικά· νεανίαι ἦσαν Καλλίμαχος καὶ ’Ερατοσθένης. οὗτοι μὲν τὰς σκηνικὰς διωρθώσαντο βίβλους

    II, 1-4 (p. 31-32 Koster) ’Αλέξανδρος ὁ Αἰτωλὸς καὶ Λυκόφρων ὁ Χαλκιδεύς, ἀλλὰ καὶ Ζηνόδοτος ὁ ‘Εφέσιος τῷ Φιλαδέλφῳ Πτολεμαίῳ συνωθηθέντες βασιλικῶς ὁ μὲν τὰς τῆς τραγῳδίας, Λυκόφρων δὲ τὰς τῆς κωμῳδίας βίβλους διώρθωσαν, Ζηνόδοτος δὲ τὰς ὁμηρείους καὶ τῶν λοιπῶν ποιητῶν.

    II, 22-23 (p. 33 Koster) τῶν ἑλληνίδων δὲ βίβλων, ὡς καὶ προλαβὼν ἔφην, τὰς τραγικὰς μὲν διώρθωσε δι’ ’Αλεξάνδρου τοῦ Αἰτωλοῦ

    Secondo l’erudito bizantino fu durante il regno di Tolemeo Filadelfo (283-246) che Alessandro venne scelto per questo lavoro, mentre Galeno riferisce che la biblioteca di Alessandria acquisì le

    V

    1 Cf. Vit. dec. orat. 841F.

    2 Cf. In Hippocr. Epid. III, 17a, 607,5-608,1.

    3 I frammenti di Alessandro Etolo sono editi in MAGNELLI 1999, pp. 89-108.

  • opere dei tragici da Atene sotto Tolemeo Evergete (246-222). Quindi, o Alessandro lavorò su dei testi euripidei differenti, o, più probabilmente, l’informazione di Galeno è poco accurata, dato che Zenodoto, Licofrone e Alessandro Etolo furono attivi negli anni ‘70 del III secolo, all’epoca quindi di Tolemeo II.4 Alessandro risulterebbe essere quindi il primo διορθωτής5 del testo euripideo, senza però aver compilato degli ὑπομνήματα.

    Il ragguaglio di Tzetze risulta quindi di importanza capitale (se, certo, prestiamo fede a quanto dice questa fonte abbastanza tarda), poiché senza la sua testimonianza non saremmo mai venuti a conoscenza di questo lavoro editoriale, dato che gli scholia a Euripide (ma nemmeno quelli a Eschilo e Sofocle, e d’altra parte neppure Licofrone viene mai citato negli scholia ad Aristofane) non nominano mai Alessandro Etolo, né riportano lezioni, varianti o emendamenti al testo a lui ascrivibili. E’ verosimile allora che l’opera di Aristofane di Bisanzio abbia superato i precedenti lavori, soprattutto se precoci come quelli di Alessandro e Licofrone, condannandoli così all’oblio.6 Aristofane di Bisanzio nacque tra il 258 e il 255 a.C. e morì attorno al 180 a.C. Fu allievo di Zenodoto e Callimaco e divenne bibliotecario tra il 196 e il 193 a.C., alla morte dell’ottantenne Eratostene.7 Fu l’autore degli eruditi argumenta che la tradizione manoscritta medievale premette alle tragedie,8 spesso associandovi il suo nome, e di un’edizione del testo tragico, nella quale però si sarebbe però limitato a porre dei segni nei punti più importanti o degni di nota, senza scrivere un ὑπόμνημα. Le osservazioni di Aristofane sarebbero invece entrate nelle sue Λέξεις, mentre l’autore dei veri e propri ὑπομνήματα a Euripide sarebbe stato il suo allievo Callistrato.9 Si vedano ad esempio schol. Eur. Or. 314 Καλλίστρατος τὴν ἐκτὸς τοῦ σ γραφὴν διδάσκει, schol. Eur. Or. 434 ἐν δὲ τοῖς τοῦ Καλλιστράτου γέγραπται, schol. Eur. Or. 1038 (= fr. 388 Slater) γράφεται καὶ δόμον. οὕτως γοῦν καὶ Καλλίστρατός φησιν Ἀριστοφάνη γράφειν, da dove sembra che esistesse un ὑπόμνημα ad opera di Callistrato, nel quale si potevano trovare le lezioni di Aristofane.

    Quest’ultimo, a differenza di Alessandro, è spesso citato negli scholia ad Euripide e in particolare per spiegazioni di varianti e di scelte testuali agli schol. Eur. Or. 714 (= fr. 387 Slater), 388 (= fr. 388 Slater) e 1287 (= fr. 389 Slater). Lo schol. Eur. Or. 488 (= fr. 386 Slater) pare invece derivare dal lavoro dell’erudito alessandrino sui proverbi. La testimonianza che Aristofane abbia apposto dei σημεῖα ad alcuni versi la si ricava dallo schol. Eur. Tr. 47 (= fr. 391 Slater) e Hipp. 171a-b (= fr. 390a-b Slater), di cui possediamo due recensioni abbastanza differenti: quella di B e quella di MV. In questo caso l’unico fatto certo è che Aristofane segnalasse i luoghi problematici nel testo da lui curato, ma la spiegazione che viene fornita può

    VI

    4 Cf. PFEIFFER 1968, p. 107-108; MAGNELLI 1999, p. 10-11.

    5 Dell’uso del termine e del suo significato se ne discute in PFEIFFER 1968, pp. 71, 94,106-107, ma si veda anche MAGNELLI 1999, p. 11 con bibliografia.

    6 Cf. PFEIFFER 1968, p. 106 n. 3; MAGNELLI 1999, p. 10.

    7 Cf. PFEIFFER 1968, p. 171-172. Riguardo alle fonti sulla vita di Aristofane, cf. Suid. α 3933 e α 3936 (= T 1 Slater).

    8 E’ generalmente accettato che l’autore di questi dotti argumenta sia Aristofane, sebbene non certo. Cf. PFEIFFER 1968, pp. 193-194; BUDÈ 1977; VAN ROSSUM-STEENBEEK 1998, pp. 32-33; MOSSMAN 2010, pp. 252, 257, 262, 264-266; MECCARIELLO 2014, pp. 7-11. Dubbi sono avanzati in BROWN 1987. Tale argumentum è assente in Hec. e Tr., anonimo in Alc., Andr. e Hipp.. E’ difficile dirimere la questione se questi argumenta formassero un’opera a sé stante o se fossero pensate già dall’inizio come materiale introduttivo di ogni tragedia.

    9 Cf. PFEIFFER 1968, p. 190. In CARRARA 2003, p. 248-249 non viene però scartata l’eventualità dell’esistenza di un commentario di Aristofane. In MONTANA 2008a si tratta diffusamente di Callistrato, del suo lavoro e del rapporto con Aristofane e Aristarco. Su Callistrato si veda anche MONTANA 2008b.

  • essere considerata opera di Callistrato o di commentatori successivi, senza per forza ricorrere a un ὑπόμνημα di Aristofane stesso.