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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI MILANO

BICOCCA

DOTTORATO DI RICERCA IN

DIRITTO INTERNAZIONALE E DELLA NAVIGAZIONE

XXVIII_CICLO

Le nuove forme di pirateria marittima e gli strumenti assicurativi a

tutela della nave e dellequipaggio

Presentata da Laura GALLI

Coordinatore Dottorato

Prof.ssa Irini PAPANICOLOPULU

Esame finale anno 2016

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Il pirata non rientra fra i legittimi nemici di guerra ma il comune

nemico di tutto il genere umano (Cicerone, De Off., III, 107)

Introduzione

1. Breve storia della pirateria dalle origini ai giorni

nostri

1.1. Nascita e geografia dellantica pirateria:

letimologia del nome e i luoghi comuni sulla

pirateria

1.2. Roma e la pirateria

1.3. Pirateria e figure affini: corsari, bucanieri e

filibustieri

1.4. La moderna pirateria e lattuale scenario

geopolitico

1.5. Pirateria e terrorismo

2. Inquadramento giuridico e aspetti internazionali di

contrasto alla pirateria

2.1 La pirateria nel diritto internazionale. Dalle prime

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codificazioni alla Convenzione di Roma del 1988.

2.2 Lalto mare e il principio di giurisdizione universale.

Conflitti di giurisdizione

2.3 Il caso dellEnrica Lexie alla luce del diritto

internazionale

2.4 Limpatto della pirateria: le rotte, le compagnie, gli

equipaggi e lambiente

2.5 Repressione e contrasto della pirateria marittima

nellordinamento internazionale. Nuove prospettive

3. La pirateria marittima e lordinamento giuridico

italiano

3.1 Il sistema giuridico italiano tra codice della navigazione

e leggi penali generali

3.2 La normativa italiana sulle misure antipirateria

4. Gli strumenti assicurativi a tutela della nave e

dellequipaggio

4.1. Assicurazioni marittime e pirateria

4.2. Coperture e rischi assicurativi. Le clausole di

esonero della responsabilit del vettore e lingaggio

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di personale armato a bordo

4.3. La copertura assicurativa del riscatto. Profili sulla

liceit e compatibilit con lordine pubblico

Conclusioni

Bibliografia

Ringraziamenti

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Introduzione

La pirateria esiste sin dagli albori della navigazione e ha interessato tutte

le popolazioni costiere che, al loro interno, avevano gruppi dediti alla

stessa. Dai Fenici, agli Etruschi, ai pirati greci, la storia ricca di

racconti di viaggi sui quali incombeva la minaccia della pirateria.

Gi lImpero romano si trov a combattere contro questa piaga varando

la Lex Gabinia nel 67 A.C con cui Pompeo, dotato dei pi ampi poteri,

riusc a liberare per molto tempo il Mediterraneo dalla pirateria.

In questo contesto, per le conseguenze giuridiche delatto di pirateria,

pu richiamarsi listituto del receptum, che regola le obbligazioni

nascenti per il solo fatto del ricevimento delle merci, ed in particolare

quelle imbarcate sulle navi . In particolare viene posto in evidenza

1,richiamando un passo del Digesto

2, che nel receptum nautarum gli

armatori della nave sono obbligati a restituire lequivalente del ricevuto

anche se la sopravvenuta indisponibilit della cosa sia avvenuta senza

colpa, a meno che non si tratti di un damnum fatale nel quale

espressamente rientrava proprio la vis piratorum, il cui rischio rimaneva

sul caricatore.

1 BIONDI, Istituzioni di diritto romano , Milano 1956, 352

2 Digesto 4,9,3,1

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Nella concezione romana tramandata sino ad oggi, i pirati venivano

concepiti come nemici di tutto il genere umano, per la violenza esercitata

sino a provocare la morte, a nulla rilevando luso effettivo delle armi.

Essi venivano, pertanto, considerati pericolosissimi criminali, a cui si

poteva dare liberamente la caccia e la morte da parte di chiunque, cos

come oggi qualunque Stato pu perseguire lattacco dei pirati quando lo

stesso avvenga in alto mare, ovvero in uno spazio marino non soggetto,

appunto, alla giurisdizione di alcuno (cfr. art. 105 UNCLOS).

Dopo le crociate, le rotte dal Mediterraneo si spostarono verso Oriente e

il mondo islamico, la cui espansione era arrivata a controllare le coste

orientali e occidentali del mare in mezzo alle terre. Le citt marinare

misero a disposizione le loro flotte mercantili a favore della guerra santa,

agevolando la conquista di quelle acque. Ancora oggi, nella rotta verso

oriente (ma in prossimit del Golfo di Aden e del Corno dAfrica) si

annida una pirateria molto forte, naturalmente pi evoluta che non

utilizza vascelli e galee ma imbarcazioni sofisticate e dotate delle pi

moderne tecnologie e che utilizza lo strumento del sequestro della nave e

dellequipaggio per il pagamento di un riscatto ingente.

Il c.d. fine privato che differenzia la pirateria dalle altre forme simili

come in passato la differenziava dalla corsaed altre figure affini e dal

trasporto illegale di persone (private ends ex art. 101 UNCLOS) -

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arma la mano anche dei moderni pirati, siano essi dilettanti muniti di

coltelli o pirati professionisti, soprattutto provenienti dalle regioni pi

povere dellAfrica o dellOceano Indiano, mossi dalla considerazione

che lattivit piratesca sia lunica ncora di salvezza dalla grave

precariet economica che attraversa i loro Paesi. A ci si aggiunge

linstabilit politica dei rispettivi Governi.

Pochi atti pirateschi e abbordaggi compiuti denotano una finalit

privatistica, prevista nella definizione di pirateria contenuta nellart.101

dell UNCLOS, any illegal acts of violence or detention, or any act

of depredation, committed for private ends by the crew or the passengers

of a private ship or a private aircraft, and directed e sono

annoverati, invece, pi tra i casi di armed robbery at sea, anche a

seguito di abbordaggio con lintento di commettere un furto o altro

delitto e con la capacit di usare la forza nel corso dellazione,

indipendentemente dalle motivazioni per cui esso viene commesso.

Costruire un legame giuridico concreto tra attivit di pirateria e

terrorismo, possibile (in chiave dinterpretazione sistematica con

lUNCLOS) a seguito dellentrata in vigore delle pi articolate

definizioni contenute nella SUA(Convention for the Suppression of

Unlawful Acts Against the Safety of Maritime) del 1988 ratificata in

Italia in base alla legge 28 dicembre 1989 n. 422) anche se in essa

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come nel successivo protocollo del 2005 - non contenuta una

definizione di terrorismo marittimo. La Convenzione si limita ad

estendere lapplicabilit anche alle acque territoriali e a prevedere

lobbligatoriet della azione penale con previsioni normative nazionali

che contemplino le fattispecie previste dal SUA come reato e ne

stabiliscano le pene.

Ad alimentare laccostamento tra i due fenomeni criminali (pirateria e

terrorismo) concorre significativamente il frequente legame tra pirati

(nellaccezione ampia del termine) del Corno dAfrica e organizzazioni

dedite al terrorismo, in quanto i proventi derivanti dalla pirateria, ovvero

i riscatti pagati per la liberazione della nave e dellequipaggio,

costituiscono in parte - canale di finanziamento per i gruppi

terroristici.

Di contro va segnalato un notevole scetticismo circa leffettiva

continuit tra pirateria e terrorismo motivato dallavversit dimostrata

dai gruppi islamisti pi radicali nei confronti della pirateria, ritenuta,

invece, vietata e, pertanto, condannata. Da questo punto di vista,

dunque, la pirateria verrebbe concepita come lestrema possibilit per i

gruppi criminali residenti nelle aree pi povere di soddisfare esigenze di

sopravvivenza, escludendo, in radice, qualsiasi collegamento tra i due

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fenomeni che qualora presente sarebbe innescato dalla mera

occasionalit.

La mancanza e la lacunosit della definizione stessa di terrorismo

marittimo nellambito del consesso internazionale non contribuiscono,

inoltre, a creare una linea di demarcazione netta tra pirateria e

terrorismo, anche se, per ci che riguarda la SUA, pu ipotizzarsi

uninterpretazione sistematica che consenta tale demarcazione definitoria

tenuto conto del preambolo contenuto in questultima convenzione per

gli espliciti riferimenti al terrorismo. Va aggiunto, per inciso, che il

Protocollo del 2005, quando entrer in vigore in Italia

(internazionalmente lo gi3), contribuir sensibilmente a delineare

lintero quadro normativo in tema di pirateria e reati affini nellambito

del nostro ordinamento nazionale, in cui peraltro allart.1135 cod. nav.

contiene una definizione alquanto restrittiva di pirateria (con un

ampliamento intervenuto tramite leggi speciali applicabili a determinati

spazi marini) mentre la legge di autorizzazione alla ratifica della

Convenzione SUA (n.422 del 1989) ha provveduto sul piano

sanzionatorio per le fattispec