Bravo, Riti Società Complesse

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Text of Bravo, Riti Società Complesse

  • Riti nelle societ complesseAuthor(s): Gian Luigi BravoSource: La Ricerca Folklorica, No. 7, Cultura popolare e cultura di massa (Apr., 1983), pp. 85-95Published by: Grafo s.p.a.Stable URL: http://www.jstor.org/stable/1479721Accessed: 29/01/2010 15:02

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  • Riti nelle societd complesse

    Gian Luigi Bravo

    0. Mi propongo di dare un contributo in una direzione che ritengo fruttuosa, anche se piuttosto specifica, come quella del rito. La base empirica e fornita da numerose osserva- zioni sul terreno eseguite negli ultimi anni, soprattutto nel Nord del nostro paese. Faro ricorso a sezioni di apparati o modelli teorici diversi; ne potranno risultare talora bru- schi salti di livello, ma l'intento e appunto di cominciare a costruire ponti tra essi.

    Le Note per un dibattito con le quali Amalia Signorelli invita a discutere di cultura popolare e cultura di massa mi appaiono utili e mi trovano d'accordo su piu punti, che sono congruenti con l'impostazione qui adottata. Conven- go sull'importanza di lavorare a modelli assai piu artico- lati dei rapporti tra le culture o i sottosistemi culturali di cui sono portatori classi, gruppi e altri soggetti collettivi diversi, e di ridefinire criticamente, in base ai fattori at- tuali di differenziazione, integrazione, conflitto, questi stes- si portatoril. Cio costituisce la premessa per superare le concezioni semplificate della cultura di massa, dei suoi ca- ratteri e dei suoi effetti; per ricostruire in modo piu ade- guato la specificita a livello culturale dei rapporti di do- minio, la tipologia e caratteri dei comportamenti egemo- nici; per analizzare con sufficiente articolazione e flessibi- lita le relazioni tra le serie di soggetti collettivi e di sottosi- stemi culturali, relazioni che, pur se nel nostro paese han- no trovato un utile fondamento in formulazioni gramsciane e sono state successivamente elaborate nella ciresiana teo- ria dei dislivelli interni di cultura2, sono state talora ridot- te ad un uso schematico e rigido del binomio subalterni- ta/egemonia.

    1. Partiro dalla problematica della societa di massa come societa complessa per giungere poi a quella della cultura di massa; mi pare utile infatti lavorare ad uno schema con- cettuale che renda conto non solo dei sistemi e processi cul- turali, ma dei comportamenti sociali ai quali essi si colle- gano.

    Da questo punto di vista, una societa come quella ita- liana appare caratterizzata da un'articolazione particolar- mente intricata di culture e di sistemi di rapporti; i vistosi processi di modernizzazione, gli spostamenti della popo- lazione, le stesse ricorrenti all'uno o all'altro livel-

    lo, caratterizzano una realta che ad un tempo si trasfor- ma, si conserva e si rifunzionalizza, mentre le diverse com- binazioni di macrovariabili societarie danno luogo ad una serie di nicchie differenti in diverso rapporto tra loro.

    II modello che qui si propone per concepire questa arti- colazione e quello costruito gia da parecchi anni, e ulte- riormente elaborato, anche di recente, da L. Gallino3. La nostra societa vi appare come il prodotto della compresenza di piu formazioni economico-sociali, che corrispondono a fasi concomitanti o successive di evoluzione; la costitu- zione e il predominio di una o piu formazioni nuove non implica necessariamente, nella concezione di Gallino, e non ha in effetti implicato in Italia, la completa disgregazione o la scomparsa di quelle precedenti; cosi oggi possiamo an- cora distinguere una formazione contadina-artigianale, una capitalistica mercantile, una capitalistica concorrenziale, una capitalistica oligopolistica, ed infine una statuale.

    Questo modello consente di concettualizzare l'intrecciar- si, il competere o il convergere di strutture e processi nei diversi sistemi o sottosistemi, il distribuirsi di individui, gruppi, organizzazioni, classi, in e tra formazioni diverse: al tempo stesso il riferimento ad un'unita quale la forma- zione sociale pone le basi per ricostruire i nessi tra sistemi di rapporti e sistemi culturali.

    Oltre ad utilizzare questo contributo, svilupperemo al- cune altre considerazioni su aspetti piu generali della pro- blematica della complessita, rifacendoci alla teoria dell'au- torganizzazione dei sistemi del biofisico H. Atlan, che in- troduce il concetto di ; il rumore, cioe i disturbi aleatori, non programmati, che l'ambiente introduce nell'organizzazione del sistema, han- no in realta secondo questa concezione una funzione or- ganizzativa positiva, in quanto il sistema stesso risponda articolando, complicando e rendendo piui varie le proprie strutture e il proprio funzionamento. II processo di autor- ganizzazione del sistema andrebbe dunque visto come

  • Bravo

    E importante osservare come, affinche il sistema reagi- sca al disturbo autorganizzandosi senza dissolversi, e con- dizione necessaria che l'informazione circolante nelle sue vie di comunicazione, la sua rete di rapporti, abbia note- vole ridondanza; cioe che esso sia gia sufficientemente ricco di elementi e che le relazioni tra questi siano estremamen- te intricate, >5; in tal caso la distruzione di informa- zione provocata dal disturbo aleatorio in questa rete non implica la dissoluzione del sistema stesso, e puo essere crea- tivamente impiegata come base per la formazione di nuo- vi rapporti, per la produzione di complessita.

    Vediamo ora un secondo aspetto della concezione di Atlan, senza preoccuparci ora del suo grado di congruen- za o di compatibilita col primo. Riportata al problema della relazione tra sistema osservato e sistema osservatore, la complessita esprime ora il fatto >; non si tratta quindi di una complessita no- ta, che sarebbe semplicemente una complicazione ordina- ta, ne di un generico disordine, ma di un disordine che ap- pare >6.

    Appare interessante questa distinzione tra una comples- sita data, semplice differenziazione gia nota, non proble- matica, e una complessita presunta, che si puo ipotizzare funzioni come stimolo e induca una reazione di orienta- mento nel sistema osservante; ma dato il carattere che Atlan stesso assegna a questo stimolo (significa infatti ; cosi >?.

    Oltre a mettere in evidenza come gli effetti di disturbi e > possano essere creativi, produttivi di complessi- ta, e non solo distruttivi per i sistemi interessati, ci pare dunque opportuno richiamare l'attenzione sull'utilita, nel- l'esame di questi processi, di non vederne il soggetto nei soli sistemi societari complessivi o nei loro centri di gover- no, ma di ricercare comportamenti riorganizzativi nei di- versi sottosistemi, classi, gruppi e individui; con cio si con- tribuisce a render ragione della compresenza, convergen- za o conflitto di processi di accentramento e decentramen- to, di omogeneizzazione e differenziazione, di controllo e autodeterminazione, che si manifestano pur nella crescente interdipendenza planetaria11.

    Anche il modello di sistema societario di L. Gallino di cui ci avvarremo, con la sua struttura composita, riman- da non ad una scontata caduta di integrazione, ma alla mol- teplicita delle comunicazioni circolanti, quindi a quell'am- pia ridondanza che puo permettere comportamenti autor-

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    ganizzativi (e spiega tra l'altro la capacita dell'attuale so- cieta italiana non solo a superare ) su ocrisi?> ma ad- dirittura a prosperare su di esse)'2; al tempo stesso la com- plessa struttura a piu formazioni sociali si presta a essere concepita quale disturbo/stimolo per l'attivita riorganiz- zativa di una varieta di soggetti agenti, mentre ci consente di delineare anche tra i governati attori sociali differenziati e attivamente partecipanti al gioco, per i quali tali distur- bi siano appunto atti a diventare (l'impulso e le risorse in- formazionali sufficienti per procedere a nuove forme di autorganizzazione)>13 e contribuire cosi a produrre an- ch'essi complessita sociale.

    Ancora negli Usa, ma dal punto di osservazione di Ber- keley, un altro teorico dei sistemi autorganizzantisi vede addirittura come un carattere dei processi storici dell'ulti- mo quindicennio la nuova affermazione di tendenze all'au- todeterminazione e all'autorganizzazione, alla costituzio- ne di strutture aperte e libere di evolversi, ad un', cioe i soggetti collet- tivi che riesce difficile definire ricorrendo a concezioni clas- siche (o semplificate) delle strutture e conflitti di classi e ideologie, e che appaiono invece 16.

    Infatti, di contro a molte componenti di peggioramen- to della qualita della vita, a cominciare dalla pericolosita diffusa de