Comunicare la politica - ottava edizione

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Raccolta di presentazioni per le mie docenze del primo semestre del 2014. I moduli nel dettaglio: - Cinque cose da sapere se vuoi fare politica in Italia nel 2014; - Web 2.0: modelli teorici di riferimento; - Campagne elettorali: dieci cose che ho imparato (fino a ora); - Cinque domande che gli studenti ci fanno durante le docenze; - Levoluzione digitale della specie - la dieta mediatica degli italiani; - Dove sono i voti degli italiani? - Cinque buone idee di comunicazione per chi ha appena vinto le elezioni; - Scrivere (per) la politica; - Un'esercitazione

Transcript

  • 1.Comunicare la politica (ottava edizione)Crisi di fiducia, centralit dei media tradizionali, il ruolo dei social media: una professione in radicale cambiamento di Dino Amenduni Eurogiovani Corso in non conventional marketing e social media Febbraio-Maggio 2014

2. Chi sono Mi chiamo Dino Amenduni (dino.amenduni@proformaweb.it http://about.me/dinoamenduni) Sono il responsabile dei nuovi media e consulente per la comunicazione politica per lagenzia Proforma di Bari (www.proformaweb.it)Sono collaboratore e blogger per Finegil-Gruppo Espresso e formatore (su social media marketing e comunicazione politica) Tutte le mie presentazioni sono disponibili gratuitamente (sia consultazione che download) allindirizzo: www.slideshare.net/doonie 3. PremessaLa fine del mondo quando si cessa di aver fiducia. (Madeleine Ouellette-Michalska) 4. Cinque cose da sapere se vuoi fare politica in Italia nel 2014 Analisi della ricerca I Cittadini e lo Stato 2013 (dati Demos Ilvo Diamanti)di Dino AmenduniGennaio 2014 5. Sommario Cinque tabelle1. Fiducia nelle istituzioni: partiti e Parlamento (restano) ai minimi storici 2. Equit fiscale: meglio meno tasse che pi servizi 3. Presidenzialismo: lopinione pubblica italiana pronta 4. Autoritarismo: per tre italiani su dieci una possibilit percorribile 5. Una riserva di determinazione: aumentano gli indici di partecipazione politica e sociale 6. Premessa In questi anni quasi tutti i campanelli dallarme sulla crisi del rapporto tra cittadini e istituzioni (tra cui questo tipo di ricerche) sono stati letteralmente ignorati e questo ha innescato certamente un circolo vizioso.Meno gli italiani si fidano della politica, meno la politica tiene conto della crisi di fiducia con comportamenti conseguenti, pi gli italiani perdono buoni motivi per fidarsi. 7. Premessa I sentimenti verso la politica sono confluiti prima nella rabbia, e via via fino al cinismo, al disincanto, e al sentimento pi problematico, pi inscalfibile: lindifferenza, la sensazione che tanto non cambier (mai) nulla, dunque non vale la pena interessarsi, attivarsi, appassionarsi. La crisi del rapporto tra democrazia e fiducia dura da anni e nessun cambiamento della politica italiana, neanche nel 2013, sembra aver minimamente contribuito a invertire la tendenza. 8. Democrazia senza fiducia La fiducia degli italiani nelle istituzioni politiche continua a essere bassissima 9. Fiducia nelle istituzioni Percentuali di fiducia nelle principali istituzioni italiane, politiche e non politiche, nel 2013 (dati comparati con il 2012 dati Demos) 10. Fiducia nelle istituzioni Solo tre organizzazioni ottengono dati di fiducia superiori al 50%: le Forze dellOrdine, saldamente al primo posto, addirittura in crescita dal 2012 (superato il 70%), la Chiesa (54%, pi 10% in un anno effetto-Bergoglio?) e la scuola. Tutti gli altri sono sotto il 50%. Il Presidente della Repubblica, per anni il pi stimato e apprezzato esponente dellintera classe politica, in affanno (49.7%, -20 punti in due anni). Meno di quattro italiani su dieci si fidano della Magistratura, meno di uno su tre dellEuropa (-11% in un anno). 11. Fiducia nelle istituzioni La fiducia nei Comuni, i principali enti territoriali di prossimit, da sempre i meno peggio nel rapporto tra gli italiani e Stato, crollata al 31%, a dimostrazione che limpotenza dei primi cittadini tra tagli e patto di stabilit scontata direttamente sul territorio. Stesso discorso per le Regioni, con livelli di fiducia poco superiori al 20%. Se non ripari le strade, non garantisci i servizi, i cittadini se la prendono con il livello di potere pi vicino, a prescindere dalle sue reali responsabilit. 12. Fiducia nelle istituzioni Meno di un italiano su cinque ha fiducia nei sindacati. Stesso discorso per lo Stato: solo il 18.9% si fida dei livelli istituzionali pi alti, a conferma di uninteressante, e per certi versi problematica, divaricazione tra Stato e Forze dellOrdine nella percezione generale. Le banche sono ferme al 12.9% di fiducia.Parlamento (7.1%) e partiti (5.1%) sono stabili nei bassifondi della classifica. 13. Fiducia nelle istituzioni Media della fiducia verso le principali istituzioni politiche (Comuni, Regioni, Unione Europea, Stato, Presidente della Repubblica, Partiti, Parlamento). Dati comparati 2005-2013 (dal 41 al 24% - dati Demos) 14. Meno tasse per tutti Dalla richiesta di servizi di qualit allurgenza della riduzione della pressione fiscale 15. Meno tasse per tutti Diminuire le tasse o potenziare i servizi? Le risposte degli italiani dal 2005 al 2013 (dati Demos) 16. Meno tasse per tutti Nel 2005 gli italiani chiedevano maggiore coerenza tra tassazione ed erogazione di servizi. Otto anni dopo, tra crisi economica e disillusione (sulle capacit delle istituzioni di garantire la giustizia sociale), il rapporto si letteralmente rovesciato. Gli italiani vogliono pagare meno tasse perch non ce la fanno pi ma forse perch in questi anni si sono convinti che tutto sommato sia meglio sbrigarsela in proprio, perch in fondo il potere pubblico non fa ci per cui gli italiani pagano le tasse. 17. Meno tasse per tutti Lindice di propensione allingresso dei privati nella sanit o nellistruzione cresciuto di cinque punti in tre anni (26%), a conferma di una crisi di fiducia profondissima nello Stato come regolatore e come erogatore di servizi. Ridurre le tasse, fare una riforma redistributiva della ricchezza, non pi un concetto che pu essere considerato di destra o di sinistra, oramai una priorit per chiunque governi questo Paese, a qualsiasi livello territoriale. 18. Presidenzialismo Il Presidente della Repubblica? Il popolo vuole decidere 19. Presidenzialismo Elezione diretta del Presidente della Repubblica: favorevole o contrario? (dati Demos) 20. Presidenzialismo Non semplice stabilire quanto questo dato sia condizionato dalla narrazione della destra degli ultimi 20 anni, e quanto piuttosto dipeso dalla natura di questa fase politica, da Monti in poi, in cui il ruolo di Napolitano stato soverchiante rispetto al passato (per lassenza di senso di responsabilit della politica, o per una tendenza dirigista del Presidente della Repubblica, o per entrambi i motivi). 21. Presidenzialismo A questo punto, pi che fare le barricate contro il presidenzialismo, occorrerebbe ragionare su quali contrappesi siano necessari nelleventualit in cui questa transizione istituzionale dovesse prendere forma. Di legge sul conflitto di interessi non si parla (di nuovo) pi. Questo conferma che i conflitti vanno intesi sempre al plurale.Un presidenzialismo senza paletti rigidi sui conflitti di interesse pu porre le basi per un disastro tendenzialmente autoritario. 22. Autoritarismo Per tre italiani su dieci, la democrazia non pi il sistema migliore 23. Autoritarismo Regime democratico o autoritario? Le preferenze degli italiani (dati Demos) 24. Autoritarismo La deriva autoritaria non dispiace a tre italiani su dieci, a conferma che lo Stato, la democrazia rappresentativa, le istituzioni, hanno gi fallito nel loro ruolo, non hanno fatto autocritica in modo sistematico, non sono cambiate a sufficienza (mentre il mondo attorno cambia rapidamente, e non sempre in meglio). Questa deriva non arretrata in questi cinque anni (nel 2008 il dato era al 26%, nel 2013 al 30%). 25. Autoritarismo Questo zoccolo duro conferma che una parte non marginale dellItalia apprezza, e apprezzer, le tendenze leaderistiche.Ovviamente le qualit positive e negative dei leader che via via si alternano (e spariscono: Monti ha perso 50 punti di fiducia nel solo 2012, e in 18 mesi passato dallautorevolezza globale allirrilevanza altrettanto globale) diventano sempre pi determinanti nel capire in quale direzione andr il nostro Paese. 26. Partecipazione Nonostante tutto, ci sono ancora motivi di speranza 27. Partecipazione Indici di partecipazione politica, sociale e nuova gli indicatori sono in aumento nel 2013 (dati Demos) 28. Partecipazione Gli indici di partecipazione politica, sociale e nuova (boicottaggi selettivi, consumo critico, attivismo digitale) non sono mai stati cos alti negli ultimi sei anni.Il dato certamente condizionato in positivo dalla presenza di due grandi appuntamenti elettorali (politiche e Primarie del PD), ma denota soprattutto una grande, inascoltata richiesta e unaltrettanto grande, inesplorata opportunit: gli italiani chiedono solo di poter partecipare, hanno un capitale enorme di entusiasmo, civismo, determinazione. 29. Partecipazione Gli italiani non si fidano pi, hanno bisogno di tempo, di buoni esempi, di essere coinvolti, di coerenza, di un rapporto trasparente tra promesse e fatti. Ma sono disposti a farlo, sono disposti a impegnarsi per il Paese. Alla politica italiana la scelta: continuare a sguazzare nel cinismo, o tentare un enorme (sia per impegno che per tempo necessario) sforzo per fare ci per cui esiste, cio rappresentare, ascoltare e decidere? 30. Web 2.0: modelli teorici di riferimento Coda lunga Saggezza della folla Surplus cognitivi 31. Il web 2.0 modelli teorici di riferimento Coda lunga Saggezza della folla 32. A. La coda lunga La coda lunga una teoria economica formulata da Chris Anderson (fondatore di Wired) nel 2004 un modello che sembra poter spiegare i funzionamenti del mercato. una teoria attuale per il mercato dei beni immateriali e futuribile perch pare essere in grado di teorizzare il cambiamento delle leggi che regolano il tradizionale meccanismo distributivo (produzione/stoccaggio/vendita al dettaglio) 33. A. La coda lunga La diffusione di internet, il non-luogo dove chiunque in qualunque momento pu consultare infiniti elenchi di prodotti, ha permesso di abbattere i costi di distribuzione e magazzino, spezzando il legame che vincolava il successo alla visibilit La possibilit di gestire un catalogo virtuale pressoch illimitato ha rivoluzionato il modello economico dominante: semplicemente, vendere anche solo poche copie al mese di migliaia di titoli pi redditizio che vendere