Primavera, Inverno, Ancora Primavera

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questo racconto come il mare.

Text of Primavera, Inverno, Ancora Primavera

  • Primavera

    Inverno

    Ancora Primavera

    Franz Cattaneo

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    Questo un racconto

    Come il mare.

    Deve essere respirato

    Bevuto

    Assaggiato.

    Forse anche letto

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    Primavera

    Seduto ad aspettare, sentiva il vento fresco passare nei

    pantaloni. Questo quello che si dice

    primavera,

    a Milano perlomeno. Un sole inaspettato, in un

    pomeriggio in cui il vento sembra fresco, non gelido. La

    primavera non arriva a Milano.

    Succede.

    Come molte altre cose.

    C'erano delle volte in cui gli piaceva sedersi, a guardare la

    gente vivere, correre, ridere, parlare, litigare. Sentirsi, per

    una manciata di minuti, spettatore.

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    Quando le aveva detto "ti amo", l'aveva guardata negli

    occhi.

    Che sono verdi, piccoli, immobili.

    Come uno scoglio in mezzo al mare, poco lontano dalla

    riva. Un punto fermo. E si era reso conto di quanto fosse

    provvisorio, quel senso di stabilit che un uomo pu

    sentire, aggrappandosi agli occhi di una donna.

    Quando le aveva detto "ti amo" era inverno, era buio, era

    freddo. Erano nudi, profili disegnati dalle ombre di una

    abat jour, in piedi.

    Quando le aveva detto "ti amo" si era sentito libero.

    Finalmente. Erano state tre le donne, in tutta la sua vita,

    alle quali aveva detto "ti amo". Conosceva il peso di quella

    parola, e il senso di vuoto che ti sovrasta appena la dici

    per la prima volta. E la liberazione nel dirlo. Ma non lo

    aveva mai detto credendoci cos tanto. Credendoci cos

    tanto in questi due occhi, in questa pelle, in questo

    profumo.

    Avendo quella certezza che lo possedeva da qualche tempo,

    della reale possibilit che una donna potesse

    cambiare la sua vita,

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    calmare il suo dolore, domare la sua libert, accarezzare le

    sue debolezze, accompagnare i suoi pensieri, attraversare

    le sue paure.

    Lei era rimasta l, ferma come i suoi occhi, come se fosse

    stata solo una piccola onda, un rimasuglio di una corrente,

    pi schiuma che acqua.

    Impassibile, come gli scogli appena fuori dalla baia.

    Quando le aveva detto "ti amo" si era reso conto di averlo

    gi detto, qualche sera prima.

    Le cose cos, rifletteva, succedevano prevalentemente di

    gioved nella sua vita. I grandi momenti,

    quelli in cui tutto succede in un secondo,

    erano sempre successi di gioved. Che il giorno che

    assomiglia di pi alla resa dei conti. E' l'ultimo prima

    dell'ultimo. Quel gioved erano nudi, a lasciare che la

    stanchezza scivolasse via, in un perfetto incrocio tra

    desiderio, vino bianco e troppe sigarette.

    E, finito il vino, finite le sigarette, non rimaneva che finire

    il desiderio.

    Questo, credeva, era un grande punto di unione. Questo, il

    desiderio, era stato fin da subito la loro lingua sicura. Un

    modo per capirsi al volo, per trovarsi, per sapere quando

    aspettarsi e quando lasciarsi andare.

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    Ma quella sera, quel gioved sera, era successo

    semplicemente quello che avrebbe dovuto succedere nella

    vita di tutti gli uomini. Per un solo istante.

    Per questo istante solo, dicono, vale la pena vivere una

    vita intera.

    Ricorda i piedi, piccoli, fragili, inarcati. Ricorda le gambe,

    lisce, perfette. Ricorda il respiro. Ricorda gli occhi, verdi,

    piccoli, immobili. Ricorda le mani, che si cercavano.

    Nuotare insieme in questa corrente, dicono, l'unico

    modo per salvarsi. Ricorda di aver sentito, forte, tutta la

    liberazione di averle detto "ti amo", senza averlo detto.

    Avendolo fatto.

    Una cosa di una semplicit enorme. A ben guardare.

    Una cosa che aveva imparato, nella vita, era che quando

    inizia, ci si attacca a un'immagine. A un dettaglio,

    qualcosa di insignificante che diventa terribilmente

    importante. Un difetto, un particolare, un'istante. E, aveva

    imparato, questo piccolo particolare diventa un segreto, la

    memoria segreta di quando tutto iniziato. Te lo porti

    dentro fino a quando tutto finisce. Tutto inizia, tutto

    finisce, con lo stesso, piccolo, insignificante, dettaglio. In

    mezzo ci sono giorni, mesi, anni. Iniziati da un piccolo

    particolare.

    Era stato il suo sorriso,

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    che era comparso nel mezzo di una discussione, sorgendo

    come un sole inaspettato, a rimanere come quel piccolo

    particolare. Talmente spiazzante, quel sorriso, da essere

    diventato davvero un sole capace di illuminare tutto il

    buio che c'era intorno.

    Aspettava che la sigaretta si spegnesse da sola, mentre

    osservava la gente camminare, quasi correre, sul marmo

    lucido sotto i portici. Da dove era seduto si poteva

    osservare una buona parte del Corso. Quasi sentirsi

    schiacciati dal Duomo, dal suo bianco rovinato, dalle sue

    vetrate.

    Un pomeriggio di qualche tempo prima, era uscito da casa

    sua camminando veloce verso la macchina, per non

    prendere tutto il freddo di questo fottuto inverno,

    per non sentire il freddo che sentiva ogni volta che si

    lasciavano.

    Un freddo atroce, dentro le ossa. Da troppi mesi. Un

    inverno lunghissimo. Camminando aveva pensato a quale

    sarebbe stato il regalo pi bello da farle. Le brillava al dito

    un diamante che, ogni volta, lo riportava al suo passato,

    graffiandolo appena nel cuore e sulla schiena.

    Il tempo.

    Avrebbe voluto regalarle il tempo. Tutto il tempo. Avrebbe

    voluto regalarle un'infinit di mattine insieme, odore di

    caff, luce dalle persiane, l'incertezza del freddo delle

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    piastrelle. Avrebbe voluto regalarle tutte le sere in cui la

    loro fame si saziava, vicendevolmente. Di parole, di silenzi,

    di ombre, di respiri sempre pi affannati. Avrebbe voluto

    regalarle tutte le notti, quando la citt si ferma, quando si

    sentiva appena il suo respiro, leggero, piccolo, come lei,

    come i suoi piedi, come le sue mani. Il tempo.

    Tutto il tempo che occorre a un'amore. Tutto il tempo che

    fosse servito per

    guarirsi,

    per arrivare,

    per amare fino in fondo.

    Quando le aveva detto "ti amo", avrebbe dovuto dirle:

    voglio essere tutto il tempo che servir ai tuoi occhi per

    essere sazi.

    Invecchieranno, i nostri corpi. E anche la tua perfezione,

    lentamente, si piegher docile al tempo che passa. Ma i

    tuoi occhi sapranno, sempre, dove guardare. Per essere

    sazi.

    Il tempo che occorrer, tutto il tempo che servir, ecco

    sono io.

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    Suo padre era un uomo buono, di quegli uomini buoni che

    la vita ha piegato come i vecchi pini marittimi. E una volta,

    gli aveva regalato un orologio. Dio, tutti quegli ingranaggi.

    Tutta quella perfezione meccanica, lucida, minima.

    L'incastro perfetto di piccoli ingranaggi. La follia di voler

    misurare il tempo. Per sentirsi puntuali, per sentirsi in

    ritardo.

    Non ti sto regalando il tempo, aveva detto. Ti sto

    regalando il modo in cui puoi misurarlo.

    Nessuno pu regalarti il tempo, se non chi ti ama davvero.

    Cos era andata, pi o meno. Per questo, pi o meno,

    aspettava docilmente che la vecchia gioielleria sotto ai

    portici aprisse. Per comprare un orologio. Piccolo, come i

    suoi polsi. Senza numeri, perch lei potesse solo

    immaginare lo scorrere del tempo. Bianco, come la sua

    pelle.

    Quando le aveva detto "ti amo", avrebbe dovuto dirle,

    senza paura: tu sei uno splendido inizio in cui

    io voglio la mia fine.

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    Lei camminava veloce, odiando il marmo del Centro e i

    suoi riflessi scivolosi. Aveva imparato a camminare sui

    tacchi molto prima di imparare molte altre cose. Sentiva

    quello strano richiamo. Lui era cos.

    Uno strano richiamo.

    La follia di un mare in tempesta, questo si vedeva nei suoi

    occhi e nei suoi capelli. La rabbia

    domata ma non spenta,

    questo si sentiva nelle sue mani.

    Quando era sopra di lei, ecco in quei momenti, poteva

    sentire il mare calmarsi, la rabbia sedersi, e lui respirare

    sempre pi forte.

    Era un uomo. Come gli altri. Come tutti gli altri uomini

    che si erano fermati prima di lui, davanti a quei tacchi, di

    fronte ai suoi capelli. Toccando la sua pelle. Come tutti gli

    altri, anche lui bruciava lentamente nel sentirla respirare,

    sempre pi forte. Lui era diverso, per. Era un mare

    davvero in tempesta. Nessuno lo avrebbe navigato.

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    Arrivava, come il mare in tempesta, rompendosi forte su

    di lei, schiacciandola con i suoi pensieri, assordante in

    tutta la sua forza, infinito nella sua rabbia bollente di

    schiuma e correnti.

    Era quel suo calmarsi,

    completamente,

    solo con lei.

    Era quel suo capirlo, saperlo fin dal primo giorno.

    Questo l'aveva fermata, per quell'attimo in pi, nel quale

    lui era diventato tutto. Come nessun altro.

    Gli aveva detto: "ti amo". Perch amava quel mare, amava

    tutto di quel mare cos imperfetto, cos infinito. C'erano

    dei particolari, nel suo modo di sbagliare tutto. Nel suo

    spogliarla di corsa, senza nessuna ragione se non di dover

    fermare la tempesta. Nel suo parlarle di tutto, come onde

    ruggenti che spaccano la terra. Come le sue spalle, grandi,

    forti.