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SCEGLIERE DOVE ANDARE - · PDF fileGiorgio Caproni (1912-1990) ANCORA MARZO CI RITROVA Ancora marzo ci ritrova, è di nuovo primavera, ancora coi suoi cieli lievi, la tenera luce e

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RIFLESSIONE

DEL MESE

SCEGLIERE

DOVE ANDARE

OSCAR

2017

A p. 3 Asia Sportellini A p. 4 Gaia Angelini A pp. 8-9 Rebecca Passeri

UNO

Sono una donna e celebro ogni piega del mio corpo ogni piccolo atomo che mi forma

dove navigano i miei dubbi e le mie speranze Tutte le contraddizioni sono meravigliose

perch mi appartengono Sono una donna e accolgo con favore ogni arteria

dove imprigiono i segreti della mia stirpe e tutte le parole degli uomini sono nella mia bocca e tutta la saggezza delle donne nella mia saliva.

Mikeas Snchez

(Chapultenango, 1980),

poetessa messicana

MARZO

Dopo la pioggia la terra un frutto appena sbucciato.

Il fiato del fieno bagnato pi acre ma ride il sole bianco sui prati di marzo

a una fanciulla che apre la finestra.

Giorgio Caproni

(1912-1990)

ANCORA MARZO CI RITROVA

Ancora marzo ci ritrova, di nuovo primavera,

ancora coi suoi cieli lievi, la tenera luce e la fragranza del vento, e quel che ci unisce, arcano chiarore,

antico , e pur novello, dolce tremore daria

e ferma volont di fato insieme ci tiene, e marzo ci ritrova,

ancora una volta primavera.

Sibilla Aleramo

(1876-1960)

Pagina 2 LO ZIBALDONE LEDITORIALE

Luce ed ombra.

Due opposti in continuo con-trasto.

Senza questi, per, niente po-trebbe essere ai nostri occhi, non potremmo percepire laspetto delle cose e nemmeno vederne la bellezza.

Capita che i contrasti sia-no essenziali.

Martina Mori

C una diffusa tendenza oggigiorno nel mondo della politica. Il discorso politico, nelle demo-crazie occidentali contemporanee non quasi mai teso a un confronto rispettoso tra esponenti di parti politiche e di interessi economici diversi, bens alla conquista del trono, tramite la delegittimazione dellavversario. Troviamo conferme di questo co-stantemente, aprendo un qualsiasi mezzo di infor-mazione: ce lo dimostra Donald Trump, il presiden-te sulla bocca di tutti, e i suoi sostenitori, che gi a-vevano basato molta della loro campagna elettorale sullo scandalo delle mail della Clinton; adesso The Donald ha iniziato a rivolgere attacchi durissi-mi alla presidenza Obama, come suo solito, su Twit-ter: Terribile! Ho appena scoperto che Obama ave-va dato ordine di intercettare le mie telefonate nella Trump Tower, proprio prima della vittoria. Non ha trovato niente. Questo maccartismo!; Come caduto in basso il presidente Obama Questo Nixon/Watergate. Questuomo cattivo o malato!. Fonti? Nessuna, a parte, probabilmente, lo spunto datogli da un articolo sul sito conservatore Brei-tBart, diretto, fino a poco tempo fa da Steve Ban-non, il suo molto discusso consigliere strategico. Sinceramente proprio questo, quello che mi spa-venta. Viviamo in un mondo in cui luomo pi po-tente della Terra pu permettersi di informarsi e-sclusivamente su Fox News (emittente televisiva a-mericana scoperta a presentare impostori come e-sperti autorevoli, come nel caso di Nils Bildt, indivi-duo del tutto sconosciuto alle autorit nazionali sve-desi, presentato come consigliere per la difesa e la sicurezza nazionale del paese) e fare gaffe interna-zionali raccapriccianti, come, appunto, quella recen-te del presunto attentato in Svezia. la famosa que-stione della post-verit, e ne troviamo continue con-

ferme anche qui da noi in Italia, dove innegabile che gli elettori di quasi tutti partiti usino Internet come strumento di informazione per eccellenza, spesso mancando, per, di quegli strumenti e di quello spirito critico necessari per riuscire a distin-guere una notizia affidabile da una bufala creata ad arte per confondere e per lucrare sullignoranza. Nessuno immune dalla cosiddetta echo chamber, la stanza con leco. Quel fenomeno, con effetti centu-plicati dai social media, per cui, ci si informa non pi per vedere messe in discussione le proprie idee dalla realt dei fatti, ma per trovare conferma delle proprie opinioni modellando con cura il mondo e-sterno: compiacersi, appunto, nel sentire la piacevo-le eco della propria voce tornare a noi. Si aggiunga a tutto ci il fatto che, per di pi, qualcuno sta inizian-do ad auspicare che, per fermare questondata dila-gante di notizie false in Rete, un qualsivoglia ente terzo (i governi, i CEO dei social media ecc.) prenda il controllo e inizi a fare opere di censura (o di rimo-zione della possibilit di monetizzare) sui i siti che vengono ritenuti spacciatori di bufale: inutile dire che, a meno che non venga fatta una totale chiusura e censura dei canali di informazione (vedi la Nord Corea), questa risulterebbe una battaglia contro i mulini a vento. Perci io non posso fare a meno di pensare di essere capitato dentro a un episodio di Black Mirror, la ce-lebre serie tv americana, in cui in ogni episodio ci viene fatta unangosciosa narrazione dei potenziali effetti distopici che la tecnologia e i social media po-trebbero avere sulla nostra vita quotidiana. Solo che stavolta potremmo avere una via di scampo prima dei titoli di coda.

Carlo Nadotti

VIVIAMO GIA DENTRO UN EPISODIO DI BLACK MIRROW? La politica della distruzione dellavversario, nellepoca della post-verit

FOTOGRAFIA DEL

MESE

Pagina 3 Volume I, numero IV RIFLESSIONE DEL MESE

C ome ben saprete, da qualche tempo la nostra scuola parte-cipa a un'iniziativa dal teatro Mor-lacchi, ovvero quella di dedicare ai giovani un abbonamento specifico per alcuni spettacoli che la stagio-ne del teatro stesso offre. Che la platea e i loggioni siano de-dicati ai ragazzi pi che un bene, c' da riconoscerlo. E ci neces-sario, anzi, un nostro diritto quello di crescere con una cultura che solo il Teatro pu offrire. Basti pensare a quello che studiamo a scuola, in letteratura o in storia: il teatro greco. Questo, infatti, non era costruito soltanto allo scopo di mettere in scena tragedie o com-medie, ma era principalmente un luogo di formazione e di scambio di idee. Il fine era proprio quello di creare un effetto di catarsi: so-prattutto durante le tragedie, gli spettatori, davanti a certi temi co-me il rapporto tra Dio e uomo, colpa, vendetta, odio, si interroga-vano sul senso della propria vita e, se erano in grado di controllare questi sentimenti, era anche pos-sibile una vera e propria purifica-zione dell'anima. Ho voluto mette-re in evidenza il teatro greco e non quello romano perch in Grecia vi era una libert di parola e di pen-siero maggiore rispetto che a Ro-ma, dove era largo l'uso della cen-sura. Ma allora, se il teatro veniva considerato un bene comune nelle societ antiche, perch non sem-bra avere pi lo stesso valore ai giorni nostri? Gli adulti lo consi-derano ancora un luogo dedicato a un gruppo ristretto di persone borghesi ma, parlando di ragazzi, noto sempre pi spesso (a mio di-spiacere) una biforcazione: da una parte alcuni affascinati e rispetto-si, altri, sempre di pi in crescita, non minimamente interessati e a vo l t e a nc h e m a l ed uc at i . Ritengo dunque che l'abbonamen-to scolastico non abbia utilit nel momento in cui vengono coinvolti anche studenti disinteressati, che finiscono per privare della possibi-lit di assistere agli spettacoli chi

davvero ne appassionato. Que-sto disinteresse dilagante sar for-se riconducibile ai crediti? Per ca-rit, questi sono sicuramente giu-sti se premiare coloro che si impe-gnano per andare a teatro, tuttavia credo fortemente che alcuni ragaz-zi li utilizzino come giustificazione per parlare e soprattutto per chat-tare al cellulare. C' persino gente che si addormenta. Siamo davvero arrivati a ci? E forse questo il teatro? Un parcheggio? Non sa-rebbe meglio rimanere a casa a parlare, a chattare e a dormire? Si abbia rispetto. Il credito non da togliere, ma da utilizzare con sag-gezza. E ora mi rivolgo a voi stu-denti: se un certo spettacolo non vi piace perch lo ha scelto un vo-stro insegnante, o se siete troppo stanchi perch il giorno dopo ave-te una verifica e avete studiato tut-to il pomeriggio, non badate ad andarci. Piuttosto, rinunciate per una volta a uno spettacolo, con la speranza di esserci al successivo e augurandovi che sia bello. Questa non una critica a tutti gli studen-ti del liceo, infatti sono contentis-sima della loro partecipazione, ma mi meraviglio quando qualcu-no della nostra scuola assume questi atteggiamenti irrispettosi. E perch? Perch studiamo il greco, il latino, il teatro antico e gli autori di tragedie e commedie. Vengono rispettati questi insegnamenti? O sono solo parole che entrano in un orecchio ed escono dall'altro?

Ho assistito a tre spettacoli della stagione teatrale di questanno. Di due, a cui partecipavano anche le scolaresche, non ho compreso una singola parola recitata: nei loggio-ni qualcuno era troppo impegnato a parlare. E io rimango basita non solo davanti ai ragazzi, ma da co-loro che dovrebbero essere il no-stro esempio, gli adulti. possibi-le che alcuni di loro, nonostante l'et, ancora non capiscano che durante uno spettacolo le foto non devono essere scattate e che il cel-lulare deve essere spento? Recen-temente un'intera fila di loggioni stata cacciata dal teatro Morlacchi da pompieri, a causa del troppo rumore percepito persino dagli a t t o r i . Di chi la colpa? Forse degli inse-gnanti, che scelgono spettacoli non interessanti per i ragazzi e che non si accorgono del rumore che viene dai loggioni? O dei genitori che spendono soldi e benzina per niente? Dei crediti che offre la scuola? O si tratta di un problema che ha origine dagli stessi giovani che sottovalutano l'importanza del Teatro?Se da una parte sarebbe una buona idea quella di stabilire un giorno dedicato solamente alle scolaresch

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