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G. CANTARUTTI, S. FERRARI, P.M. FILIPPI Critica letteraria e linguistica FRANCOANGELI TRADUZIONI E TRADUTTORI DEL NEOCLASSICISMO a cura di Giulia Cantarutti, Stefano Ferrari, Paola M. Filippi

I TRADUZIONI TRADUTTORI Agiati nel Settecento … opposta, costituita dalla Russia (Annett Volmer). Nei casi invece in cui le linee di tendenza generali sono più note, l’analisi

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Text of I TRADUZIONI TRADUTTORI Agiati nel Settecento … opposta, costituita dalla Russia (Annett Volmer)....

  • Il presente volume raccoglie gli Atti del Congresso internazionalesu Traduzioni e traduttori del Neoclassicismo svoltosi pressolUniversit di Bologna e lAccademia degli Agiati di Rovereto ri-spettivamente il 6 e 7 marzo 2008. I risultati testimoniano la validitdella stretta collaborazione sul piano scientifico instauratasi ormaida anni fra lAlma Mater e lAccademia: la tappa pi recente costi-tuita dal volume sulle irradiazioni culturali de LAccademia degliAgiati nel Settecento europeo edito sempre dalla FrancoAngeli nel2007; il denominatore comune lattenzione agli artefici e protagoni-sti dei rapporti pi autenticamente transculturali del vecchio conti-nente. Non sta ai curatori sottolineare la fertilit dellapproccio aitransferts culturali, ma atto di giustizia storica sottolineare che iprogetti finora proposti hanno potuto realizzarsi grazie a studiosi chehanno aperto vie nuove alla ricerca. In particolare Michel Espagne,che pu dirsi davvero lInventeur del filone di ricerca alternativo alcomparativismo vecchia maniera, ha incoraggiato nella maniera piautorevole a continuare la discussione sul Neoclassicismo come mo-mento fondante della koin culturale europea portando alla ribalta itraduttori e il retroterra segreto delle loro imprese.

    Scritti di: Wolfgang Adam, Giuseppina Brunetti, Giulia Cantarutti,Jos Checa Beltrn, Luca Crescenzi, Genevive Espagne, MichelEspagne, Francesca Fedi, Stefano Ferrari, Paola Maria Filippi, An-nett Volmer.

    Giulia Cantarutti insegna Letteratura tedesca e Storia della cultu-ra tedesca allUniversit di Bologna.

    Stefano Ferrari Vice Presidende dellAccademia Roveratana de-gli Agiati.

    Paola Maria Filippi insegna Letteratura tedesca allUniversit diBologna.

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    Critica letteraria e linguistica

    FRANCOANGELI

    TRADUZIONIE TRADUTTORI

    DEL NEOCLASSICISMOa cura di

    Giulia Cantarutti, Stefano Ferrari,Paola M. Filippi

    I S B N 978-88-568-3044-6

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  • Accademia Roveretanadegli Agiati

    LAccademia Roveretana degli Agiati da 260 anni svolge nellambito regionaleed extraregionale unimportante funzione di centro culturale. Fondata nel 1750in Rovereto e approvata con diploma imperiale di Maria Teresa nel 1753, ha an-noverato tra i propri soci illustri personaggi delle arti e delle scienze dEuropa.Contraria a chiusure di tipo elitario, ha saputo cogliere in ogni tempo i fermentispirituali e in ogni situazione storica le diverse esperienze culturali, rispettando ilruolo pubblico degli intellettuali e rivendicandone sempre lautonomia e la li-bert di pensiero.

    Tra le attivit particolari dellistituto vanno ricordate le numerosissime torna-te accademiche e in tempi pi recenti lorganizzazione di alcuni importanti con-vegni storici. Dal 1826 pubblica ininterrottamente gli Atti, che raccolgono sag-gi e memorie originali di soci e non soci. LAccademia possiede inoltre una riccabiblioteca, un archivio di memorie e documenti storici e una pregevole galleriadarte.

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  • I lettori che desiderano informarsi sui libri e le riviste da noi pubblicatipossono consultare il nostro sito Internet: www.francoangeli.it e iscriversi nella home page

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  • Critica letteraria e linguistica

    FRANCOANGELI

    TRADUZIONIE TRADUTTORI

    DEL NEOCLASSICISMOa cura di

    Giulia Cantarutti, Stefano Ferrari,Paola M. Filippi

  • Copyright 2010 by FrancoAngeli s.r.l., Milano, Italy.

    Lopera, comprese tutte le sue parti, tutelata dalla legge sul diritto dautore. LUtente nel momento in cui effettua il download dellopera accetta tutte le condizioni della licenza duso dellopera previste e

    comunicate sul sito www.francoangeli.it.

  • Indice

    Introduzione

    Parte prima

    Il ruolo della traduzione nella genesi del Neoclassicismo,di Michel Espagne

    La Italienische Biographie di Johann Georg Meusel,di Wolfgang Adam

    Diplomatico e traduttore: Jean-Franois Bourgoing (1748-1811) e la dotta Germania, di Genevive Espagne

    Le traduzioni di Gessner nellambito del dibattito letterariospagnolo (1785-1804), di Jos Checa Beltrn

    Hlderlin traduttore di Pindaro, di Luca Crescenzi

    Batjukov e la sua opera. La diffusione di idee neoclassichenella Russia del primo Ottocento, di Annett Volmer

    Parte seconda

    Lettere, lingue e libri fra lItalia e la Zurigo di Bodmer,di Giuseppina Brunetti

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    pag. 7

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  • Non obtusa adeo gestamus pectora: i lettori italiani e letraduzioni settecentesche del Rape of the Lock,di Francesca Fedi

    Per una rilettura di Aurelio de Giorgi Bertola e FrancescoSoave traduttori del Teocrito dElvezia,di Giulia Cantarutti

    I traduttori italiani di Winckelmann, di Stefano Ferrari

    Andrea Maffei e la sua idea del tradurre. Gli Idillj di Gessnerfra il parlar dei moderni e il sermon prisco,di Paola Maria Filippi

    Gli autori

    Indice dei nomi

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  • Introduzione

    Il presente volume raccoglie gli Atti del Congresso internazionale suTraduzioni e traduttori del Neoclassicismo svoltosi rispettivamente a Bolo-gna presso il Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e a Roveretopresso la Sede dellAccademia Roveretana degli Agiati nei giorni 6 e 7marzo 2008. Le modalit organizzative testimoniano la stretta collabora-zione sul piano scientifico instauratasi ormai da anni fra lUniversit diBologna e lAccademia Roveretana degli Agiati: una collaborazione cheha permesso, nel 2001, luscita di Il Settecento tedesco in Italia. Gli italia-ni e limmagine della cultura tedesca nel XVIII secolo, primo volume inItalia consapevolmente impostato sui transferts culturali. Hanno fatto se-guito, nel 2004, Paesaggi europei del Neoclassicismo (il Mulino, 2007) e,come risultato della giornata di studi tenutasi in ununica sessione a Rove-reto nel 2005, il volume sulle irradiazioni culturali de LAccademia degliAgiati nel Settecento europeo (FrancoAngeli, 2007).

    Non sta ai curatori sottolineare la fertilit dellapproccio ai transfertsculturali, ma atto di giustizia storica sottolineare che i progetti finoraproposti hanno potuto realizzarsi grazie a studiosi che hanno aperto vienuove alla ricerca. In particolare uno di questi studiosi, Michel Espagne,che pu dirsi davvero lInventeur del filone di ricerca alternativo al compa-rativismo vecchia maniera, ha incoraggiato nella maniera pi autorevole acontinuare la discussione sul Neoclassicismo come momento europeo por-tando alla ribalta i traduttori, ovvero mettendo a fuoco le loro motivazio-ni, fondamentali quanto tradizionalmente trascurate negli studi su unepo-ca in cui sia le traduzioni che le edizioni si configurano come consapevoliinterventi, anche macroscopici, sui testi. Il fenomeno bene ricordarlo non esclusivo del transfert culturale: lo mostra il caso di Hlderlin chetraducendo Pindaro si allontana talvolta anche in modo considerevole, dalsenso originale per un preciso intento programmatico, puntualmente rico-

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  • struito da Luca Crescenzi. Tuttavia nellambito dei transferts culturaliche le scelte traduttologiche rivestono sempre un ruolo chiave: un ruolo dacui non si pu prescindere se si vogliono riportare alla luce costellazionirese illeggibili da una storiografia deformante nella misura in cui segueunottica nazionale e procede per grandi eventi artificiosamente resecatidal loro contesto. Qui si confrontati invece con reti di rapporti plurimi:Wolfgang Adam ne fornisce un esempio con un erudito tedesco, JohannGeorg Meusel, che traduce lopera di un italiano, Giulio Roberto Sanseve-rino, di cui oggi si ha solo il testo francese; complementarmente, Genevi-ve Espagne indaga il rovescio del tappeto delle traduzioni dal tedesco diun diplomatico francese, Jean Franois Bourgoing, luna del 1777, laltradel 1805, mentre Jos Checa Beltrn pone al centro della sua analisi suGessner in Spagna il Discurso del traductor sobre la poesia pastoral(1799) di Manuel Antonio Rodrguez Fernndez. Fornire, sia pur in modosintetico, gli elementi per inserire il Discurso, uno di quei paratesti coscruciali in questa stagione di traduttori filosofi, in un quadro pi genera-le, risponde a esigenze altrettanto vive per chi affronta larea, geografica-mente opposta, costituita dalla Russia (Annett Volmer). Nei casi invece incui le linee di tendenza generali sono pi note, lanalisi pi puntualmentelegata allidentit dei traduttori e alle loro motivazioni.

    Da un punto di vista cronologico larco va, nella prima sezione, dagliscambi anonimi nella preistoria delle traduzioni francesi di Winckelmann(Michel Espagne), ovvero dagli anni 30 e 40 del Settecento, al secondodecennio dellOttocento, con un autore, Konstantin Nicolaevi Batjukov,per il quale Winckelmann era non meno importante di Tibullo e degli auto-ri rinascimentali italiani; in perfetto parallelismo la seconda sezione iniziacon il dialogo epistolare fra Johann Jakob Bodmer e Pietro dei Conti diCalepio (Giuseppina Brunetti), dialogo che ha la sua fase decisamente piintensa e teoricamente rilevante [] nelle lettere scritte e scambiate attor-no agli anni 30 e 40 del XVIII secolo il secolo in cui la Svizzera si af-ferma nel suo splendido ruolo di Helvetia mediatrix e si conclude con gliIdilli di Gessner di Andrea Maffei usciti in prima edizione nel 1818 (PaolaMaria Filippi).

    La prima sezione privilegia il dialogo franco-tedesco (toccando peraltro,con Sanseverino e Batjukov, anche lItalia), la seconda Salomon Gessner,mediato dal francese: lo svizzero che, come gi diceva Johann Caspar Fsslinella sua Storia dei migliori artisti dellElvezia, tuttEuropa leggeva, cia-scuna nazione nella propria lingua, veniva letto allepoca, in Spagna co-me in Italia, nella lingua franca dEuropa o nelle traduzioni da tale lingua,le cosiddette traduzioni di seconda mano. Il pictor-philosophus zurighe-se, considerato il moderno erede di Teocrito, il pictor-philosophus greco

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  • definito da Winckelmann il poeta delle grazie, lalter ego di Aureliode Giorgi Bertola, alias Ticofilo Cimmerio, massimo mediatore fra Italia eGermania, lodato nelle Efemeridi letterarie di Roma proprio per avereornati i suoi diletti Poeti Alemanni in modo che potessero essere benaccolti, ed intesi sullItalico Parnaso. Lo scenario in cui si compiequestopera di mediazione che ha e volutamente conserva il suo bari-centro nel Teocrito dElvezia (Giulia Cantarutti) porta alla Napoli in cuigi Raimondo di Sangro principe di Sansevero, modello di erudito e filo-sofo, carteggiava con il nobile bernese Vincenz Bernhard von Tscharner(ricordato in modo esplicito, del resto, nella Scelta dIdilj bertoliana): laNapoli scientificamente avanzatissima in cui nel 1751 appare il volumepseudolondinese ma in realt edito dal principe Gran Maestro dellaloggia massonica che il primo a diffondere finalmente la traduzionecontiana del Rape [] stampata fin dal 1740 (Francesca Fedi).

    Non meno perspicuo del legame Gessner/Bodmer quello con Winckel-mann, in un obbligatorio rimando alla Roma tempio del vero gusto, laRoma arcadica che nellatlante europeo del Neoclassicismo e anche que-sto lo si vede bene nelle lettere fra Gessner e Bertola rappresenta unostraordinario centro di irradiazione. Il Cardinale Albani infatti presenzasegreta nella genesi della prima versione italiana [1779] della Storia delleArti del Disegno dovuta a Carlo Amoretti mentre per la genesi della se-conda, del 1783-1784, risultano determinanti due romani delezione, lunospagnolo, Jos Nicols de Azara, ambasciatore, laltro tedesco, JohannFriedrich Reiffenstein, Consigliere aulico (Stefano Ferrari). La citt in cuiescono le Efemeridi letterarie di Roma e lAntologia romana, rivistefondamentali per laffermazione del cosiddetto triangolo neoclassico, luogo ideale di scambi, di commerci umani e librarii: significativo che laprima, rara edizione del Paragone della poesia tragica dItalia con quelladi Francia di Pietro Calepio, uscita a Zurigo nel 1732, fosse in mano diPier Antonio Serassi, dellentourage degli Efemeridisti romani (fra i qualicircola subito in manoscritto la sua Vita di Bernardo Tasso); lo stessoGiambattista Bodoni, principe degli editori neoclassici, si forma nellaStamperia De propaganda Fide; al medesimo ambiente rimanda il maestrodi greco di Francesco Soave, alias Glice Ceresiano: il Padre Somasco tra-duce nel 1778 Gessner, ma assai prima, nel 1765, a conclusione dei suoitre anni al Collegio Clementino, pubblica un Poemetto della maniera diben tradurre (qui alle pp. 148-159) per i tipi del Provisor di libri della Bi-blioteca Vaticana.

    QuestEuropa settecentesca squisitamente cosmopolita cosmopolita ebibliofila, giacch non solo lalliterazione a legare Lumi e libri non pi quella di Andrea Maffei, protagonista dellultimo contributo, di taglio

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  • squisitamente traduttologico: qui per larchitettura del volume rivela tuttala sua funzionalit, giacch basta uno sguardo alla Spagna, dove le ultimetraduzioni sono allaltezza del 1804, per constatare come lItalia battadavvero vie proprie riproponendo gli Idilli gessneriani, e con grande suc-cesso, nel 1818 e subito dopo, nel 1820, ad opera di un dinamicissimo me-diatore culturale tutto iscritto nellOttocento.

    Lintero disegno del volume un invito a quei regards croiss capaci dioffrire un particolare diletto al lettore settecentescamente saggio. Adesempio litinerario antecedente alle traduzioni francesi di Winckelmannrisulta non meno prezioso per chi si interessa alle traduzioni italiane dellaGeschichte der Kunst des Alterthums. La storia ancora da scrivere del ruo-lo di mediatore svolto in Italia da Johann Friedrich Christ, egli pure arca-de, ha infatti una tappa notevolissima nella Parma di Paciaudi, Rezzonico,Bodoni, Pagnini, ovvero nella Parma in cui Amoretti e Soave i futuri tra-duttori rispettivamente di Winckelmann e di Gessner sono protagonisti diprimo piano. Non solo: la Gazzetta letteraria, la rivista che confluiscenegli Opuscoli di Milano editi a partire dal 1775 dai due illuministi di-venuti amici intrinseci oltre che colleghi nella stagione in cui Du Tillot eraprimo ministro del Ducato parmense, si mostra perfettamente informata nel 1772 dellAgathokraton di Basedow, tradotto da Bourgoing nel 1777,nonch delle fatiche letterarie di Christian Adolph Klotz. Questultimo, au-tore della prefazione alla Italienische Biographie tradotta da Meusel, di-venuto oggetto, come ha mostrato Wolfgang Adam, di una damnatio me-moriae di singolare tenacia. In Italia per viene considerato ancora nel1818 alla stregua di Lessing

    Pu ben dirsi dunque che labusata immagine della punta dellicebergha la sua ragion dessere in un ambito in cui vige il principio dei mutuiLumi e le scoperte si trasformano in prospettive affascinanti ed ineditemai unidirezionali.

    Autori e curatori sono consapevoli che una collaborazione internazional-mente aperta secondo il magistero della grande et dellerudizione e dellasocievolezza un autentico dono sul piano scientifico e umano. E pro-prio per questo rivolgono un non formale ringraziamento a Livio Caffieri,Presidente dellAccademia Roveretana degli Agiati, che ha sempre offertoloro il suo appoggio determinante, con lungimiranza, generosit e signorilediscrezione.

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  • Parte prima

  • Il ruolo della traduzione nella genesidel Neoclassicismo*

    di Michel Espagne

    Il gusto neoclassico in Europa evidentemente legato alla circolazionedi opere che fanno riferimento al modello antico. Ma il rapporto con lanti-chit gi esplicitato nei testi che a loro volta circolano. In uno spazio eu-ropeo dove la lingua francese ha ancora una funzione veicolare, la tradu-zione di determinati testi in francese pu cos contribuire alla genesi stessadel neoclassicismo europeo. In questa sede noi svilupperemo alcuni esem-pi molto puntuali riguardanti la traduzione di Winckelmann e di JohannFriedrich Christ da parte di Gottfried Sellius. Nel Settecento la traduzioneda una lingua europea ad unaltra ben lungi dallessere una attivit bana-le e perfettamente codificata. Occorre quindi andare aldil delle impreci-sioni e dei tradimenti che accompagnano ogni trasposizione linguistica esoffermarsi invece sulle persone che operano il transfert e sulle loro moti-vazioni.

    Traduzione e transfert

    Il neoclassicismo europeo prima di tutto una questione di diffusione diopere e di testi attraverso il continente e per questo anche una questionedi traduzioni ed edizioni. Sia le edizioni che le traduzioni di rado lascianointatti i testi trasmessi al pubblico. Se si prende come un primo esempio ilcaso delledizione degli scritti di Winckelmann ad opera di Karl LudwigFernow1, apparsa a partire dal 1807, ci si accorge immediatamente delletrasformazioni che essa induce. Quando comincia il suo lavoro, Fernow hagi pubblicato le sue Rmische Studien (1806-1808) e soprattutto il suo

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    * Traduzione di Stefano Ferrari.1. Su Fernow cfr. H. Tausch, Entfernung der Antike. Carl Ludwig Fernow im Kontext

    der Kunsttheorie um 1800, Tbingen, Niemeyer, 2000.

  • saggio ber das Kunstschne che deduce il bello allinterno di un proces-so soggettivo e non entro la molteplicit delle manifestazioni. Il bello unidea. Nella sua edizione egli accorda unimportanza particolare al lavo-ro di Winckelmann sullallegoria, ma rinuncia a stampare i Monumenti an-tichi inediti. Legittima la sua edizione con il volume Winckelmann undsein Jahrhundert (1805) di Johann Wolfgang Goethe, cui collaborano, co-me noto, anche Heinrich Meyer e Friedrich August Wolf. Dopo la suamorte ledizione viene portata a termine da Heinrich Meyer e JohannSchulze, dilatando lapparato delle note che fanno delledizione di Fernowlerede delle immagini weimariane dellantichit.

    Per quanto riguarda le traduzioni francesi larco va dai Gedanken berdie Nachahmung der griechischen Werke tradotti da Jakob Emmanuel W-chtler su commissione di Johann Georg Wille2 a quelle della Geschichteder Kunst des Alterthums di Gottfried Sellius e di Michael Huber intese afar conoscere in Francia le produzioni dello spirito tedesco, mentre Hen-drik Jansen un olandese stabilitosi a Parigi per aprire una libreria, in se-guito diventato censore imperiale sotto Napoleone aspira a interpretareWinckelmann con lo spirito della Rivoluzione e del Primo Impero. Fin dal1781, lanno della prima edizione della traduzione di Huber, Jansen contri-buisce alla diffusione del Neoclassicismo in Francia proponendo una ver-sione francese delle opere del pittore Anton Raphael Mengs. Quanto a Hu-ber, non si accontenta di trasporre loriginale tedesco, ma integra i dati del-le Anmerkungen ber die Geschichte der Kunst des Alterthums cheWinckelmann aveva destinato ad una successiva edizione. Opera dei tagli3,inserisce le illustrazioni di Oeser nella misura in cui lo consentivano le tec-niche tipografiche messe a sua disposizione da Breitkopf e si sforza di rea-lizzare una sorta di capolavoro.

    In poche parole si pu dire che tradurre, nellepoca in cui nasce il Neo-classicismo europeo, non unoperazione neutra, ma comporta unaprofonda reinterpretazione. Non si pu comprendere questa reinterpreta-zione se ci si limita alle deformazioni linguistiche legate al passaggio dauna lingua allaltra, agli errori di comprensione e alle soppressioni. Il nuo-vo contesto nel quale sinserisce lopera, il ruolo che essa svolge in questo

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    2. Su Wille cfr. H.-T. Schulze Altcappenberg, Le Voltaire de lArt. Johann GeorgWille (1715-1808) und seine Schule in Paris, Mnster, Lit, 1987 e Johann Georg Wille(1715-1808). Briefwechsel, herausgegeben von E. Dcultot, M. Espagne und M. Werner,Tbingen, Niemeyer, 1999.

    3. Lettera di Michael Huber, priva di data, in Johann Georg Wille (1715-1808). Briefwe-chsel, cit., p. 602: Vi far alcuni cambiamenti; il mio Winckelmann sar in tre volumi in4. Del primo volume delloriginale che di una grossezza smisurata ne far due. Il primoconterr, con le prefazioni e la vita dellautore, i tre capitoli: dellorigine dellarte, dellartedegli Egizi e degli Etruschi; nel secondo ci sar larte dei Greci e dei Romani; il terzo trat-ter della parte storica dellarte e conterr il secondo delloriginale.

  • nuovo contesto e la prospettiva dei traduttori sono dati di importanza quasipari ai rifacimenti del testo. Affinch lo studio delle traduzioni sfoci in unostudio dei transfert culturali, bisogna concentrarsi sui vettori sociali delpassaggio, ovvero interrogarsi sullidentit dei traduttori e sulle loro moti-vazioni intraprendendo una microstoria di tali vettori.

    Questa storia sociale degli scambi e delle traduzioni mostra quasi im-mancabilmente la presenza di strati anteriori. Levento costituito dallim-portazione di un riferimento estetico di grande rilevanza sinscrive nel qua-dro di scambi pi antichi. Prendendo ancora come esempio il ruolo diWinckelmann nellavvio della storia dellarte: il pittore Jean-Baptiste De-scamps per realizzare in virt della sua conoscenza della lingua fiammin-ga, la Vie des peintres flamands, hollandais et allemands (4 vol., 1753-1763), ricorre a informazioni fornitegli da Johann Caspar Fli, e questi asua volta sinteressa allimpresa di Descamps grazie alla mediazionedellincisore Wille. Le traduzioni francesi di Winckelmann non sono i pri-mi testi di estetica che hanno attraversato la frontiera. Sono precedute dascambi anonimi che assicurano allo stesso tempo la possibilit delle me-diazioni test citate. Per illustrare il ruolo svolto allinterno della diffusionedel Neoclassicismo da uno strato precedente a Winckelmann mi soffer-mer su Johann Friedrich Christ e su Gottfried Sellius che sono rispettiva-mente il maestro di Winckelmann e uno dei suoi primissimi traduttori.

    Johann Friedrich Christ (1700-1756)

    Lutilizzazione degli oggetti antichi come documenti di una storia equi-valente, quanto a dignit, alla tradizione scritta la condizione che presie-de alla nascita della storia dellarte. Essa spiega la priorit accordata daWinckelmann alla contemplazione immediata delle opere darte. Tale attorientra a tutti gli effetti nella genesi del neoclassicismo. Tra gli artefici diquesta riscoperta degli oggetti, dobbligo citare il professore di LipsiaJohann Friedrich Christ4. Nato nel 1700 a Coburgo, studente alluniversitdi Jena, segretario dei duchi di Meiningen, egli accompagna a Halle i figlidel duca. In questo modo ha la possibilit di incontrare le due maggiori ce-lebrit accademiche, cio Christian Thomasius e il giurista Johann PeterLudewig. Thomasius in particolare lo avrebbe autorizzato a tenere dei cor-si liberi. Negli anni 30 e 40 del Settecento Christ a Lipsia, collega diGellert e Gottsched, e insegna non solamente la storia, ma anche la poesia.Una delle sue principali attivit consiste nel tenere corsi privati, illustran-doli con oggetti delle sue collezioni, preparando cos i suoi allievi al loro

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    4. E. Drffel, Johann Friedrich Christ. Sein Leben und seine Schriften. Ein Beitrag zurGelehrtengeschichte des 18. Jahrhunderts, Diss., Leipzig, 1878.

  • futuro viaggio in Italia. Questa rivalutazione delloggetto antico si riscon-tra tra gli articoli filologici che costituiscono la sua opera principale, leNoctes Academicae (1727-1729); i suoi corsi invece sono stati pubblicatisolo dopo la sua morte (1776) da un discepolo, Johann Karl Zeune5. Trat-tano delle monete, delle statue, delle gemme e delle statue degli antichi, inbreve di tutti i realia della vita antica di cui oggi si occupa la storia cultu-rale. In tutti i casi la contemplazione delle opere antiche faceva parte, allostesso titolo dello studio dei testi, di un sistema educativo globale, cuiverr dato in seguito il nome di Bildung.

    Christ un viaggiatore e un traduttore. Il periodo dei suoi viaggi si col-loca tra il 1733 e il 1734, quando accompagna il conte Rudolf von Bnaua Bruxelles, Lilla, Calais, Londra, poi a Praga, Vienna, Venezia, Padova,Firenze e Verona, collezionando monete, antichit e incisioni. Questo lega-me con un parente prossimo del celebre proprietario della biblioteca di B-nau, nei pressi di Dresda, biblioteca in cui Winckelmann trascorrer unlungo periodo, rivela lesistenza di una cerchia caratterizzata da una com-plicit intellettuale.

    Ma Christ anche un importatore di testi stranieri. Fin dal 1733 pubbli-ca una raccolta di poemi latini e tedeschi, tra i quali unimitazione di Cl-ment Marot. La sua logica delloggetto lo spinge a interessarsi alla storiadellarte prima ancora che essa esista. Gi nel 1726 pubblica un saggiosulla vita di Gustav Cranach, cimentandosi altres nella stesura di testi poe-tici sia in tedesco che in latino. Nel registro della sua introduzione ai testistranieri spicca il capitolo delle Noctes Academicae dedicato a Machiavellie al suo rapporto con gli storici fiorentini. Daltra parte nel 1731 redige ladissertazione De Nicolo Machiavello. Ma da rilevare soprattutto il fattoche nei suoi corsi, ripresi da Zeune, Christ ami fare riferimento agli autorifrancesi che hanno parlato dellantichit. Parecchi meritano di essere men-zionati in particolare. Allinizio si trovano delle allusioni al De re diploma-tica di Mabillon, antenato della critica filologica. Lopera pubblicata nel1686 da Charles-Csar Baudelot de Dairval, De lutilit des voyages et delavantage que la recherche des antiquits procure aux scavans etc.6 ha un

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    5. J.F. Christ, Abhandlungen ber die Litteratur und Kunstwerke vornehmlich des Al-terthums durchgesehen und mit Anmerkungen begleitet von Johann Karl Zeune, Leipzig,Saalbach, 1776. Il corso di Christ rivisto da Zeune riguarda una serie dautori francesi, adesempio il De re diplomatica (Paris, L. Billaine, 1681) di Jean Mabillon e il Des principesde larchitecture, de la sculpture, de la peinture et des autres arts qui en dpendent; avecun dictionnaire des termes propres chacun de ces arts (Paris, Coignard, 16973) di AndrFlibien. Sulla genesi della scienza archeologica tra la fine del Settecento e linizio dellOt-tocento cfr. S.-G. Bruer, Die Wirkung Winckelmanns in der deutschen klassischen Archo-logie des 19. Jahrhunderts, Stuttgart, Steiner, 1994.

    6. C.-C. Baudelot de Dairval, De lutilit des voyages et de lavantage que la recherchedes antiquits procure aux scavans, Paris, P. Aubouin - P. Emery, 1686.

  • titolo che da solo prefigura i corsi preparatori tenuti da Christ. Un altrostudioso citato Jacob Spon (1647-1685), autore della Miscellanea erudi-tae antiquitatis che, pubblicata nel 1685 a Lione, definisce una scienzalarcheologia. Il proto-archeologo lionese7 conosciuto soprattutto per ilracconto del suo viaggio in Grecia (1678), tradotto fin dal 1681 in tedesco,mentre ledizione italiana del 1688 e quella olandese del 1689. Comeprogetto archeologico lidea di un contatto diretto con le opere antiche so-stitutivo della tradizione scritta gi presente in Spon, il cui periplo attra-verso la Grecia fa parte delle prime grandi testimonianze dirette sui siti an-tichi. Analogamente a Spon, Christ propone gi ci che con Friedrich Au-gust Wolf diventer la scienza delle antichit. Sia Spon che Christ danno lostesso taglio a questa scienza allora agli albori. Se larcheologia nel sensopieno del termine diventa una materia dinsegnamento con Christian Got-tlob Heyne a Gttingen, la sua introduzione in Germania da parte di Christsembra almeno in parte dovuta allimportazione di opere francesi. Non sitratta evidentemente di restituire a Spon un merito che Heyne e Christavrebbero usurpato, ma di ricostruire la dinamica degli scambi, delle im-portazioni e delle trasposizioni, rimosse da una storia delle scienze umanetroppo legata a categorie nazionali.

    Christ fa parte dei predecessori e dei modelli di Winckelmann, ma il suonome pu mettersi anche in rapporto con Heyne, di cui fu maestro assiemea Ernesti, Oeser e Lessing. Di questultimo Christ fu a Lipsia uno dei pro-fessori preferiti, profilandosi come un punto di riferimento quasi generaletra le figure che fondano il Neoclassicismo in Germania. Questa figura di-menticata che adotta molto presto se non altro latteggiamento dello stori-co dellarte allo stesso tempo un importatore di sollecitazioni francesi nelcampo dellarcheologia tedesca. Il suo itinerario, in larga misura ancorainesplorato, mostra come il Neoclassicismo europeo sia la risultante, dauna parte, di contributi micrologici da riscoprire e, dallaltra, di importa-zioni e di riesportazioni senzaltro pi complesse della storia eroica scrittaa posteriori.

    Gottfried Sellius

    Gottfried Sellius nato a Danzica allinizio del Settecento. Ha studiatoa Marburgo e a Leida, dove diventato dottore in diritto. Si anche inte-

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    7. Jacob Spon. Un humaniste lyonnais du XVIIme sicle, d. par R. tienne et J.-C.Mossire, Paris, Boccard, 1993. La famiglia di Spon era originaria di Ulm in Germania, do-ve suo padre aveva studiato, mentre Jacob si era iscritto alluniversit di Strasburgo. Il suoviaggio in Grecia, con il fondamentale passaggio a Atene e a Delo, si svolto tra lottobre1647 e il luglio 1676.

  • ressato a problemi di storia naturale, ad esempio alle conchiglie che corro-dono la chiglia delle navi8. Insegnando diritto a Halle, possedeva una bi-blioteca e una collezione di quadri che dovette vendere, come scrive il bio-grafo di Winckelmann Carl Justi, a causa di una vita troppo dispendiosa edi affari poco onesti, che lo obbligarono a prendere la via dellesilio. AHalle dove sembra aver incontrato Winckelmann, entra in rapporto con ilprofessore di statistica Ludewig. Fin dal 1737 traduce in francese il discor-so pronunciato da Ludewig in occasione dellinsediamento nella sua catte-dra. Questo libretto intitolato Le Cyrus moderne, ou discours sur lesmoyens de rendre un tat heureux et puissant. anche un modo per lusin-gare il re di Prussia, poich nel suo discorso Ludewig fa esplicito riferi-mento allinteresse che presenta per la giovent larruolamento nelleserci-to prussiano. Dopo il suo misterioso insuccesso a Halle e dopo la venditadella sua biblioteca a Lipsia, Sellius vive in Francia.

    Fin dal 1750 pubblica a Parigi presso Sbastien Jorry, che stampa altreopere tedesche9, una versione francese del libro di Christ, Dictionnaire desmonogrammes, chiffres, lettres initiales, logogryphes et rbus sous lesquelsles plus clbres peintres, graveurs & dessinateurs ont dessin leurs noms.La traduzione di questo testo molto importante10. Da una parte essa pre-para una storia dellarte che aiuta a identificare in maniera tecnica le operegrafiche; dallaltra insiste sullindividualit degli artisti. Infine mette inevidenza il valore documentario delle immagini in rapporto alle testimo-nianze scritte:

    La pittura e il disegno sono lautentica e antica scrittura universale che esprimetutto ci che cade sotto gli occhi e che in virt di quello che chiamiamo iconogra-fia estende spesso il suo linguaggio fino alle cose invisibili. Voler servirsene sen-za conoscerlo sarebbe come avere dei libri senza saper leggere. Daltra parte as-solutamente necessario che un erudito acquisti familiarit con le immagini, vistoche la scrittura ordinaria delle singole lettere spesso incompleta in tutti i tipi didottrine e che essa ha bisogno dintrecciare ovunque lantico linguaggio con le fi-gure. Limmagine e liscrizione dicono la stessa cosa su una moneta (Prefazione,p. xi).

    In questopera Christ che asserisce di aver utilizzato i gabinetti di Lipsiae di Dresda, come avrebbe fatto effettivamente uno storico dellarte siappella ai modelli francesi, quali il Cabinet des singularits darchitecture

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    8. G. Sellii, Historia Naturalis Teredinis seu Xylophagi marini, tubulo conchoidis spe-ciatim, Trajectum ad Rhenum, H. Besseling, 1733.

    9. C.-J. Dorat, Slim et Slima, pome imit de lAllemand, suivi du rve dun musul-man, traduit dun pote arabe, et prcd de quelques rflexions sur la posie allemande,Paris, Jorry, 1769.

    10. Christ sispira in particolar modo ad unopera di Florent le Comte. Cfr. infra.

  • (1699) di Florent le Comte11. Egli accorda unimportanza del tutto partico-lare ai disegni e alle stampe sia per lo studio che per la diffusione dellarte,sottolineando la sua dimensione spiccatamente nazionale:

    Si aggiunga che gli eruditi delle altre nazioni sembrano essere stati sempre moltoprevenuti a favore della loro patria e qualche volta a sproposito contro i tedeschi,che da parte loro sono stati troppo indolenti per rivendicare ci che era una loroprerogativa e spesso anche abbastanza docili per copiare gli storici stranieri, ben-ch fosse contrario al loro interesse (p. liii).

    La traduzione di Christ indica chiaramente la necessit di rompere ilcerchio chiuso delle citazioni degli autori antichi. Queste citazioni di cita-zioni costituiscono daltra parte il nerbo delle compilazioni della historialitteraria. La traduzione di Christ, cinque anni prima di quella dei Ge-danken ber die Nachahmung der griechischen Werke e pi di quindiciprima di quella della Geschichte der Kunst des Alterthums da parte dellostesso Sellius, prepara in profondit la Francia alla svolta neoclassica. Sipu supporre una relazione diretta tra Christ e Sellius, senza la quale laprobabilit di questa traduzione verrebbe alquanto ridotta.

    La versione di Sellius dellHistoire de lart chez les anciens, apparsa nel1766, inserisce Winckelmann allinterno del pi ampio contesto europeo.In effetti le traduzioni francesi dal tedesco sono ancora rare verso il 1750.Pi numerose sono invece le versioni dallinglese, che servono a volte dapunto di partenza per le traduzioni in tedesco12. opportuno ricordare chese le versioni di trattati scientifici (mineralogici in particolare) del baronedHolbach vengono pubblicate verso la met del secolo, il Recueil de que-stions poses une socit de savants qui font le voyage dArabie diJohann David Michaelis e la Description de lArabie di Carsten Niebuhr,echi precoci in Francia di una storia culturale tedesca, appaiono solo nel1774. Si aggiunga che fino alla met del Settecento una parte della produ-zione scientifica tedesca pubblicata in latino o anche in francese (Hage-dorn).

    Dopo aver dovuto abbandonare la Germania, Sellius si stabilisce dunquein Francia, dedicandosi alla traduzione. Dallinglese traduce il Voyage dela baie de Hudson di Henry Ellis (1749), un testo da cui Winckelmannaveva fatto degli estratti; traduce lHistoire naturelle de lIslande di JohannAnderson (1750) e, secondo la moda del tempo, con laiuto di un francese,una Histoire gnrale des provinces unies in otto volumi (1757-1770). Fal-

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    11. Florent le Comte, Cabinet des singularits darchitecture, peinture, sculpture et gra-vure [1699], Genve, Minkoff, 1972 (reprint).

    12. G. Roche, Les traductions-relais en Allemagne au XVIIIe sicle. Des lettres auxsciences, Paris, Cnrs-Editions, 2001.

    IndiceIntroduzioneParte primaIl ruolo della traduzione nella genesi del NeoclassicismoTraduzione e transfertJohann Friedrich Christ (1700-1756)Gottfried Sellius

    La Italienische Biographie di Johann Georg MeuselDiplomatico e traduttore: Jean-Franois Bourgoing (1748-1811) e la dotta GermaniaLa formazione di un diplomatico e dun traduttoreLa rete renana del traduttore e la traduzione dellAgathokrator di BasedowTraduttore della scuola storica del Nord: la traduzione della storia di Carlo Magno di Hegewisch

    Le traduzioni di Gessner nellambito del dibattito letterario spagnolo (1785-1804)La traduzione in Spagna. Ricezione di GessnerPoesia filosoficaAvvicinamento allEuropa. NovitBarocchismo e modelliPoetica del genere bucolico

    Hlderlin traduttore di PindaroBatjuskov e la sua opera. La diffusione di idee neoclassiche nella Russia del primo OttocentoParte secondaLettere, lingue e libri fra lItalia e la Zurigo di BodmerNon obtusa adeo gestamus pectora: i lettori italiani e le traduzioni settecentesche del Rape of the LockPer una rilettura di Aurelio de Giorgi Bertola e Francesco Soave traduttori del Teocrito dElveziaPerimetrazione preliminareAl di l del comparativismo vecchia manieraLe combinazioni epocali dimenticatePoesia filosoficaLesempio delle edizioni bodonianeEdita-ineditaLa presunta arretratezza e incomprensioneUn bilancio come invito alla rilettura di Gessner in ItaliaAppendice Gian Francesco Soave, Poemetto della maniera di ben tradurre

    I traduttori italiani di WinckelmannAndrea Maffei e la sua idea del tradurre. Gli Idillj di Gessner fra il parlar dei moderni e il sermon priscoGli autoriIndice dei nomi