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presidente Pascal Venti, ha radunatoquest’anno oltre 5.000 persone; dallostorico Open Air Monte Carasso al giova-ne – anagraficamente – ma già seguitis-simo Open Air al Lagh di Locarno, dall’O-pen Air di Sessa alla Festa in Valle diSementina fino all’Openèr Gambarognche chiude idealmente l’estate.Piccole ma amatissime realtà che tral’altro sono riuscite a creare un qualcosa

che i maggiori festival vagheggiano daanni ma senza frutto: il progetto «OpenAir del Ticino», nato due anni fa per «uni-re le forze e la collaborazione tra le orga-nizzazioni di eventi musicali all’aperto,aumentandone la visibilità e miglioran-done la qualità attraverso la collabora-zione e lo scambio di esperienze». È pro-prio vero che per costruire qualcosaspesso è meglio partire dal basso...

Oltre mezzo milione di spettatori, un giro d’affari che supera abbondante-mente idiecimilionidi franchieunindottochecoinvolgemigliaiadipersone.Basterebbero questi scarni dati per far capire l’importanza della musica dalvivo inTicino che, soprattutto durante il trimestre estivo, diventanon solounimportanteattrattore turisticomaancheunelementodiprimopianoa livelloeconomicodellanostraregione.Equestograzieadunalungaseriedirassegneche,quasiquotidianamente,animanoleserateestive trasformandoilcantonein uno straordinario crocevia europeo della musica con proposte che, dalprofiloqualitativoedell’appeal,hannopocodainvidiareachicchessia.Rasse-gne che quest’anno, complici anche condizioni meteorologiche pressochéideali, hanno inmassimaparte fatto il botto,dandoun importantecontributoal rilancio in atto del turismo ticinese e consentendo agli organizzatori diguardare ai consuntivi conun certo sollievo ancorché all’internodi unpano-ramanelqualeoperareè semprepiùdifficile.

Pagine dimauro rossi

Il fenomenoTuttipazzipergliopenairEcco il segretodel successoMezzomilionedi spettatori ai concerti dal vivodellabella stagioneLenumerose rassegne trasformano ilTicino inuncroceviaeuropeo

sestante

zione e lo scambio di esperienze». È pro-prio vero che per costruire qualcosa

piazze stracolme nelle immagini alcune istantanee delle rassegne musicalidell’estate ticinese. Qui sopra estival Jazz; nella pagina a lato Moon & Stars,Festate e Vallemaggia Magic Blues. in alto il Sun Valley Festival di Malvaglia,l’Openèr gambarogn e l’Open air al Lagh di Locarno. (Foto CdT)

valore aggiunto Per elia Frapolli ifestival estivi sono un importante at-trattore turistico. (Foto Maffi)

EliaFrapolli: «Ma lamusicanonè l’unico attrattorepresentenelnostrocantone»TicinoTurismoriconosce la sua importanzaanchesenonprevedespeciali promozioniperquesti eventi –Leconcomitanze? «Nonsempreunmale»

zxy Poco dialogo tra i vari organizzatoriche porta a sovrapposizioni di eventispesso fastidiose e dannose per tutti emancanza di una strategia «superiore»in grado non solo di coordinare il fittocalendario delle iniziative,ma anchedipromuoverle in modo adeguato al difuori dei confini ticinesi. Sonoqueste leprincipali critiche che l’opinione pub-blica muove nei confronti delle rasse-gnemusicali estive ticinesi e che anchequalche organizzatore avanza all’indi-rizzosoprattuttodelleorganizzazionidipromozione turistica. E che noi abbia-mogirato al direttoredi TicinoTurismoElia Frapolli al quale abbiamo chiestoinnanzitutto una valutazione del riccocalendario musicale estivo del nostro

cantone. «Si tratta di elementi impor-tanti, tantoquanto lo sonogli altri gran-di eventi che vengonoorganizzati in Ti-cino, soprattutto durante la stagioneestiva, complice anche la particolaritàdella regione a livello climatico chebensi presta all’organizzazione di manife-stazioni “open air” almeno rispetto adaltre areedel Paese».Echeattenzionec’èdapartediTicinoTurismonei loroconfronti?«La stessa che diamo a tutti gli altri at-trattori turistici. Perché lo sono, seppura secondadel caso inmisuradiversa.Cisono infatti eventi che rappresentanodeimotivi per venire inTicino (Moon&Stars è uno dei principali esempi), altriinvece,piùpiccoli, chepurnonfacendo

decidere lavisita inTicino, rappresenta-no un elemento di contorno in grado diabbellire la permanenzadi chi è nel no-stro cantone. Fatta questa premessa èbene sottolineare che non abbiamoun’attenzione specifica nei loro con-fronti, nella misura in cui Ticino Turi-smomette tutti gli attrattori turistici sul-lostessopiano,pernoinonfadifferenzache si tratti di un eventomusicale o no.Dunque non c’è una strategia per glieventi musicali ma per gli eventi in ge-nerale, che diventano uno degli ele-mentiprincipali dellanostra strategiadicomunicazione. Basta entrare nel no-stro sito Internet – che, non va dimenti-cato, è visitato da oltre tre milioni dipersone all’anno – per rendersene con-

to: la prima cosa che si trova sono glieventi. Ed è normale, specie in questoperiododialta stagione incui sappiamochemolti turisti sono inTicinoe che so-no alla ricerca di qualcosa da fare o davedere.Ecco:noi sottoponiamoloro tut-to quello che hanno a disposizione eche possono vedere, senza puntare l’at-tenzione suqualcosa inparticolare».E come mai non c’è una promozioneparticolareper ilprodottomusica, so-prattuttoalla lucedellecifrechemuo-ve e del fatto chehaun suo specifico enumerosissimopubblico?«Perché è difficile compiere un’opera-zione simile: ogni evento ha infatti unpubblico diverso e specifico, non è veroche gli eventi musicali hanno tutti la

stessaplatea: colorocheseguonoMoon& Stars non sono le stesse persone cheapprezzano le Settimane musicali diAscona, tant’èche ilmix ilpiùdellevoltenon si fa tra gli appassionati di determi-nate proposte artistiche, quanto tra dif-ferenti target».Eallecritichesullamancanzadicoor-dinamentodegli eventi cosa replica?«È un bell’argomento che negli ultimianni si è cercato di affrontare, anzituttocreando un calendario dove inseriretutte le iniziative organizzate in Ticino,suddividendole inmodo che tutti gli or-ganizzatori potessero vedere eventualiproblematiche.Vadettoche, soprattuttod’estate,essendo lepropostecosìnume-rose, è impossibile che non si verifichi-

no delle sovrapposizioni, anche se que-ste avvengono in misura molto minorerispettoalpassato, quandosi assistevaadelle situazioni davvero stridenti. So-prattutto i grandi eventi, quelli davveroimportanti ai fini turistici, hanno infattida tempo trovato una propria colloca-zione nel calendario e non si sovrap-pongono. Bisogna anche riconoscereche non è così un male se ci sono delleconcomitanze.L’importanteèchesianodiversificate: seaLuganoc’èunapropo-sta di un tipo e a Locarno ce n’è unadif-ferentenonè così negativo.Certo si puòfaredi piùmabisognaanche tener con-to che ciascunorganizzatore ha la liber-tàdi scegliere le date chepredilige.Nonpossiamonoi imporle».

qualcunohagià capitoda tempo.Comela chiassese Festate che sin dai suoi al-bori ha sfruttato la sua peculiarità di es-sere una vetrina dei «suoni delmondo»per abbinare allamusica proposte etni-che anche gastronomiche. «Uno deipunti di forza del nostro festival è pro-prio l’elemento conviviale», spiega il re-sponsabile di Festate Armando Calvia.«L’abbinare lamusicaaproposteculina-rie etniche, ma anche ad altre iniziativecollaterali ha avuto il potere di attrarreun pubblico vasto, composto da fami-glie. Per favorirlo, inoltre, quest’annosiamo andati in controtendenza, ridu-cendo il prezzodei biglietti d’entrata. E irisultati in termini di affluenza si sono

visti. Certo questo comporta un mag-gior sforzo per far quadrare i conti, maquanto accaduto quest’anno ci ha resoottimisti, tanto che stiamo studiando,per l’anno prossimo, di ampliare addi-rittura il programma estendendolo an-chealladomenica».Festival, insomma, semprepiùglobaliz-zati in quanto a proposte in modo dacatturare lamutatavogliadidivertimen-to che sembrapervadere sia il turista siail pubblico indigeno. Sembra questo illeitmotiv futuro dei festival ticinesi,«cercando di calibrare bene i proprisforzi evitando di fare il passo più lungodella gamba e tenendo conto in modooggettivo delle potenzialità, sia delle

zxy «Quest’anno tutto è andato bene: beltempo – che è lo sponsor principale diogni rassegna –, pubblico numeroso eottima qualità. E questo nonostante ne-gli ultimi anni organizzare un festival siasemprepiùcomplesso»,conferma JackyMarti, da trentanove anni al timone diEstival Jazz, rassegna decana dell’estateticinese nonché tra le poche a riuscireancoraaadoffrire il suo ricchissimocar-tellone gratuitamente. «E questo sia perla sempremaggiordifficoltànel coinvol-geredegli sponsor, sia perché i costi arti-stici sono lievitati a dismisura. Oggi nonsi vendono più dischi, che un temporappresentavano una importantissimafonte d’entrata per gli artisti, i quali sonodunque costretti a caricare sui concertitutte le spese che debbono sostenere(come la registrazione dei dischi – cheanche se non si vendono bisogna conti-nuare a registrare, ma anche i video, lapromozioneecc…).Il risultato è che i loro ingaggi sono salitialle stellemettendo indifficoltàgliorga-nizzatori, soprattutto quelli, come noi,che non fanno pagare un biglietto d’in-gresso.Aciòvannoaggiunte lespeseperla sicurezza, anch’esse ultimamente lie-vitate a seguito dell’allarme terrorismoesistente in tutti i Paesi. Ecco perchéogni volta che presento un’edizione diEstival parlo di un “miracolo”, un termi-ne che può tuttavia essere utilizzato an-chepermoltealtre rassegne ticinesiche,nonostante i problemi citati e una con-giuntura non ideale, riescono comun-que damolti anni a proporre cose inte-ressantiesonoormaidiventateunpatri-monio del cantone, della cui importan-za spesso non ci si rende conto e cheproprio per questo vanno protette eaiutate». La via per una loro sopravvi-venza e crescita, suggerisce JackyMarti,passa sempre più attraverso «un fonda-mentale connubio tra pubblico e priva-to: entrambi, da soli, è difficile che rie-scano a sostenere l’enorme impegno ri-chiesto», ma anche attraverso un «ri-pensamento delle formule, visto chel’atteggiamento del pubblico nei con-fronti dei festival sta cambiando».

Un’opinione,questa, condivisadaNico-las Gilliet, direttore di JazzAscona che,contrariamente ad Estival Jazz, non hamantenuto la totale gratuità delle sueproposte abbinando serate a ingressoliberoadaltreapagamentoeper ilqualel’estate 2017 non verrà ricordata cometra le più felici dell’ultraventennale sto-ria della kermesse («Artisticamente eorganizzativamente tutto ok, per il restoun disastro a causa del maltempo chequest’anno si è accanito su di noi»).«Quellochestonotandoèunmutamen-to dell’atteggiamento del pubblico»,spiega. «Un tempo veniva ai festival at-tratto unicamente dalla qualità dellapropostaartistica.Oggi inveceprevale lavoglia di intrattenimento, di ambiente:quello che si ascolta, non dico che siadiventato secondario, ma da solo nonbastapiù.Eccoperchépergliorganizza-tori è indispensabile lavorare molto ol-trechesulleproposteartistichesul “con-torno” che si dà ad esse». Un trend che

gLi aLtri FeStiVaL

Dai piccoliuna grandelezione

zxy Quando si parla di festival musicaliestivi ticinesi, la mente corre subito allegrandi manifestazioni. Eppure i cosiddetti«big events» sono solo una parte di unmovimento molto più vasto, fatto di deci-ne di altre iniziative, che spesso catalo-gate frettolosamente come «minori» han-no invece una grande dignità edimportanza, in quanto richiamano plateeconsiderevoli – composte prevalentemen-

te da quei giovanissimi che viceversa sifatica a trovare in altri contesti – e per-ché, contrariamente ai vari Estival,Moon&Stars eccetera, offrono preziosipalcoscenici alla musica di casa nostranonché a quella scena alternativa almainstream (dal punk all’hip hop al rock)che – pur seguitissima tra i ragazzi – vie-ne pressoché ignorata dalle altre manife-stazioni.

singole organizzazioni, sia del territorioin cui operano», suggerisce Fabio La-franchi, promotore di Vallemaggia Ma-gic Blues che, nonostante la conquistadell’Award quale miglior festival bluessvizzero,quest’annohaoperatounadra-stica revisionedelpropriobudgetappre-standosiaproseguirecosìanche in futu-ro, cercandonelcontempodi superare iltrauma derivato dall’improvvisa scom-

parsa, pochi mesi fa, del suo «papà»,Hannes Anrig. E nel contempo cercan-do di capitalizzare nel modo migliorequella che da sempre è una grande epreziosissima risorsa delle rassegneno-strane: il volontariato dei collaboratori.Cheseperqualcunocominciaarappre-sentareunproblema(«vedo ingeneralesempre più difficoltà nel reperire colla-boratori animati dall’entusiasmo», con-

fessa Nicolas Gillier), per qualcun altrorimane il principale motore delle pro-prie iniziative. «Il valore rappresentatodalle persone che gratuitamente si pre-stano per l’organizzazione e la gestionedeinostri eventièaddiritturapiù fortediquello degli sponsor finanziari», affer-ma Claudio Egli, direttore artistico diCoopaso che ha «riportato il blues incittà», comerecita loslogandelleBellin-

zonaBluesSessions, legittimee fortuna-te eredi (in termini di pubblico edi con-sensi critici) del glorioso Piazza Blues.Gli fa eco un altro organizzatore dellaTurrita,GrazianoLavizzari, presidentedella Fondazione del patriziato e orga-nizzatore dei BeatlesDays «chenonpo-trebbero esistere senza il fondamentaleapporto del centinaio di persone che,ogni anno, si prestano affinché lamani-festazionepossa svolgersi».Ma c’è chi questi orientamenti futuri liha già messi in pratica, bruciando sultempotutta laconcorrenza.Ci riferiamoaMoon&Stars, lapiùsfarzosaericca(intutti i sensi) manifestazione dell’estaterossoblù,passataquest’annodallemanidel suo fondatore André Bechir a quelledel gruppo svizzero-tedescoEnergy, cuifanno capo una catena di emittenti ra-diofoniche nonché una rodatissimamacchina organizzatrice. Rassegna chequest’anno ha prepotentemente rilan-ciato la propria immagine (ma anche lapropria situazione artistico-finanziariadopo alcune stagioni altalenanti) nonsolograzieadunprogramma«principa-le» riccodi appeal,ma anche aduna se-rie di iniziative per certi versi «glocal» ein grado di rendere il proprio prodottoappetibile a tutte le fasce di pubblico.Come inumerosi accordi convari spon-sor che hanno «calmierato» notevol-mente il comunque non popolarissimoprezzo dei biglietti (che in buona partedei casi poteva essere abbattuto del25%)ma anche e soprattutto con la cre-azione della fortunatissima «Food &MusicStreet»,unautentico«festivaloff»allestito in largoZorziad ingresso libero,conmolte proposte artistiche anche lo-cali, un ricco contorno gastronomicochehade facto ampliato in largamisural’appeale,diconseguenza laplateadellarassegna.«Credo che sia la via del futuro che noid’altronde abbiamo già messo in prati-ca», chiosaClaudioChiapparino, diret-toredellaDivisioneeventi e congressidiLuganoe ideatoredelLongLakeFestivalche con i suoi oltre 450 eventimultiarti-stici grandi e piccoli ha animato l’estatesulle rivedelCeresio cercandodi soddi-sfare «quella voglia di vivere assieme lenostre piazze e i nostri luoghi che stasemprepiùemergendosia tragli indige-ni sia tra i turisti». Iniziative che, oltre aproposte di qualità in grado di cattura-re l’interesse degli appassionati toutcourt («che però sono sempre più unanicchia»), hanno il potere di «creareambiente, aumentando l’attrattivitàdeiluoghipermettendoal turistadi andareoltre all’immagine da cartolina – peraltro splendida – della nostra regione ealla popolazione localedi vivere inmo-do diverso i luoghi della sua quotidia-nità».

E l’elenco in questo senso è lungo: si vada Palco ai Giovani, che è ormai andatooltre il suo ruolo di «contest» per bandemergenti trasformandosi in un festivalvero e proprio, a realtà periferiche comeil Sun Valley Festival di Malvaglia, checon la sua formula fatta di concerti abbi-nati ad eventi ricreativi di vario tipo il cuiscopo principale è «creare una grandeatmosfera di festa», come ci spiega il suo

27Corriere del ticinoSaBatO 2 SetteMBre 201726 Corriere del ticino

SaBatO 2 SetteMBre 2017

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presidente Pascal Venti, ha radunatoquest’anno oltre 5.000 persone; dallostorico Open Air Monte Carasso al giova-ne – anagraficamente – ma già seguitis-simo Open Air al Lagh di Locarno, dall’O-pen Air di Sessa alla Festa in Valle diSementina fino all’Openèr Gambarognche chiude idealmente l’estate.Piccole ma amatissime realtà che tral’altro sono riuscite a creare un qualcosa

che i maggiori festival vagheggiano daanni ma senza frutto: il progetto «OpenAir del Ticino», nato due anni fa per «uni-re le forze e la collaborazione tra le orga-nizzazioni di eventi musicali all’aperto,aumentandone la visibilità e miglioran-done la qualità attraverso la collabora-zione e lo scambio di esperienze». È pro-prio vero che per costruire qualcosaspesso è meglio partire dal basso...

Oltre mezzo milione di spettatori, un giro d’affari che supera abbondante-mente idiecimilionidi franchieunindottochecoinvolgemigliaiadipersone.Basterebbero questi scarni dati per far capire l’importanza della musica dalvivo inTicino che, soprattutto durante il trimestre estivo, diventanon solounimportanteattrattore turisticomaancheunelementodiprimopianoa livelloeconomicodellanostraregione.Equestograzieadunalungaseriedirassegneche,quasiquotidianamente,animanoleserateestive trasformandoilcantonein uno straordinario crocevia europeo della musica con proposte che, dalprofiloqualitativoedell’appeal,hannopocodainvidiareachicchessia.Rasse-gne che quest’anno, complici anche condizioni meteorologiche pressochéideali, hanno inmassimaparte fatto il botto,dandoun importantecontributoal rilancio in atto del turismo ticinese e consentendo agli organizzatori diguardare ai consuntivi conun certo sollievo ancorché all’internodi unpano-ramanelqualeoperareè semprepiùdifficile.

Pagine dimauro rossi

Il fenomenoTuttipazzipergliopenairEcco il segretodel successoMezzomilionedi spettatori ai concerti dal vivodellabella stagioneLenumerose rassegne trasformano ilTicino inuncroceviaeuropeo

sestante

zione e lo scambio di esperienze». È pro-prio vero che per costruire qualcosa

piazze stracolme nelle immagini alcune istantanee delle rassegne musicalidell’estate ticinese. Qui sopra estival Jazz; nella pagina a lato Moon & Stars,Festate e Vallemaggia Magic Blues. in alto il Sun Valley Festival di Malvaglia,l’Openèr gambarogn e l’Open air al Lagh di Locarno. (Foto CdT)

valore aggiunto Per elia Frapolli ifestival estivi sono un importante at-trattore turistico. (Foto Maffi)

EliaFrapolli: «Ma lamusicanonè l’unico attrattorepresentenelnostrocantone»TicinoTurismoriconosce la sua importanzaanchesenonprevedespeciali promozioniperquesti eventi –Leconcomitanze? «Nonsempreunmale»

zxy Poco dialogo tra i vari organizzatoriche porta a sovrapposizioni di eventispesso fastidiose e dannose per tutti emancanza di una strategia «superiore»in grado non solo di coordinare il fittocalendario delle iniziative,ma anchedipromuoverle in modo adeguato al difuori dei confini ticinesi. Sonoqueste leprincipali critiche che l’opinione pub-blica muove nei confronti delle rasse-gnemusicali estive ticinesi e che anchequalche organizzatore avanza all’indi-rizzosoprattuttodelleorganizzazionidipromozione turistica. E che noi abbia-mogirato al direttoredi TicinoTurismoElia Frapolli al quale abbiamo chiestoinnanzitutto una valutazione del riccocalendario musicale estivo del nostro

cantone. «Si tratta di elementi impor-tanti, tantoquanto lo sonogli altri gran-di eventi che vengonoorganizzati in Ti-cino, soprattutto durante la stagioneestiva, complice anche la particolaritàdella regione a livello climatico chebensi presta all’organizzazione di manife-stazioni “open air” almeno rispetto adaltre areedel Paese».Echeattenzionec’èdapartediTicinoTurismonei loroconfronti?«La stessa che diamo a tutti gli altri at-trattori turistici. Perché lo sono, seppura secondadel caso inmisuradiversa.Cisono infatti eventi che rappresentanodeimotivi per venire inTicino (Moon&Stars è uno dei principali esempi), altriinvece,piùpiccoli, chepurnonfacendo

decidere lavisita inTicino, rappresenta-no un elemento di contorno in grado diabbellire la permanenzadi chi è nel no-stro cantone. Fatta questa premessa èbene sottolineare che non abbiamoun’attenzione specifica nei loro con-fronti, nella misura in cui Ticino Turi-smomette tutti gli attrattori turistici sul-lostessopiano,pernoinonfadifferenzache si tratti di un eventomusicale o no.Dunque non c’è una strategia per glieventi musicali ma per gli eventi in ge-nerale, che diventano uno degli ele-mentiprincipali dellanostra strategiadicomunicazione. Basta entrare nel no-stro sito Internet – che, non va dimenti-cato, è visitato da oltre tre milioni dipersone all’anno – per rendersene con-

to: la prima cosa che si trova sono glieventi. Ed è normale, specie in questoperiododialta stagione incui sappiamochemolti turisti sono inTicinoe che so-no alla ricerca di qualcosa da fare o davedere.Ecco:noi sottoponiamoloro tut-to quello che hanno a disposizione eche possono vedere, senza puntare l’at-tenzione suqualcosa inparticolare».E come mai non c’è una promozioneparticolareper ilprodottomusica, so-prattuttoalla lucedellecifrechemuo-ve e del fatto chehaun suo specifico enumerosissimopubblico?«Perché è difficile compiere un’opera-zione simile: ogni evento ha infatti unpubblico diverso e specifico, non è veroche gli eventi musicali hanno tutti la

stessaplatea: colorocheseguonoMoon& Stars non sono le stesse persone cheapprezzano le Settimane musicali diAscona, tant’èche ilmix ilpiùdellevoltenon si fa tra gli appassionati di determi-nate proposte artistiche, quanto tra dif-ferenti target».Eallecritichesullamancanzadicoor-dinamentodegli eventi cosa replica?«È un bell’argomento che negli ultimianni si è cercato di affrontare, anzituttocreando un calendario dove inseriretutte le iniziative organizzate in Ticino,suddividendole inmodo che tutti gli or-ganizzatori potessero vedere eventualiproblematiche.Vadettoche, soprattuttod’estate,essendo lepropostecosìnume-rose, è impossibile che non si verifichi-

no delle sovrapposizioni, anche se que-ste avvengono in misura molto minorerispettoalpassato, quandosi assistevaadelle situazioni davvero stridenti. So-prattutto i grandi eventi, quelli davveroimportanti ai fini turistici, hanno infattida tempo trovato una propria colloca-zione nel calendario e non si sovrap-pongono. Bisogna anche riconoscereche non è così un male se ci sono delleconcomitanze.L’importanteèchesianodiversificate: seaLuganoc’èunapropo-sta di un tipo e a Locarno ce n’è unadif-ferentenonè così negativo.Certo si puòfaredi piùmabisognaanche tener con-to che ciascunorganizzatore ha la liber-tàdi scegliere le date chepredilige.Nonpossiamonoi imporle».

qualcunohagià capitoda tempo.Comela chiassese Festate che sin dai suoi al-bori ha sfruttato la sua peculiarità di es-sere una vetrina dei «suoni delmondo»per abbinare allamusica proposte etni-che anche gastronomiche. «Uno deipunti di forza del nostro festival è pro-prio l’elemento conviviale», spiega il re-sponsabile di Festate Armando Calvia.«L’abbinare lamusicaaproposteculina-rie etniche, ma anche ad altre iniziativecollaterali ha avuto il potere di attrarreun pubblico vasto, composto da fami-glie. Per favorirlo, inoltre, quest’annosiamo andati in controtendenza, ridu-cendo il prezzodei biglietti d’entrata. E irisultati in termini di affluenza si sono

visti. Certo questo comporta un mag-gior sforzo per far quadrare i conti, maquanto accaduto quest’anno ci ha resoottimisti, tanto che stiamo studiando,per l’anno prossimo, di ampliare addi-rittura il programma estendendolo an-chealladomenica».Festival, insomma, semprepiùglobaliz-zati in quanto a proposte in modo dacatturare lamutatavogliadidivertimen-to che sembrapervadere sia il turista siail pubblico indigeno. Sembra questo illeitmotiv futuro dei festival ticinesi,«cercando di calibrare bene i proprisforzi evitando di fare il passo più lungodella gamba e tenendo conto in modooggettivo delle potenzialità, sia delle

zxy «Quest’anno tutto è andato bene: beltempo – che è lo sponsor principale diogni rassegna –, pubblico numeroso eottima qualità. E questo nonostante ne-gli ultimi anni organizzare un festival siasemprepiùcomplesso»,conferma JackyMarti, da trentanove anni al timone diEstival Jazz, rassegna decana dell’estateticinese nonché tra le poche a riuscireancoraaadoffrire il suo ricchissimocar-tellone gratuitamente. «E questo sia perla sempremaggiordifficoltànel coinvol-geredegli sponsor, sia perché i costi arti-stici sono lievitati a dismisura. Oggi nonsi vendono più dischi, che un temporappresentavano una importantissimafonte d’entrata per gli artisti, i quali sonodunque costretti a caricare sui concertitutte le spese che debbono sostenere(come la registrazione dei dischi – cheanche se non si vendono bisogna conti-nuare a registrare, ma anche i video, lapromozioneecc…).Il risultato è che i loro ingaggi sono salitialle stellemettendo indifficoltàgliorga-nizzatori, soprattutto quelli, come noi,che non fanno pagare un biglietto d’in-gresso.Aciòvannoaggiunte lespeseperla sicurezza, anch’esse ultimamente lie-vitate a seguito dell’allarme terrorismoesistente in tutti i Paesi. Ecco perchéogni volta che presento un’edizione diEstival parlo di un “miracolo”, un termi-ne che può tuttavia essere utilizzato an-chepermoltealtre rassegne ticinesiche,nonostante i problemi citati e una con-giuntura non ideale, riescono comun-que damolti anni a proporre cose inte-ressantiesonoormaidiventateunpatri-monio del cantone, della cui importan-za spesso non ci si rende conto e cheproprio per questo vanno protette eaiutate». La via per una loro sopravvi-venza e crescita, suggerisce JackyMarti,passa sempre più attraverso «un fonda-mentale connubio tra pubblico e priva-to: entrambi, da soli, è difficile che rie-scano a sostenere l’enorme impegno ri-chiesto», ma anche attraverso un «ri-pensamento delle formule, visto chel’atteggiamento del pubblico nei con-fronti dei festival sta cambiando».

Un’opinione,questa, condivisadaNico-las Gilliet, direttore di JazzAscona che,contrariamente ad Estival Jazz, non hamantenuto la totale gratuità delle sueproposte abbinando serate a ingressoliberoadaltreapagamentoeper ilqualel’estate 2017 non verrà ricordata cometra le più felici dell’ultraventennale sto-ria della kermesse («Artisticamente eorganizzativamente tutto ok, per il restoun disastro a causa del maltempo chequest’anno si è accanito su di noi»).«Quellochestonotandoèunmutamen-to dell’atteggiamento del pubblico»,spiega. «Un tempo veniva ai festival at-tratto unicamente dalla qualità dellapropostaartistica.Oggi inveceprevale lavoglia di intrattenimento, di ambiente:quello che si ascolta, non dico che siadiventato secondario, ma da solo nonbastapiù.Eccoperchépergliorganizza-tori è indispensabile lavorare molto ol-trechesulleproposteartistichesul “con-torno” che si dà ad esse». Un trend che

gLi aLtri FeStiVaL

Dai piccoliuna grandelezione

zxy Quando si parla di festival musicaliestivi ticinesi, la mente corre subito allegrandi manifestazioni. Eppure i cosiddetti«big events» sono solo una parte di unmovimento molto più vasto, fatto di deci-ne di altre iniziative, che spesso catalo-gate frettolosamente come «minori» han-no invece una grande dignità edimportanza, in quanto richiamano plateeconsiderevoli – composte prevalentemen-

te da quei giovanissimi che viceversa sifatica a trovare in altri contesti – e per-ché, contrariamente ai vari Estival,Moon&Stars eccetera, offrono preziosipalcoscenici alla musica di casa nostranonché a quella scena alternativa almainstream (dal punk all’hip hop al rock)che – pur seguitissima tra i ragazzi – vie-ne pressoché ignorata dalle altre manife-stazioni.

singole organizzazioni, sia del territorioin cui operano», suggerisce Fabio La-franchi, promotore di Vallemaggia Ma-gic Blues che, nonostante la conquistadell’Award quale miglior festival bluessvizzero,quest’annohaoperatounadra-stica revisionedelpropriobudgetappre-standosiaproseguirecosìanche in futu-ro, cercandonelcontempodi superare iltrauma derivato dall’improvvisa scom-

parsa, pochi mesi fa, del suo «papà»,Hannes Anrig. E nel contempo cercan-do di capitalizzare nel modo migliorequella che da sempre è una grande epreziosissima risorsa delle rassegneno-strane: il volontariato dei collaboratori.Cheseperqualcunocominciaarappre-sentareunproblema(«vedo ingeneralesempre più difficoltà nel reperire colla-boratori animati dall’entusiasmo», con-

fessa Nicolas Gillier), per qualcun altrorimane il principale motore delle pro-prie iniziative. «Il valore rappresentatodalle persone che gratuitamente si pre-stano per l’organizzazione e la gestionedeinostri eventièaddiritturapiù fortediquello degli sponsor finanziari», affer-ma Claudio Egli, direttore artistico diCoopaso che ha «riportato il blues incittà», comerecita loslogandelleBellin-

zonaBluesSessions, legittimee fortuna-te eredi (in termini di pubblico edi con-sensi critici) del glorioso Piazza Blues.Gli fa eco un altro organizzatore dellaTurrita,GrazianoLavizzari, presidentedella Fondazione del patriziato e orga-nizzatore dei BeatlesDays «chenonpo-trebbero esistere senza il fondamentaleapporto del centinaio di persone che,ogni anno, si prestano affinché lamani-festazionepossa svolgersi».Ma c’è chi questi orientamenti futuri liha già messi in pratica, bruciando sultempotutta laconcorrenza.Ci riferiamoaMoon&Stars, lapiùsfarzosaericca(intutti i sensi) manifestazione dell’estaterossoblù,passataquest’annodallemanidel suo fondatore André Bechir a quelledel gruppo svizzero-tedescoEnergy, cuifanno capo una catena di emittenti ra-diofoniche nonché una rodatissimamacchina organizzatrice. Rassegna chequest’anno ha prepotentemente rilan-ciato la propria immagine (ma anche lapropria situazione artistico-finanziariadopo alcune stagioni altalenanti) nonsolograzieadunprogramma«principa-le» riccodi appeal,ma anche aduna se-rie di iniziative per certi versi «glocal» ein grado di rendere il proprio prodottoappetibile a tutte le fasce di pubblico.Come inumerosi accordi convari spon-sor che hanno «calmierato» notevol-mente il comunque non popolarissimoprezzo dei biglietti (che in buona partedei casi poteva essere abbattuto del25%)ma anche e soprattutto con la cre-azione della fortunatissima «Food &MusicStreet»,unautentico«festivaloff»allestito in largoZorziad ingresso libero,conmolte proposte artistiche anche lo-cali, un ricco contorno gastronomicochehade facto ampliato in largamisural’appeale,diconseguenza laplateadellarassegna.«Credo che sia la via del futuro che noid’altronde abbiamo già messo in prati-ca», chiosaClaudioChiapparino, diret-toredellaDivisioneeventi e congressidiLuganoe ideatoredelLongLakeFestivalche con i suoi oltre 450 eventimultiarti-stici grandi e piccoli ha animato l’estatesulle rivedelCeresio cercandodi soddi-sfare «quella voglia di vivere assieme lenostre piazze e i nostri luoghi che stasemprepiùemergendosia tragli indige-ni sia tra i turisti». Iniziative che, oltre aproposte di qualità in grado di cattura-re l’interesse degli appassionati toutcourt («che però sono sempre più unanicchia»), hanno il potere di «creareambiente, aumentando l’attrattivitàdeiluoghipermettendoal turistadi andareoltre all’immagine da cartolina – peraltro splendida – della nostra regione ealla popolazione localedi vivere inmo-do diverso i luoghi della sua quotidia-nità».

E l’elenco in questo senso è lungo: si vada Palco ai Giovani, che è ormai andatooltre il suo ruolo di «contest» per bandemergenti trasformandosi in un festivalvero e proprio, a realtà periferiche comeil Sun Valley Festival di Malvaglia, checon la sua formula fatta di concerti abbi-nati ad eventi ricreativi di vario tipo il cuiscopo principale è «creare una grandeatmosfera di festa», come ci spiega il suo

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