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Liceo Scientifico Statale “Giovanni Marinelli” 90 anni 1° ottobre 1923 - 1° ottobre 2013

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  • Liceo Scientifico Statale

    Giovanni Marinelli

    90 anni

    1 ottobre 1923 - 1 ottobre 2013

  • 90 anni

    Giovanni Marinelli

  • Il Liceo Marinelli e i suoi novantanni

    di Stefano Stefanel

    Tocca a me in qualit di dirigente scolastico in servizio parlare del Liceo Marinelli e dei suoi novantanni di vita. Chi lavrebbe detto il 1 ottobre del 1969, quando da studente proveniente dalla Scuola Media Manzoni sono entrato nella

    scuola che oggi dirigo, che alla fine ne sarei diventato il futuro Preside. Una cosa la so per certa: quel 1 ottobre avevo in mente tante cose per la mia vita futura e

    tra queste non cera quella di diventare Preside del Liceo Marinelli. Per, la vita mi ha riservato anche questo passaggio e dunque sar il caso di fare il possibile per renderlo almeno un po utile.

    Formidabili quegli anni

    C una parola tedesca che merita pi di ogni altra di essere citata per

    indicare quello che accade in un Liceo: si tratta di Lehrjahren, anni della formazione, anni dellapprendistato, anni dellapprendimento. Non c una

    traduzione precisa di questa parola composta della lingua tedesca, formata da Lehr che deriva dal verbo Lehren (studiare, apprendere) e Jahren che vuol dire anni. Le traduzioni spesso tradiscono il senso reale delle parole. Sottolineo tutto

    questo perch oggi al Liceo Marinelli il tedesco una lingua che offriamo in forma solo opzionale, perch lindirizzo scientifico degli studi liceali stato modificato

    nel 2010 e non prevede pi il bilinguismo ordinamentale. Ma le lingue straniere stanno nella storia del Liceo Marinelli e io penso ci debbano rimanere in tutta la loro variet e complessit, al di l delle scelte ministeriali e al di l delle difficolt

    operative. Gli anni in cui io sono stato apprendista erano anni diversi da quelli

    odierni. Cerano pi speranza e fiducia nel futuro, ma cerano anche troppe leggerezze. Per me quegli anni rimangono formidabili, ma sfido chiunque a non considerare come formidabili i propri anni dai 15 ai 19. Eravamo veramente

    giovani, orientati al futuro, fiduciosi. Contestavamo perch vedevamo altrove possibilit e opportunit pi interessanti rispetto a quelle offerte dalla scuola. La societ era in turbolenta evoluzione e se il 1968 lho vissuto in terza media, gli

    anni successivi sono stati anni complessi in cui tutto si modificato molto in fretta. Io non so bene comera il Liceo Marinelli di prima, ma quello che

    successo quando ero liceale io ha lasciato segni che ci sono ancora. Quegli anni formidabili per noi, sono per questi anni formidabili per i ragazzi di oggi, perch loro, in fondo, sono oggi come noi eravamo ieri: pieni di

    futuro. Tutto cambiato nel mondo, forse nel Liceo Marinelli cambiato troppo poco. Certamente, per, in questa difficile fase di cambiamento la formazione

    liceale ha mantenuto un peso stabile nella societ, come avvenuto in pochi altri settori della vita sociale e formativa. Il Liceo Marinelli non solo una scuola, ma anche e soprattutto unistituzione educativa e, come tale, deve rapportarsi alla

    societ e alle sue attese. La passione di studenti, famiglie, docenti, personale, enti locali, cittadinanza per questa scuola la passione verso unistituzione riconosciuta, verso un punto fermo della vita di Udine.

    Novantanni di formazione sono un segno tangibile che il tempo passato da qui, con il suo spirito, le sue innovazioni e le inevitabili involuzioni. Il Liceo

    Marinelli ha attraversato gli anni del fascismo, della guerra, della ricostruzione, del boom economico, della contestazione e del 68, gli anni della fiducia ed ora

  • quelli della crisi e lo ha fatto in modo encomiabile, ponendosi alla guida della

    formazione friulana delle giovani generazioni. Passare attraverso la storia e rimanere un punto di riferimento un risultato di cui dobbiamo andare tutti fieri.

    Umanisti e scienziati

    Il Liceo scientifico trae la sua origine da una visione che vedeva nei Licei la

    possibilit di formare una classe dirigente che fosse al tempo stesso scientificamente competente, ma umanisticamente formata. La sua costituzione rimasta inalterata e questo rimane lelemento distintivo del Liceo Marinelli. Pu

    sembrare paradossale che unimpostazione nata negli Anni Venti del secolo scorso ancora oggi perduri dentro condizioni storiche e sociali profondamente

    mutate. Ma quella che a prima vista pu sembrare una debolezza, invece, alla fine, la sua forza naturale: essere una scuola che poggia su due gambe paritarie, quella scientifica e quella umanistica. E che attraverso queste due

    gambe permette a tutti i suoi studenti di raggiungere la laurea. Al di l dei titoli di studio e al di l del loro valore, attraverso il Liceo scientifico permane una possibilit sempre pi essenziale nella societ della conoscenza di migliorarsi e

    crescere. Perch dentro la societ della conoscenza sta il Liceo Marinelli e stanno gli studi ad esso assegnati.

    Il Liceo scientifico non ha mai tentato un salto tecnico od operativo, rimanendo una scuola di formazione pre-universitaria con forti tendenze teoriche. Questo lo fa essere una scuola formativa e impegnativa. Le difficolt, per, sono

    armonicamente bilanciate da elementi di apertura rispetto alle esigenze degli studenti e della citt di Udine, come quella di avere un polo secondario molto

    consolidato sia scolasticamente sia culturalmente. Non c dubbio che un Liceo importante e tradizionale a Udine sposta sulla citt lattenzione anche della sua Provincia. E un elemento su cui molto si ragiona, ma che non ha una sua

    soluzione semplice. Il Liceo Marinelli con la sua offerta scolastica e formativa ha contributo ad acuire la frattura fra formazione liceale udinese e formazione liceale provinciale, senza per avere mai eccessi e senza mai forzare su un gigantismo

    che, se c stato, non ha creato tradizione in tal senso. La Riforma del 2010 stata vissuta con sofferenza dal Liceo Marinelli, cos

    come da tutte le scuole secondarie, ma alla fine ha permesso unelaborazione progettuale che rispondesse in pieno a quelle che sono le esigenze attuali della scuola udinese. Il Liceo Marinelli fa parte del sistema scolastico nazionale statale

    e considera questa sua appartenenza come lelemento distintivo della sua storia, ma fa parte soprattutto del sistema formativo e distruzione friulano. Perch friulano il suo richiamo al geografo Giovanni Marinelli, friulana la sua

    appartenenza, friulana la sua posizione culturale. E questo un elemento distintivo, forte nelle sue testimonianze culturali sia scolastiche in senso pieno,

    sia studentesche, con tutte le attivit che ricadono con forza propulsiva sulla citt. Essere dentro un sistema statale non sempre facile, ma nel Liceo

    Marinelli lessere scuola dello Stato e dentro lo Stato un elemento di appartenenza che non pu essere dimenticato. Una certezza che dentro lo Stato

    e il suo sistema scolastico c posto per il Liceo Marinelli, fuori da questo contenitore no. E dunque se lo Stato vuole raggiungere tutti i suoi cittadini lo deve fare soprattutto attraverso la sua istruzione superiore, in grado di

    convogliare le aspettative di crescita verso una sistematizzazione delle esigenze di una societ italiana e friulana, che si sta evolvendo senza soluzione di continuit.

  • Essere studenti al Marinelli

    Si dice a Udine e dintorni che fare il Marinelli difficile. Se fosse cos, non avremmo il numero di diplomati che si trovano nelle pagine seguenti. Se fosse solo difficile, avremmo magari un numero minore di diplomati e una minore

    tradizione. In realt, fare il Marinelli giustamente impegnativo, come per deve essere impegnativa ogni strada che porta da qualche parte.

    Formare un metodo di studio, apprendere conoscenze approfondite, costruire abilit e competenze durature sono il lavoro degli apprendisti dellet compresa tra i 15 e i 20 anni. E sono giustamente attivit faticose, che

    impegnano la mente e il corpo in uno sforzo che poi pagher per tutta la vita. La forza del Liceo Marinelli non sta nellessere difficile, ma nellaiutare la societ e le

    famiglie a costruire cittadini completi, capaci di affrontare percorsi universitari complessi e di occupare nel mondo del lavoro ruoli importanti e prestigiosi. Cerchiamo di dare a tutti i mezzi per essere pronti ad affrontare le responsabilit

    della vita sociale e del lavoro. Chi si iscrive al Liceo Marinelli si iscrive quasi sempre allUniversit e quel percorso noi, insieme agli studenti e alle famiglie, lo prepariamo e lorganizziamo.

    Spesso si sentono fare delle critiche in merito a quanto poco studiano e si impegnano gli studenti di oggi rispetto a quelli del passato. Ma io il Liceo

    Marinelli lho frequentato da studente e, sinceramente, ho limpressione che gli studenti di adesso studino pi di noi, sappiano pi di quanto sapevamo noi, siano pi competenti di quanto lo eravamo noi. Ma sono anche tanto pi fragili,

    dentro una societ liquida che non garantisce pi nulla, destinati, in molti casi, a svolgere un lavoro intellettuale che diventato meno pagato di un tempo e pi

    parcellizzato. Noi ma anche quelli prima e dopo di noi non avevamo lincubo dei test dingresso, delle tasse universitarie altissime, del mercato del lavoro bloccato, delle conseguenze negative che comporta il fatto di finire fuori corso, del

    tempo che passa e che fa invecchiare troppo presto una generazione che, invece, per altri versi ancora troppo giovane. Credo che il confronto tra il Liceo Marinelli di oggi e quello del passato (del

    passato mio di diplomato nel 1974 e del passato di Carlo Rubbia diplomato nel 1953) sia possibile solo se si possono mettere in conto i mutamenti che hanno

    reso precaria una giovent intera. La nostra responsabilit di educatori e di formatori diventata ancora pi grande, perch scorciatoie non ci sono pi e le possibilit di sbagliare sono calate drasticamente. Per questo, penso che la cura

    del Liceo Marinelli per i suoi studenti sia la cura di chi consapevole di quanto sia difficile il compito degli educatori in una societ che non aiuta i migliori e cos finisce per non aiutare nessuno.

    Quello che invece entusiasma la fantasia e lapertura verso il futuro degli studenti che frequentano il Liceo Marinelli. Questo apprendistato che cresce e fa

    crescere lo si vede quotidianamente in tutti gli studenti che vogliono farcela nella scuola e nella vita e che percorrono il Liceo come se fosse un trampolino di lancio verso il futuro. Il nostro difficile compito di fare in modo che la nostra scuola sia

    davvero un trampolino verso il futuro, certi che il mondo si modificato ma gli studi liceali, anche in questo nuovo mondo, costituiscono un punto di passaggio

    ineludibile per tutta la societ.

  • Tutto laffetto del mondo

    E bello vivere il Liceo Marinelli nelle sue varie stagioni. Studente dal 1969 al 1974, genitore di uno studente dal 2007 al 2012, dirigente dal 1 settembre 2012. Stagioni che passano sul Liceo Marinelli e non lo invecchiano, ma anzi lo

    presentano come unistituzione sempre nuova e sempre forte, perno formativo di tutto il sistema sociale friulano. Io non credo sia possibile dimenticare mai che

    questa scuola sta al centro del cuore del Friuli e di Udine, non solo della sua geografia, ma anche e soprattutto del suo sistema sociale in senso lato. Del Liceo Marinelli si parla come di qualcosa di stabile, come di un punto fermo, come di

    un punto di forza. Ledificio di via Leonardo da Vinci un edificio che risale al periodo del

    boom economico, alla fase in cui si impose unidea avveniristica di futuro che, negli Anni Cinquanta del secolo scorso, port a formare un centro studi superiori al servizio del territorio. Scelta lungimirante, che ora mostra i suoi anni e spazi

    troppo ristretti per un Liceo molto organizzato e organizzante com il Marinelli. Ma laffetto va oltre le difficolt logistiche e lassenza di laboratori e palestre, in linea con le esigenze di un grande Liceo, non fa venir meno lidea formativa che ci

    contraddistingue e che, anche dentro strutture troppo limitate, rimane molto ampia.

    Le due sedi di via Leonardo da Vinci e via Galilei forniscono un servizio notevole, ma sono sottodimensionate per le esigenze delle classi aperte, delle conferenze, delle attivit laboratoriali, degli arricchimenti culturali, delle

    assemblee e delle attivit studentesche. Eppure, tutto si supera con la forza della volont di chi sa di avere un posto nella societ. Senza laffetto caloroso lappoggio

    della citt di Udine, della Provincia e della Regione tutta non andremo per molto avanti, stretti tra esigenze di ampliamento e confronto diretto con quello che dobbiamo fare.

    La questione, per, non solo affettiva, perch il forte legame con il Liceo Marinelli determinato dalla cura che tutta una societ e tutta una regione ha nei confronti dei propri talenti e del loro cammino verso la maturit. Io credo che

    verso il Liceo Marinelli ci sia proprio una tensione e unempatia che nascono dal riconosciuto ruolo verso la nostra vita e la nostra posizione dentro una societ in

    piena evoluzione. C molta considerazione e molta attenzione verso il Liceo Marinelli, perch il Liceo Marinelli un punto di snodo del Friuli e di Udine. In questo senso vanno viste le grandi sinergie che permettono sempre di lavorare

    dentro una tensione scolastica non ordinaria.

    Cosa vuol dire per una scuola compiere novantanni

    Novantanni sono un traguardo importante, perch hanno permesso di costruire proposte e offerte per molte generazioni. Il Liceo Marinelli sa di essere solo una parte del sistema formativo friulano, fatto di famiglie, imprese,

    istituzioni, altre scuole, associazioni e di tutto quello che la societ offre. Ma esiste anche una potenzialit solo liceale, che in questi novantanni ha avuto una

    funzione essenziale nella societ. Se il sistema dei Licei rimasto centrale e fondamentale, lo si deve anche al lavoro svolto da chi ha contribuito, con professionalit ed impegno, a recepire e ad assimilare le innovazioni di un

    passaggio essenziale della storia e della cultura. Novantanni sono, per, una forte tradizione e il Liceo Marinelli consapevole che questa tradizione costituisce un

    elemento fondamentale della sua identit. Non si pu far finta di non essere insegnanti in unistituzione che ha novantanni. Non si pu essere insegnanti al

  • Marinelli senza sentire la responsabilit di quello che la societ si aspetta da noi.

    Per questo credo che il momento celebrativo sia un momento fondamentale e non secondario, e che in questa importante occasione ci si debba proiettare

    verso il futuro, non solo verso il passato. Il momento celebrativo deve anche essere quello che definisce in che modo e perch si va avanti, al di l delle decisioni ministeriali. Lofferta formativa del Liceo Marinelli non pu essere

    unofferta casuale o solo abbozzata, ma costituisce lelemento caratterizzante di una scuola che arriva da lontano e che lontano vuole andare. Non si tratta,

    perci, soltanto di avere a che fare con una generica serie di insegnamenti e con un corso di studi tradizionale, ma di comprendere sempre i bisogni degli studenti e le attese della societ.

    Io credo che il Liceo Marinelli abbia costruito nei decenni una tradizione didattica che costituisce unoccasione di confronto e di arricchimento per chiunque venga ad insegnare qui. La forza di un Liceo di novantanni sta proprio

    nellessere, in quanto tale, un punto di riferimento e un sistema in grado di non subire gli eventi e gli avvenimenti, ma piuttosto di orientarli. E fondamentale, pi

    che mai in questo momento, che i docenti siano impegnati nella costruzione di quotidiane azioni di supporto allazione didattica tradizionale, prestando attenzione alle attese di un mondo giovanile che cambia, forse troppo

    velocemente. Compiere novantanni per una scuola un traguardo che mette addosso la

    sicurezza di aver raggiunto qualcosa di duraturo, ma anche la responsabilit di essere sempre in prima linea col bene pi importante della societ: la sua giovent. Una giovent desiderosa di apprendere e di riuscire a realizzare i propri

    sogni, certa di poter trovare nel futuro un posto significativo nella societ. Le frontiere si sono aperte e la loro apertura conduce verso spazi sempre pi importanti e significativi, che trascendono Udine e il Friuli. Questa apertura

    globalizzata non sempre trova le scuole preparate e certamente il Liceo Marinelli di Udine non pu pensare di essere pronto a sfide che si rivelano sempre pi

    difficili e impegnative, per il semplice fatto di esistere. Queste sfide devono essere affrontate con il giusto impegno e con la doverosa attenzione, perch sono alla base della formazione dei giovani e anche i docenti, naturalmente, devono

    entrare, attraverso la programmazione della scuola, nella vita del nostro Liceo. Il richiamo allinternazionalit un richiamo forte al futuro e alle sue

    esigenze e la scuola trova nella sua formazione liceale un punto di equilibrio che non pu essere modificato a cuor leggero. Per questo la tradizione degli studi liceali pu entrare in rapporto virtuoso col mondo che cambia solo attraverso una

    costante azione di supporto, aggiornamento, modifica della metodologia didattica da parte dei docenti. E questo avviene, pur con difficolt di spazi, risorse e strumentazioni. Perch lattenzione verso le esigenze didattiche ed educative

    costituisce lo snodo entro cui collocare tutta la storia passata del Liceo Marinelli verso il suo futuro.

    Investire nella conoscenza, nei docenti, nel personale, negli studenti, nella scuola un elemento fondamentale per costituire il futuro, senza mai dimenticare quello che stato il Liceo Marinelli e quello che tutti si aspettano da noi. La forza

    del Liceo Marinelli sta nella sua capacit di adeguarsi ai tempi, senza perdere la sua tradizione. Una questione non da poco che ogni giorno accompagna il nostro lavoro e la nostra vita. Il Liceo Marinelli non tutto e lo sa e sa anche di non

    poter essere che una scuola di passaggio, ma il suo inserimento nel momento essenziale di crescita della persona diventa il punto di origine di tutte le

    responsabilit.

  • Diciamo che per noi sempre il momento della verifica e quel terribile

    esame di stato che ha sconvolto le notti degli studenti nei novantanni di vita del Liceo Marinelli costituisce una quotidianit di chi lavora al Liceo Marinelli. Non si

    tratta perci di raggiungere traguardi epocali e poi di andare avanti come se niente fosse, ma di vivere il tempo che scorre come lelemento da cui siamo giudicati. Siamo dentro lo spirito del tempo e ci avviene nel bene e nel male, ma

    vogliamo che tutti siano certi che su queste problematiche ci interroghiamo continuamente, perch vogliamo dare aiuto e sicurezza, supporto, formazione a

    tutti quelli che ci scelgono.

  • Romano Marchetti

    Romano Marchetti diplomato al Marinelli nel 1931

    Romano Marchetti nasce a Tolmezzo il 26 gennaio 1913, ma trascorre la sua infanzia a Maiaso in comune di Enemonzo, paese della famiglia materna.

    Frequenta le scuole a Tolmezzo, dove suo padre, Sardo, Direttore Didattico. Agli inizi del secolo scorso insegna nelle scuole di Tolmezzo il maestro Benito Mussolini, di cui il padre di Romano traccia un profilo estremamente

    interessante. Dopo Caporetto, la famiglia, come tanti profughi friulani, si trasferisce a Bagnocavallo in Emilia, dove rimase fino alla fine della guerra. Terminati gli studi liceali presso il Liceo Scientifico Marinelli di Udine, Marchetti

    si laurea a Firenze in Agraria nel 1935. Due anni pi tardi, conseguita anche la specializzazione, approfondendo la conoscenza delle colture agricole coloniali,

    inizia il suo impiego in Somalia in qualit di agronomo, da dove viene rimpatriato per malattia nel 1940. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Marchetti, inquadrato con il grado di

    sottotenente, viene inviato in Albania e Grecia, da dove viene rimpatriato, essendosi ammalato per cause di servizio. Tornato a Udine nel 1942, dopo la

    convalescenza, venne assegnato alla seconda compagnia deposito dell'VIII Rgt. Alpini di stanza presso la caserma Giovanni di Prampero e viene promosso tenente. In questo periodo si sposa ha due figli, Euro ed Elvio. Nel maggio 1943

    fu inviato a dirigere a Prestrane di Postumia unazienda agricola gestita dallEsercito, dalla quale si allontan allannuncio dellarmistizio. Nell'inverno a cavallo tra il 1942 e il 1943, entra in contatto con gli antifascisti udinesi del Pda

    (e segnatamente con Nino Del Bianco Celestino e Fermo Solari Somma). L'otto settembre 1943 lo coglie a Fiume [Rijeka], da dove fugge verso Postumia

  • con l'intenzione di unirsi ai partigiani sloveni. Non riuscendoci, dapprima rientra

    al suo reparto a Udine, alla caserma Di Prampero gi occupata dai tedeschi, poi tenta di organizzare un nucleo di resistenza a Maiaso di Enemonzo. Rientrato a

    Udine dopo un paio di settimane, svolge la professione di insegnante presso l'Istituto tecnico Antonio Zanon, che costretto ad abbandonare allorch la sua attivit antifascista viene scoperta. In citt, infatti, Romano Marchetti mantiene

    dapprima i contatti con gli antifascisti carnici soprattutto con Giovanni Pellizzari Ugo, gi garibaldino in Spagna, Bruno Cacitti Lena e Angelo Corradazzi Riva

    e, tra gennaio e febbraio 1944, inizia i suoi incontri con Carlo Comessatti Spartaco e con Candido Grassi Verdi. Partecipa alla prima azione partigiana nel febbraio 1944, in occasione di un lancio alleato di armi e viveri; nel giugno

    1944 viene nominato responsabile delle formazioni partigiane Osoppo Friuli in Carnia, e in agosto ricopre il ruolo di delegato politico della IIa Brg. part. Osoppo Friuli Pal Piccolo. Cos, dopo aver promosso e realizzato il comando unificato

    delle formazioni partigiane Garibaldi e Osoppo Friuli. Delegato politico della Brigata partigiana Osoppo-Carnia, nellestate del 1944 entr a far parte della

    Giunta di governo della Zona libera della Carnia come rappresentante dei partigiani della Osoppo. Designato, infine, commissario del Gruppo Brigate Garibaldi Osoppo Carnia svolse il suo compito di orientamento sino alla

    Liberazione. Nel dopoguerra Romano Marchetti svolge una attivit intellettuale e pratica di grande importanza: fonda e dirige la Rivista CARNIA E LAVORO,

    partecipa alla fondazione insieme a Gortani, Lepre ed altri della Comunit carnica. Fa parte del Comitato donore dellANPI provinciale. La lotta politica resistenziale di Marchetti infatti non era solo una lotta per la

    libert e la democrazia, ma conteneva qualcosa di pi profondo: una volont di riscatto della montagna, un modello istituzionale nuovo sul modello dei cantoni svizzeri, uno sviluppo basato sulle risorse locali, in primo luogo quelle agricole e

    forestali, un avanzamento culturale della Carnia che avrebbe portato alla nascita del Liceo scientifico a Tolmezzo di l a poco.

    Notevole limpegno negli anni 50 come Ispettore forestale, nella societ allevatori, nel cooperativismo (lo ritroviamo tra i soci fondatori della Cooperativa carnica di Enemonzo), nelle stalle sociali, svolge lezioni con la cattedra ambulante di

    agricoltura che lo impegna per anni in giro per la Carnia. Da agronomo e botanico si deve ricordare anni dopo la creazione insieme a Boiti e Poldini del

    Centro botanico del Monte PURA. Dopo un periodo di esilio in Liguria, torna in Friuli alle dipendenze della nuova Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia fino alla quiescenza nel 1975.

    Su proposta dellANPI stato insignito del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica, onorificenza consegnata dal Prefetto Fusco di Udine. Marchetti, nonostante let molto avanzata, continua a battersi con grande

    lucidit per gli obiettivi democratici che caratterizzarono il suo impegno nella Resistenza e per la difesa dei diritti della gente di montagna, in primo luogo

    listruzione. Recentemente a seguito della prevista chiusura del Tribunale di Tolmezzo, ha consegnato al Presidente della Repubblica Napolitano, in visita ad Illegio, la petizione per la difesa del Tribunale di Tolmezzo, intrattenendosi a

    colloquio con lui sulla Costituzione. Il 23 gennaio di questanno in occasione del suo centesimo compleanno stato festeggiato nella sala consiliare di Tolmezzo alla presenza di un folto pubblico e

    con la partecipazione, oltre che del Sindaco e del presidente della sezione ANPI di Tolmezzo, dal Presidente regionale dellANPI, Federico Vincenti e dal presidente

    della Giunta regionale Renzo Tondo.

  • Incontro con Romano Marchetti

    Di Pasquale DAvolio

    Romano Marchetti, classe 1913, mente lucida, davanti a un bicchiere di spritz rosso, nel bar dove quasi tutti i giorni si fa accompagnare per leggere i giornali (stenta a camminare), mi racconta la sua esperienza al Marinelli come se i fatti

    narrati si riferissero a pochi anni prima; ricorda perfettamente i nomi di compagni e professori. Ecco il suo racconto.

    Mi sono iscritto al Marinelli nel 1927, dopo aver frequentato lIstituto tecnico inferiore (4 anni) a Tolmezzo. Dopo di me lo frequentarono mio fratello Baldo e successivamente i miei due figli, Euro e Elvio (NOTA: Nomi non casuali quelli dei figli: Romano sin da allora era un convinto europeista e sostenitore del sistema cantonale svizzero, che voleva introdurre in Italia nel secondo dopoguerra; ne parl anche con Parri.

    Allora non si poteva fare il pendolare, per cui mi trasferii a Udine, dapprima presso il Collegio Bertoni e successivamente presso una parente. Il Liceo Scientifico, situato nei pressi del vecchio Ospedale, dove ora si trova il Tribunale, era stato istituito dopo la riforma Gentile (1923) e durava 4 anni; in prima eravamo una ventina circa di alunni, tra cui due donne (Bassano e Marin, questultima successivamente ritiratasi. Oltre a me proveniva dalla Carnia un certo Ottavio Franz, tre/quattro erano di Cormons o Gorizia, cinque risiedevano al Toppo e gli altri erano di Udine. Ricordo il prof. di Lettere, Lovera, che proveniva da Torino; il prof. di matematica, Fabris, che se non sbaglio fungeva anche da Preside, veniva soprannominato cappatau perch usava le due lettere greche al posto di x e y, mentre il prof. KuKez, di etnia slava, insegnava Chimica e scienze naturali. Si era in epoca fascista e ricordo che il prof. Lovera in terza ci indusse a prendere la tessera del Fascio come avanguardisti. Tutti la presero eccetto Franz, il cui padre, di Moggio, oste e campione di Tiro, si oppose per suo figlio. Fra gli alunni del Marinelli ricordo un certo Manfred, di tre anni avanti, che partecip a un attentato al Faro di Trieste; se ne parlava a scuola e penso di essere stato influenzato da quellepisodio nella scelta successiva di antifascista. In quarta cambiammo tutti i professori; ci deve essere stata una lite tra i tre sunnominati forse per questioni politiche. Venne a insegnarci lettere un giovanissimo torinese, che scambiammo per alunno, data la sua giovane et, mentre al posto di Fabris venne dallo Stellini un professore, che soprannominammo Filofappo; aveva un aspetto austero, direi absburgico. Ricordo comunque un episodio che ci stup tutti. Alla Fiera di S. Caterina ci invit tutta la classe per offrirci qualcosa in quanto maturandi. Un fatto inconcepibile, visti i tempi, ma che dimostrava la profonda umanit delluomo. Tra i miei ex compagni ricordo in particolare un certo Pezz; lo ricordo perch, piccolino di statura, chiudeva la fila, mentre io ero il penultimo. Pezz divenne poi quel grande musicista che a Udine conoscono bene. Un altro caro compagno di classe forse meno noto era Vittorio Muratori, il cui padre, forse veterinario il quale introdusse in Friuli la pezzata rossa. Vittorio si vedeva che era un cittadino (proveniva da Bologna), aveva una intelligenza notevole, anche se poco studioso; durante la guerra mor da aviatore nel cielo di Malta. La cosa pi interessante che un altro compagno, il Griffaldi, attaccatissimo a lui sin dai tempi del Marinelli, per allo stesso modo sempre a malta. Anni dopo mio figlio incontr il fratello di Vittorio Muratori come professore universitario di medicina a Ferrara. Si ricordava del mio cognome Marchetti della Carnia, forse attraverso il racconto di

  • suo fratello. Posso immaginare perch, infatti fui uno dei cinque maturati a giugno 1931 su alcune decine di candidati; molti infatti sostenevano gli esami da privatisti. Ricordo ancora che frequentava con me il Marinelli Titta Angeli, che in seguito divenne consigliere regionale, esponente di spicco del PSI friulano e un certo Polano di S. Daniele, di intelligenza vivissima, che mi dicono nel dopoguerra partecip alla progettazione del sommergibile nucleare.

  • Tra insegnamento e ricerca scientifica:

    vita e opera di Zeno Pycha

    di Francesco de Stefano

    Si parla molto in questi ultimi anni dellimportanza dellinterazione tra il mondo della scuola e quello della ricerca, specialmente (anche se non solo) in campo scientifico. Non raro infatti trovare nelle nostre aule docenti che, oltre a svolgere

    la loro consueta attivit di insegnamento, si dedicano anche a un lavoro di ricerca, pubblicando articoli significativi su riviste nazionali e/o internazionali, o

    che sono affiliati a un gruppo di ricerca didattica inserito in ambito universitario. Si potrebbero citare diversi esempi, del presente o del recente passato, anche per quanto riguarda il Liceo Marinelli. Ma se volgiamo lo sguardo al passato ormai a

    noi piuttosto distante (parliamo di qualcosa come circa 70 anni fa) non possiamo non imbatterci nella figura di un docente che dobbiamo senzaltro considerare il pi autorevole antesignano di questo fecondo connubio tra ricerca scientifica e

    insegnamento. Mi riferisco al prof. Zeno Pycha, che fu docente di Matematica e Fisica al Marinelli dal 1935 al 1955 e che, come cercher di ricordare brevemente,

    svolse parallelamente a quella didattica, anche una proficua e stimolante attivit di ricerca nel campo della fisica-matematica pi allavanguardia in quegli anni. Prima per di esaminare in dettaglio i suoi lavori, mi sembra utile rievocare alcuni

    dati biografici relativi alla figura di Zeno Pycha. Mi preme ringraziare in proposito il prof. Giuseppe Guttilla (anchegli un preclaro docente del Marinelli, oggi in

    quiescenza) per avermi fornito questi dati che egli raccolse e present brevemente in occasione di una giornata celebrativa della figura di Pycha svoltasi nel 2005, Anno Mondiale della Fisica. Nellambito di quella indimenticabile giornata (cui

    presenziarono anche alcuni parenti di Pycha), oltre alla presentazione di Guttilla vennero illustrate anche due relazioni, una a cura di chi scrive e una della prof.ssa Paola Dess (allora docente di Storia della Scienza allUniversit di

    Udine), volte ad analizzare lopera scientifica ed epistemologica di Pycha. Zeno Pycha nacque a Ortisei (Bolzano) il 18 ottobre 1902. Comp gli studi

    elementari e superiori a Bolzano e quelli universitari in parte a Monaco di Baviera e in parte a Milano presso il Politecnico, dove si laure in Matematica Applicata il 31 ottobre 1931 con il massimo dei voti e lode, discutendo la tesi dal titolo Sul

    campo metrico di Weyl nel microcosmo. Per tre anni accademici consecutivi (dal 1931 al 1934) fu assistente, con incarico provvisorio, alla cattedra di Analisi

    Matematica I nel regio Politecnico di Milano e, contemporaneamente, per quattro anni accademici (dal 1931-32 al 1934-35) assistente volontario alla Cattedra di Fisica-Matematica della regia Universit di Milano. Come si vede dunque Pycha,

    dopo la laurea, rest per diversi anni in ambito accademico, dove pot facilmente acquisire quelle conoscenze, per molti versi ancora in fieri, relative alla due pi grandi rivoluzioni della fisica del primo Novecento: le teorie relativistiche di Albert

    Einstein e la meccanica quantistica. Una volta espletati gli obblighi di leva militare, partecip al concorso nazionale a cattedra di Matematica e Fisica nei

    licei, piazzandosi al terzo posto su 42 su scala nazionale! Fu cos che divenne insegnante straordinario (era questa la dicitura di allora ma che noi potremmo senza alcun dubbio invertire in straordinario insegnante!) nel Regio Liceo

    Scientifico G.Marinelli di Udine, dove insegn ininterrottamente Matematica e Fisica dal 1935/36 al 1954/55. Mor improvvisamente nel pomeriggio di luned

    17 ottobre 1955, il giorno prima di compiere 53 anni. Nella mattinata aveva insegnato nella sua Scuola con la lucidit di mente, con la cultura e con la

  • passione che lo rendevano un autentico maestro. Fu sepolto nella tomba di

    famiglia a Ortisei. Il Messaggero Veneto di Udine comment con queste parole la sua carriera: Educ i giovani al culto della scienza che costitu per lui la ragione

    della sua vita. Pochi hanno sentito lardore della ricerca, la passione del vero, il valore del magistero educativo come questo docente dal carattere mite e buono fornito di una onest cos adamantina da incutere rispetto ed ammirazione in

    quanti si incontravano con lui. Ebbe come allievi diversi professionisti che hanno esercitato a Udine e altrove: tra questi il premio Nobel per la Fisica Carlo

    Rubbia. Gi da queste semplici note biografiche si pu senzaltro intuire di quale spessore culturale fu la figura di questo famoso docente del Marinelli e di quanto possano

    dirsi fortunati quindi coloro che lo ebbero come insegnante (o meglio, come si diceva qualche riga sopra, maestro!), anche se forse avranno sudato, come si dice, lacrime e sangue per ottenere valutazioni positive in due discipline che,

    storicamente, sono da sempre un po lo spauracchio degli studenti (specialmente la matematica!).

    Dopo aver rievocato brevemente la sua vita, occupiamoci pi da vicino del lavoro di ricerca di Pycha. Durante la sua permanenza allUniversit di Milano, egli

    pubblic alcuni interessanti articoli in cui dimostr da aver compreso molto lucidamente quale sarebbe stato uno dei problemi fondamentali della fisica del

    XX secolo (e tuttora non del tutto risolto): il problema della formulazione di uno schema teorico in grado di unificare la Relativit Generale (il capolavoro dellopera scientifica di Einstein) con la Meccanica Quantistica.

    Di questo infatti si occupa Pycha in alcuni lavori pubblicati tra il 1932 e il 1933, che elenco qui di seguito:

    a. Geometria del cronotopo quantistico (1932 Rendiconti della Regia Pontificia

    Accademia delle Scienze Nuovi Lincei)

    b. Sulla relativit nel microcosmo (1932 Rendiconti della Regia Accademia

    Nazionale dei Lincei)

    c. Recensione dellopera di Louis de Broglie: Thorie de la quantification dans

    la nouvelle Mcanique pubblicato nel 1932 (1933 Bollettino di

    Matematica)

    d. Raggio per onde associate a fenomeni (1933 Rendiconti della Regia

    Accademia Nazionale dei Lincei)

    Analizzer in maggiore dettaglio questi lavori in un articolo pi ampio che sar inserito nella nuova edizione dellannuario del Marinelli che verr stampato nel 2014. In questa sede mi limiter ad accennare ai temi principali affrontati da

    Pycha in questi lavori e nella sua opera pi importante, cio il libro Razionalit e realt, edito dalle Arti Grafiche di Udine nel 1951. Negli articoli di cui ai punti a, b e d dellelenco precedente, Pycha cerca, come si

    suol dire, di prendere il toro per le corna affrontando quello che citavo in precedenza essere uno dei problemi pi rilevanti della fisica teorica del XX secolo

    (e tuttora in gran parte non risolto), ovvero la ricerca e formulazione di uno schema teorico in grado di coniugare la teoria della Relativit Generale con la Meccanica Quantistica (dora in poi RG e MQ). Negli anni in cui Pycha redige

  • questi testi egli era un trentenne che lavorava allUniversit di Milano (come

    assistente volontario e dunque, almeno pare di dedurre, senza compenso economico) sorretto dal suo entusiastico amore per le scienze fisico-matematiche

    che dunque non gli impediva di certo di non cimentarsi in unimpresa che stava mettendo alla prova le pi brillanti menti della fisica del secolo (tra cui lo stesso Einstein). I suoi tentativi in questa direzione di unificazione si sarebbero pertanto

    rivelati infruttuosi: tuttavia bisogna segnalare due aspetti significativi. Innanzitutto che Pycha aveva lucidamente compreso che era sul tavolo

    dellunificazione tra RG e MQ che si sarebbe giocata la partita della fisica del futuro (come infatti sta avvenendo ancor oggi) e inoltre che egli aveva ritenuto di lavorare a questo tema a partire da un approccio teorico tipicamente einsteniano,

    ovvero di risolvere i grandi problemi della fisica nellottica del pensiero unificante invece di occuparsi separatamente dello sviluppo delle due teorie fino a sviscerarne tutte le pi profonde implicazioni (e tutta la storia del XX secolo

    avrebbe testimoniato quanto queste fossero ancora numerose e rilevanti), per tentare quindi, in una sorta di bilancio consuntivo, di unificarne schemi e

    principi di base. Come i grandi della storia della fisica (a partire da Newton per arrivare a Maxwell ed Einstein e poi, in anni pi recenti, a Richard Feynman e Stephen Hawking), Pycha riteneva che la ricerca dei grandi principi in grado di

    unificare ambiti apparentemente cos diversi (come appunto RG e MQ) fosse lapproccio pi significativo del fisico teorico. Una volta superati tali problemi

    fondazionali, ci si sarebbe potuti occupare delle singole questioni ancora in gran parte irrisolte, ma che allora venivano ad assumere il ruolo di problemi particolari, magari ostici, ma gi inquadrati in uno schema esplicativo che

    metteva in relazione RG e MQ. Tale ottica unificante gi evidente fin dal titolo dei contributi a e b dellelenco succitato, quando Pycha parla di cronotopo quantistico o di relativit nel microcosmo. Senza entrare in tecnicismi che qui

    sarebbero fuori luogo, qualunque fisico sa bene che quando si cita il termine cronotopo ci si riferisce allo spazio-tempo in cui Einstein inser la sua

    descrizione dei fenomeni relativistici e affiancarvi laggettivo quantistico gi di per s una sfida concettuale che va nella direzione della suddetta unificazione tra RG e MQ. Lo stesso dicasi per il titolo del secondo articolo dove al termine di per

    s autoevidente di relativit, Pycha affianca quello di microcosmo, ovvero del regno tipico della MQ.

    Particolarmente interessante anche il terzo dei lavori che ho elencato, ovvero la recensione di un libro di Louis de Broglie che tra laltro fu uno dei padri fondatori della MQ, autore dei fondamenti di quello che sarebbe poi stato chiamato

    dualismo onda/particella in MQ. La recensione notevole sotto molti punti di vista. Prima di tutto perch mostra come Pycha fosse al corrente praticamente in tempo reale di quanto si andava pubblicando in ambito internazionale sulla MQ.

    In secondo luogo perch il libro era uscito solo in francese, lingua che Pycha conosceva bene, come per altro il tedesco! E infine perch Pycha si colloca in

    pieno in una tradizione culturale che gi da tempo si coltivava allestero, ma che in Italia avrebbe attecchito in forma significativa solo in questi ultimi decenni. Intendo riferirmi alla pratica di recensione delle grandi opere scientifiche che in

    paesi come Francia, Germania, Inghilterra e Usa (tanto per citarne solo alcuni) da tempo immemore viene affidata a grandi personalit della scienza o della cultura in genere che, lungi dal disdegnare questa attivit, considerano molto importante

    recensire in modo adeguato e competente opere che potrebbero dare contributi significativi allo sviluppo culturale. In Italia invece molto spesso i grandi nomi

    della cultura hanno snobbato questo tipo di lavoro lasciandolo dunque spesso a

  • giornalisti quasi sempre poco competenti che quindi non hanno certo potuto

    mettere in giusto rilievo testi importanti che, discussi nella giusta ottica, sarebbero stati anche potenzialmente divulgati al grande pubblico in modo

    corretto. Unultima riflessione nellambito di queste brevi note merita lultima e certo pi importante opera di Zeno Pycha, ovvero il libro Razionalit e realt pubblicato

    nel 1951 dalle Arti Grafiche di Udine e purtroppo mai pi ristampato. Si tratta di un vero e proprio saggio di filosofia della scienza in cui ancora una volta Pycha

    precorre i tempi del dibattito culturale italiano. Se vero infatti che quello epistemologico era un ambito di studi e riflessioni ormai molto ricco fiorente al di l dei nostri confini, in Italia termini come epistemologia o filosofia della

    scienza non solo erano praticamente ignoti al cittadino medio, ma non trovavano nemmeno ancora posto nei templi universitari del sapere. Basti pensare che quando Pycha pubblica questopera, quello che sarebbe diventato il maggiore

    filosofo della scienza italiano, Ludovico Geymonat, stava appena tentando di farsi strada in ambito universitario e la prima cattedra di filosofia della scienza in Italia

    (che sarebbe stata affidata a Geymonat stesso) non sarebbe sorta prima del 1956 (ovvero un anno dopo la morte di Pycha). Questo semplice insegnante di Matematica e Fisica del Marinelli dunque precorreva i tempi anche su questo

    terreno, partorendo un saggio epistemologico che certamente alla luce delle conoscenze attuali e della sensibilit moderna pu apparire sotto molti aspetti

    non molto accurato o addirittura ingenuo, ma che invece si rivela unopera molto stimolante se la si colloca nel contesto culturale in cui venne redatta (cosa che per altro sarebbe sempre corretto fare, cio giudicare un testo non col senno di

    poi, di cui per altro son piene le fosse come ci ammonisce Manzoni). Per ovvi motivi non ho mai conosciuto Pycha (che per coincidenza mor nellanno in cui nascevo!): mi sono avvicinato alla sua figura in occasione della celebrazione

    citata in precedenza che si tenne al Marinelli per ricordarne la vita e lopera nel 2005 (a 50 anni esatti dalla sua morte) nellambito delle attivit marinelliane per

    celebrare lAnno Mondiale della Fisica. E leggere i suoi articoli scientifici e soprattutto il suo saggio epistemologico stato per me (ex studente del Marinelli e oggi suo docente di Matematica e Fisica) non solo stimolante ma direi senzaltro

    emozionante. Se dunque mi posso rammaricare di non essere stato suo studente (anche se ci mi collocherebbe, per ben che vada, negli attuali ottantenni!), mi

    sento orgoglioso di far parte della schiera di docenti di Matematica e Fisica di questo liceo, che sono un po tutti suoi eredi culturali. Ma in particolare sono convinto che Pycha, proprio alla luce del suo saggio filosofico, vedrebbe di buon

    occhio la presenza, in quello che fu il suo liceo, di un corso di Storia e Filosofia della Scienza come quello che ho lonore di tenere ormai da molti anni. Fu la lettura dellopera di Geymonat a convincermi dellimportanza dellintroduzione

    della filosofia della scienza nella nostra didattica, ma aver scoperto, leggendo il libro di Pycha, che anche in lui arse la fiamma epistemologica, mi d un senso di

    vicinanza e continuit con la sua opera al Marinelli.

  • La biblioteca scolastica fornisce informazioni e idee fondamentali

    alla piena realizzazione di ciascun individuo nellattuale societ dellinformazione e conoscenza.

    La biblioteca scolastica offre agli studenti

    la possibilit di acquisire le abilit necessarie per lapprendimento lungo larco della vita,

    di sviluppare limmaginazione, e li fa diventare cittadini responsabili.

    (Manifesto IFLA UNESCO sulla biblioteca scolastica - 2003)

    La Biblioteca del Liceo Scientifico Giovanni Marinelli

    di Costanza Travaglini responsabile della Biblioteca di Istituto

    Mi sono sentita attirata dalla Biblioteca del liceo G. Marinelli fin dai miei primi

    anni di insegnamento in questa scuola, e mi ci sono avvicinata pian piano, fino a ricevere dalle esperte mani della prof.ssa Di Felice lincarico di responsabile della sua gestione. Questo accaduto semplicemente a causa del mio amore per i libri,

    per la carta stampata, per lodore che si respira in qualsiasi luogo dove si conservano libri o tracce del passato. accaduto anche nel ricordo della scoperta

    universitaria della bellezza della ricerca, ma forse soprattutto per il perdurante senso di meraviglia che mi prende quando penso alla relazione tra suono e lettera, tra pensiero e parola, tra voce e scrittura, tra lettura e cultura. Perdura

    dalla mia infanzia, dal momento preciso di questa scoperta, che uno dei miei pi vividi ricordi e che molti riconoscono come una delle scoperte pi grandi di quellet: una scoperta impossibile fino a quando la scolarizzazione, che ha mosso

    i primi passi nel sec. XIX, non ha portato allalfabetizzazione diffusa, sviluppando progressivamente lattenzione degli adulti sul mondo del bambino e poi, nel sec.

    XX, con ritardo impressionante, delladolescente. Vi chi non ha nascosto, come, solo per fare un esempio, Gianni Rodari, che la scolarizzazione nasconde un obiettivo di formazione di forza lavoro alfabetizzata, pi adatta agli obiettivi di chi

    detiene il potere economico, ma nessuno pu negare che lapprendimento, e con esso la lettura, siano anche potenti strumenti di liberazione del potenziale insito in ogni essere umano.

    Questultima considerazione il faro che mi ha guidato nel viaggio che ho intrapreso pi di dieci anni fa come responsabile della Biblioteca di Istituto ed il

    pilastro della sua gestione di questi anni. La prof. Di Felice, che mi ha preceduto in questo compito, stata naturalmente a sua volta preceduta dalle tante figure che hanno contribuito, con passione e competenza, in questi novantanni alla

    formazione dellidentit di questo liceo e della sua Biblioteca in particolare.

    Una risorsa pubblica nella scuola pubblica

    Quando, durante le visite guidate che rivolgo in Biblioteca di Istituto alle classi

    prime, spiego ai ragazzi cosa significa biblioteca pubblica, e faccio notare che il concetto di pubblico si venuto a creare a partire dalle idee dellIlluminismo e che prima esistevano solo musei e biblioteche privati e che privata era anche

    listruzione; quando aggiungo che anche la loro tassa di iscrizione serve a sostenere tutta la ricchezza di progetti che vi allinterno della loro scuola, insieme a ci che arriva dal Ministero ed eventualmente dai privati, e che non

    indifferente la loro scelta di cosa seguire o non seguire, di cosa utilizzare o non utilizzare, mi accorgo che in molti di loro vi uno scatto di consapevolezza,

    manifestato dalla loro espressione, meravigliata e compiaciuta allo stesso tempo.

  • Eppure non credo che la mia sia una semplice captatio benevolentiae: penso

    infatti che la Biblioteca sia uno dei luoghi dove meno si manifestano le disparit che ancora la scuola pubblica tollera o addirittura incrementa al suo interno, per

    varie ragioni, evidenziate dalle analisi OCSE-PISA e dalla riflessione di molti, tra cui mi piace citare Norberto Bottani (2004; 2013). La Biblioteca del liceo Giovanni Marinelli uno strumento a disposizione di

    tutti, allinterno della scuola: per questo ho gradualmente combattuto una battaglia per lottimizzazione del suo orario, che attualmente di quindici ore e

    che, pur senza raggiungere il sogno di unapertura regolare durante ogni mattinata di lezione, si pu definire un buon risultato, in quanto le cinque ore di apertura sono continue e offrono una professionalit seria e competente. Questo

    possibile grazie ad una Dirigenza e ad una Direzione lungimiranti e attente agli equilibri provenienti dalla progettualit dei docenti del liceo, che offre una ricca proposta di formazione extra-curricolare, ma soprattutto al sostegno della

    Fondazione CRUP che da qualche anno viene rivolto alla scuola e anche alla sua Biblioteca, il cui lavoro, bench intenso e continuo durante lanno, spesso rimane

    quasi sempre poco visibile, in quanto sottile e molto diffuso orizzontalmente tra gli studenti. La continuit del servizio, sia durante lanno che durante la giornata di apertura, una condizione necessaria per una biblioteca, proprio per queste

    ragioni. Purtroppo i docenti non possono assicurare questa continuit durante la giornata, per il semplice fatto che, dopo meno di unora di presenza, devono

    chiudere la Biblioteca e interrompere il servizio per recarsi in una delle loro classi a riprendere il loro compito principale. Uno studente che si avventuri verso una qualsiasi biblioteca, se trova chiusa la sua porta senza unindicazione di orario, o

    senza che lorario sia una promessa poi mantenuta, un utente perso per quella biblioteca, ma forse per ogni biblioteca, forse per molto tempo, forse per sempre. Gli studenti arrivano nella Biblioteca di Istituto spinti dai pi diversi motivi, il pi

    frequente dei quali linvito di almeno uno dei loro insegnanti, o anche lassegnazione di un compito da svolgere con le risorse offerte dalla Biblioteca di

    Istituto. Molte volte i nuovi utenti sono gi dei lettori accaniti, ma pi spesso il loro ingresso nella Biblioteca di Istituto pu essere il primo approccio con una Biblioteca tout court. Il meccanismo che avvicina gli utenti alla biblioteca

    scolastica tra laltro, pi che per altre biblioteche, relazionale, perch deve superare una forma di sospetto che a volte gli studenti nutrono verso le offerte

    della scuola e deve fondarsi su un rapporto di fiducia nei confronti del bibliotecario, cio della persona che pu assistere lo studente nella sua ricerca di un libro o di uninformazione, che sia per motivi di approfondimento disciplinare

    o di piacere della lettura. Il bibliotecario scolastico deve saper andare con sensibilit oltre al ruolo che ricopre, sia come insegnante, se lo , che come bibliotecario, se un professionista di questo settore. Sull aspetto di relazione,

    che deriva da questo tipo di servizio, conviene spendere qualche parola in pi: avvicinarsi alla biblioteca significa avvicinarsi alla lettura e, se si riflette sullo

    spettro di componenti che la lettura comprende, il semplice assunto del rapporto tra biblioteca e lettura si illumina di una nuova complessit. Gli aspetti che si potrebbero enunciare sono tanti, ma basti ricordare che la lettura pu essere

    considerata sotto laspetto storico e naturalmente letterario, ma anche scientifico, e poi sociologico, o ancora filosofico, religioso e soprattutto, trattando noi di quella scolastica, psicologico, in unampiezza di campi che vanno da quello

    cognitivo a quello affettivo e identitario. Leggere riporta il lettore sempre e comunque a quella sua prima esperienza, per me meravigliosa, di riconoscimento

    di un nesso tra fonema e grafema, ma il ricordo di quellesperienza pu rievocare

  • scenari familiari ed educativi della pi varia specie. per questo che la persona

    che accoglie un utente in biblioteca, soprattutto se nuovo utente, soprattutto se fa il suo ingresso in una biblioteca scolastica, non dovrebbe trascurare mai

    limportanza e la consapevolezza del ruolo che la comunicazione affettiva assume nella relazione, anche breve, che si viene a instaurare con lutente. Un po come avviene, su scala pi ampia, nella relazione tra discente e docente,

    che in ogni caso, anche se in qualche modo particolare, diverso, diversificato e specifico dellambiente di apprendimento, riverbera quella tra figlio e genitore.

    Il patrimonio della Biblioteca di Istituto e il suo utilizzo

    La Biblioteca del liceo Marinelli possiede attualmente pi di 19.500 volumi catalogati, anche di un certo valore storico, e conserva anche un discreto patrimonio di riviste e materiale audiovisivo, in formati diversi, dal cartaceo,

    allelettronico. Tutti i volumi precedenti al 1950 sono stati esclusi dal prestito ordinario, per le naturali esigenze di conservazione che fanno parte delle finalit di qualsiasi biblioteca. Predominano attualmente le riviste di argomento

    scientifico, mentre il patrimonio librario vede la prevalenza di testi narrativi, che costituiscono un tramite fondamentale per lavvicinamento alla lettura di ogni

    tipo di testo. I volumi e i DVD catalogati (attualmente nel numero di 84) vengono regolarmente pubblicati on-line, in un OPAC (Online Public Access Catalogue) scolastico che

    riunisce molte scuole della citt e della Provincia (http://www.infoteca.it/scuolefvg/homepage2.htm). Al Catalogo on-line si pu

    avere comunque accesso anche dal sito del liceo Marinelli, cliccando su Biblioteca e accedendo poi al link dellOPAC. Per documento, in linguaggio biblioteconomico, si intende ogni supporto in

    grado di dare informazioni. Le Biblioteche stanno diventando sempre pi centri multimediali, in quanto raccolgono e offrono allutenza diverse tipologie di documenti: anche quelle scolastiche vivono lo stesso processo, cercando di

    costituire, per il loro istituto di riferimento, un Centro di Risorse Educative Multimediali della Scuola (CREMS), prefigurato dalle norme internazionali IFLA

    (International Federation of Libraries and Associations). Secondo Luisa Marquardt (2006) i risultati di indagini sui livelli di competenza degli studenti nella lettura e nella comprensione (per es., PISA o Program for International

    Student Assessment) hanno dimostrato la stretta correlazione tra quantit di libri posseduti (in casa), qualit e utilizzo della biblioteca scolastica e rendimento

    scolastico. Parametri importanti sono perci la consistenza e attualit del catalogo di una biblioteca scolastica, le possibilit di prestito inter-bibliotecario, le attivit didattiche che possono svolgersi in o mediante la Biblioteca di Istituto.

    I risultati del lavoro comune e delle risorse riservate alla Biblioteca di Istituto in questi ultimi anni sono evidenti: negli ultimi due anni scolastici le presenze rilevate hanno superato la soglia di 2000 persone, delle quali la stragrande

    maggioranza sono studenti, mentre il numero dei prestiti annuali ha raggiunto nellultimo anno quota 821 (prima del 2007-2008, il numero dei libri prestati

    annualmente non aveva mai superato i 529 volumi); si proceduto ad un radicale riordino funzionale dei documenti, mentre il patrimonio cresciuto in modo rilevante (dal 2008-2009 al 2012-2013 vi sono state 1682 nuove acquisizioni, tra

    acquisti e omaggi). Daltra parte 539 sono stati gli studenti coinvolti nel 2012-2013 in attivit formative interne al Progetto Biblioteca di Istituto.

    Attualmente quindi la Biblioteca del liceo pi che mai vicina ad essere quello che la finalit principale di ogni biblioteca scolastica, secondo lAssociazione

    http://www.infoteca.it/scuolefvg/homepage2.htm

  • Italiana Biblioteche (AIB), ma anche secondo le Linee Guida IFLA/UNESCO: un

    ambiente di apprendimento che sviluppi diversi tipi di competenze, in particolare quella informativa, definita anche information literacy (Ballestra, 2011 et al.).

    Le attivit specificatamente didattiche condotte allinterno della Biblioteca o in relazione ad essa sono:

    Visite guidate alla Biblioteca Scolastica per le classi prime del liceo, con

    educazione alluso della Biblioteca e della consultazione del Catalogo

    Gruppi Lettura (questanno sono gi avviati tre gruppi)

    Attivit diverse promosse dalla Biblioteca Civica di Udine

    Attivit in collaborazione con esperti come Damatr (ultimamente la bella iniziativa, interna al Progetto Regionale Youngster, chiamata Libri viventi,

    purtroppo di sempre pi difficoltosa realizzazione)

    Visite alle Biblioteche Storiche della Regione

    Organizzazione di incontri con lautore o di interventi di esperti

    Consulenza agli studenti per lapprofondimento o tesina per lesame finale

    di stato

    Consulenza bibliografica

    Le attivit e le finalit generiche della Biblioteca del liceo G. Marinelli sono descritte nel Progetto annuale della Responsabile, ma anche nel Piano dellOfferta

    Formativa (sul sito del liceo, cap. 4.3, intitolato Biblioteca di Istituto), mentre il Sistema Qualit (PQ 7.5.6.1 BIBLIOTECA) enuncia e razionalizza in procedure le attivit di servizio che si svolgono in Biblioteca.

    Prima dellanno scolastico 2010-2011, la Biblioteca di Istituto ha conosciuto fasi diverse, che dipendevano dallattenzione riservata a questa attivit di servizio da

    parte della Dirigenza e dellAmministrazione della scuola. Un tempo i docenti potevano dedicare alla biblioteca le ore che venivano definite a disposizione, mentre la progressiva ristrutturazione dellorario di cattedra in

    varie discipline, e segnatamente in quelle letterarie, da dove storicamente giungono le maggiori collaborazioni da parte dei docenti, rende impossibile il loro utilizzo in biblioteca, se non a pagamento, con costi superiori a quelli di un

    professionista esterno. Inoltre i docenti sono raramente provvisti delle necessarie competenze professionali del bibliotecario (catalogazione, revisione catalogo,

    riordino funzionale, ecc.). Ma chi sono allora i bibliotecari scolastici? O, meglio, chi e come dovrebbero essere? E qual la realt delle biblioteche scolastiche italiane? Non certo quella di molti paesi europei, dalla Gran

    Bretagna al Portogallo, non nemmeno quella della provincia autonoma di Bolzano, dove ogni biblioteca scolastica, su tutto il territorio provinciale, ha un suo bibliotecario incaricato. In tutto il resto dItalia questa situazione

    fantascientifica, per quanto sarebbe evidentemente la soluzione pi idonea ad offrire un servizio continuativo ed efficace. Nei casi migliori venivano impiegati

    nelle biblioteche scolastiche i docenti inidonei allinsegnamento per motivi di salute, in altri casi ci si affidati al personale amministrativo. Dalla.s. 2007-2008, con la Dirigenza del prof. Tomaso Di Girolamo e la Direzione

    della signora Carla Querini, nonch lavvio del sostegno della Fondazione CRUP, fino ad oggi, con la Dirigenza del prof. Stefano Stefanel, la Biblioteca ha visto

    crescere significativamente le risorse a disposizione e quindi, anno dopo anno, anche la qualit del servizio. Dal 2010-2011, si pensato di risolvere il problema dellapertura affidando in parte la gestione ad una professionista esterna, che si

    occupa non solo dellapertura, del prestito, anche inter-bibliotecario, della catalogazione e del riordino del materiale librario, ma anche della definizione di

  • bibliografie o di progetti specifici di lettura, in collaborazione con i docenti che lo

    richiedono. Il ruolo dei docenti collaboratori della Biblioteca viene ad essere cos puramente didattico oppure organizzativo (dal cosiddetto piacere della lettura,

    allutilizzo del patrimonio della biblioteca per ogni necessit collegata allapprendimento-insegnamento, anche in modalit laboratoriale), mentre quello del responsabile della biblioteca venuto sempre pi a configurarsi come lo

    svolgimento di una funzione-ponte, in quanto figura dotata da una parte di competenze specifiche, culturali, biblioteconomiche e organizzative, che si

    esplicano allinterno della scuola e allesterno, nei rapporti col territorio (enti pubblici, biblioteche, librerie, associazioni, cooperative culturali, teatro, enti culturali, artisti, letterati e intellettuali) dallaltra, in quanto docente, di

    competenze didattiche, che possono essere collegate ai diversi interessi e alle diverse attivit della scuola. E stato possibile inoltre, negli ultimi anni, assicurare un orario preciso e una

    continuit nellapertura, impossibili da ottenere con il contributo degli insegnanti, per quanto motivati al lavoro in biblioteca per le ragioni gi descritte.

    Un obiettivo da porsi per il futuro riguarda senzaltro laumento ulteriore dellutilizzo della Biblioteca da parte dei docenti. Per quanto riguarda la lettura, la vicinanza pi diretta, e sembrerebbe pi ovvia, quella tra la biblioteca e il

    docente di materie letterarie o in genere umanista: un pregiudizio forse, che impedisce a molti di gustare le possibilit di lettura di testi scientifici di cui la

    Biblioteca del liceo Marinelli pure ampiamente dotata. Biblioteca e letteratura

    Tra gli aspetti sopra citati che una Biblioteca comporta proseguirei quindi con quello letterario, strettamente collegato al piacere di leggere, dal momento che la narrazione una componente fondamentale del riconoscimento di s, che bene

    ha illustrato Adriana Cavarero (1997), nella sua difesa dellunicit di ogni essere umano, che prova il desiderio, spesso inconsapevole, di sentirsi narrare la propria storia da un altro da s.

    Nella narrativa, come nel teatro, questo altro pu essere ritrovato nei personaggi, che siano protagonisti o meno, che talvolta presentano significativi

    aspetti di somiglianza col lettore, offrendogli cos la possibilit di riconoscersi nella narrazione di un altro. Che questo altro sia, nella felice espressione del collega Piergiorgio Gri di qualche anno fa, qualcuno che non condivide lo spazio

    della propria vita biologica, rende allesperienza il fascino che le proprio. Nella lettura di un romanzo, di un racconto, di una novella, di unopera teatrale non mancano le emozioni, sia quelle descritte, e quindi proprie del personaggio, sia

    quelle rimbalzate attraverso lopera dallautore al lettore: una forma di rispecchiamento quella che coinvolge il lettore pi sensibile, o meglio

    sensibilizzato, vuoi dalla pratica autonoma, costante e pure essa solitaria, della lettura, vuoi da persona o persone competenti o semplicemente colte, o appassionate della cultura. Ovviamente penso anche a noi insegnanti, con

    questo, e mi chiedo, per inciso, se non sia semplicemente questa la funzione nella scuola dellumanesimo tout-court.

    Senzaltro una delle funzioni che attualmente si attribuiscono alle biblioteche: a maggior ragione, credo possa essere riferita alle biblioteche scolastiche, stimolando, con gradualit e sensibilit quel piacere sottile che la scoperta di

    s. Credo che nella letteratura e in particolare nella narrazione il contesto,

  • soprattutto quello mentale ma anche quello ambientale, culturale ecc., proprio

    dei personaggi, dellautore, del lettore, si incrocino nel sentimento, in una percezione del reale che comprende anche il pensiero, ma che integra in una

    forma di risonanza la pulsazione fisica del cuore, del respiro, del nutrimento ecc.: in poche parole di quello che la vita semplicemente , che un po cambia, perch cambiano le situazioni, ma resta anche un po sempre uguale, e porta allincontro

    con laltro da s, e allo stesso tempo con il proprio pi profondo s. Lincontro con laltro sempre un incontro con se stesso: laltro come contrario e come riflesso di

    me. per queste ragioni che credo molto al potenziale di educazione interculturale della letteratura, che penso sia appunto insito nello stesso atto del leggere.

    Tornando alla biblioteca e alla letteratura, non si pu tacere della poesia: il regno della parola che incarna quellattimo illuminato di contatto con laltro da me, e di ritorno rapido e immediato a ci che sono, o a ci che penso di essere, in una

    ricerca continua di quel potere primigenio del suono che crea il ponte della comunicazione, anche dellindicibile. La porta della poesia: sempre socchiusa,

    affascinante, misteriosa e rischiosa e forse per questo poco praticata. Pierluigi Cappello (2008) la definisce lantagonista disarmata del contemporaneo. Andrebbero riportate per esteso le sue parole, che pongono la poesia in antitesi

    diretta col vitello doro del contemporaneo: la comunicazione, che risponde alla necessit di raggiungere e illuminare, nel pi breve tempo possibile, ogni nicchia

    di utenza, ogni angolo in ombra di ogni ceto sociale, utilizzando un linguaggio monodirezionale, mentre la poesia ridiviene azione (come scriveva Pasolini) in colui che la legge, che, interpretandola, produce nuovi significati. Ecco: questo

    riferimento allindividuo e alla sua capacit di fare che mira anche il servizio che la biblioteca del liceo Marinelli offre ai suoi utenti.

    dimostrato che, quando bibliotecari e insegnanti lavorano insieme,

    gli studenti raggiungono livelli pi alti di alfabetismo, nella lettura, nell'apprendimento, nella capacit di risolvere problemi

    e nelle abilit relative alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione ((Manifesto IFLA UNESCO sulla biblioteca scolastica - 2003)).

    Biblioteca e apprendimento

    Richiamando quanto gi espresso allinizio di questo contributo sullimportanza della relazione in qualsiasi biblioteca, quella scolastica viene attualmente intesa

    come un ambiente sia di apprendimento che di interazione, ricerca e progettazione culturale e didattica. Questo punto di vista dovrebbe portare a

    considerare la biblioteca come uno spazio laboratoriale di apprendimento e un luogo di studio, di ricerca, di incontri tra docenti e tra studenti, di informazione a fine pedagogico, di incrocio dellinformazione e della comunicazione, di

    trattamento e di accesso allinformazione grazie ai multimedia e a internet. Tra le finalit sue proprie vi quella di sviluppare una condizione interna alla

    scuola che permetta a tutti gli utenti di accedere al patrimonio della Biblioteca, cartaceo e non, per elaborare contenuti, costruire significati, acquisire e/o sviluppare o trasmettere competenze, acquisire o trasmettere la competenza

    informativa invocata dallUNESCO, da distinguere ma non separare dalla competenza informatica, accedere o educare al cosiddetto saper essere, che comporta una capacit di lettura dei contesti, dei piani logici e anche lassunzione

    di una consapevolezza di s e delle proprie capacit di fare fronte alla complessit del quotidiano, diffondere il valore dellinterazione con il territorio e le sue risorse

    e infine, forse soprattutto, sviluppare limmaginazione e il libero gusto per la lettura.

  • Lambizione ovvia e primaria di ogni biblioteca scolastica quindi quella di fornire

    una serie di risorse che, ruotando intorno alla lettura, permettano alla comunit scolastica di crescere, per favorire il suo compito, che , e rimane in modo

    centrale, lapprendimento degli studenti, la loro fioritura, la loro crescita serena ed equilibrata, il loro senso critico e il loro senso estetico, la loro capacit di ricerca, che si basa innanzitutto sullabilit di trovare i quesiti giusti per

    rintracciare le fonti giuste per il proprio progetto di ricerca o di semplice approfondimento.

    Le attivit progettate e portate avanti da una biblioteca scolastica hanno a che fare con questi ed altri, pi specifici, obiettivi. In questa direzione cresciuta la Biblioteca del Liceo G. Marinelli, fin dalla

    gestione della prof.ssa Annapaola Di Felice. Attualmente la funzione della Biblioteca di Istituto viene interpretata non come un semplice affiancarsi delle risorse della biblioteca stessa ai libri di testo e alle diverse metodologie utilizzate

    dagli insegnanti allinterno di ogni scuola, ma come lofferta di una rete di stimoli, rivolti allintera comunit scolastica, ma anche allesterno, in contatto stretto col

    territorio. Entrando in un campo pi specifico, la Biblioteca Scolastica pu essere utile anche per avviare processi di recupero.

    A livello di psicologia cognitiva si distingue tra lettura e comprensione, o meglio tra lettura intesa come decodifica o lettura strumentale, e lettura come

    comprensione. interessante poi il fatto che, per il lettore esperto, sia stata individuata una doppia via: quella lessicale, che costruisce rappresentazioni mentali della parola quanto a forma grafica, pronuncia ecc., e quella fonologica,

    che permette il riconoscimento dei segni, indipendentemente dal fatto che si costituiscano in parole. Entrambe le vie possono prescindere dal significato. Talvolta, come segnalano De Beni et al. (2001), unintelligenza brillante pu

    presentare problemi di lettura strumentale. Per queste persone rimane da verificare se pronunciano o se percepiscono la parola in modo scorretto. Non

    escluso che molte difficolt linguistiche, abbiano questa radice, ma, a tuttoggi, ogni disciplina si apprende su testi scritti, anche non fossero i libri di testo su cui tanto si discute. In ogni caso, stato provato che una scarsa competenza in

    questo tipo di lettura non produce necessariamente una carenza a livello di comprensione, anche se i due processi sono collegati.

    La comprensione durante la lettura viene intesa dagli studiosi come un processo di problem solving, in cui interagiscono vari livelli e diverse abilit. Non consiste in unassunzione passiva del significato del testo, ma in un ingresso

    del lettore nel significato e in una serie di operazioni attive di avvicinamento allo stesso. Se i processi che guidano la comprensione sono automatici (memoria, a breve e lungo termine e memoria di lavoro, percezione, conoscenze, atteggiamento

    attivo o passivo rispetto al testo, attenzione, ecc.), in caso di difficolt possono per essere resi consapevoli dallapplicazione di competenze metacognitive quali il

    controllo del processo di comprensione (applicazione di schemi e script, produzione di inferenze e creazione di aspettative e ipotesi, verifica), la scelta e lapplicazione di strategie adeguate, lutilizzo degli indizi interni al testo, quali le

    preposizioni o le desinenze. Dal punto di vista cognitivo, noto come possa esistere, tra i Disturbi Specifici

    dellApprendimento, il disturbo di lettura, pi noto come dislessia, che si ripercuote proprio sulla comprensione del testo, di qualsiasi testo scritto,

    provocando come minimo un rallentamento nellidentificazione del significato del

  • testo, che lo scopo primo della lettura. A livello di rapporto con se stesso e con

    gli altri, lo studente che risenta di un disturbo anche minimo in questo campo potr tendere naturalmente ad allontanarne da s la consapevolezza e con essa

    lorigine della percezione della difficolt: il testo scritto. Sarebbe fondamentale (ed ormai prassi normativa) a questo punto che linteressato, riavvicinandosi alla lettura, non si trovi davanti allindifferenza

    dellambiente, ma che incontri in ogni scuola persone che comprendano la sua difficolt e si facciano tramite del suo rapporto con la lettura, attraverso la

    relazione, intuendo la necessit di eliminare confronti competitivi con compagni che non soffrono di questa difficolt. Naturalmente lassistenza psicologica specialistica in questi casi fondamentale, ma altrettanto importante che la

    mediazione verso il libro avvenga attraverso una persona sensibile e preparata, almeno umanamente, anche a queste evenienze, e questo anche nella biblioteca scolastica.

    La lettura - silenziosa o teatrale, espressiva o letteraria, libera e ricreativa o concentrata e normativa,

    implicita o effettiva, monastica o scolastica, contadina o patriarcale, selvaggia od erudita,

    utile o sentimentale - si trova sempre al centro di un processo storico essenziale e gioca un ruolo fondamentale per la condivisione della cultura.

    G. CAVALLO R. CHARTIER (1995)

    Biblioteca scolastica e storia

    Dieci anni fa, per gli ottantanni del Liceo Marinelli, fu allestita una mostra con alcuni dei tanti libri acquistati nel 1923, alla nascita di questa grande scuola. Lo

    spirito fu quello di mettersi nei panni di un curioso che si chiedesse che libri potessero mai essere selezionati dallallora Bibliotecario: fu un po uno spiare, dal

    buco della serratura del tempo, la mentalit che condizionava le scelte degli acquisti per la Biblioteca dIstituto di questo Liceo al suo nascere. Fu interessante, anche se parziale, perch tante potevano essere le storie da

    raccontare a proposito. Nellesposizione furono senzaltro privilegiati i testi dei geografi che hanno dato la prima fisionomia a questo Istituto: Giovanni ed Olinto

    Marinelli, ma anche Francesco Musoni, che del liceo fu il primo Preside. Il testo fondamentale fu quello di Giovanni Marinelli, conservato in pochissime copie in Italia (una ventina, non sempre complete), ma riconosciuto da molti come

    unopera fondamentale della geografia, allora nascente: si trattava de La Terra. Trattato popolare di geografia universale, pubblicato nel 1899 a Milano per i tipi della Vallardi.

    Si pens poi di rappresentare in mostra, con lesposizione dei libri, i vari campi del sapere del tempo. Di quellevento ora restano il file delle didascalie e naturalmente i libri, tornati al loro posto sugli scaffali, ma rimase da subito

    anche qualcosa di pi astratto: la consapevolezza della capacit di una collezione di libri di parlare alla mente dello storico che intenda capire un tempo e uno

    spazio. Una possibilit simile pu rimanere per molti anni sul piano delle potenzialit pure, acquisendo per in un momento una vitalit grandiosa, se illuminata dallinteresse vivo di uno studioso. Ci sarebbe molto da studiare e da

    scrivere su questi e su altri libri depoca che sono patrimonio di questa scuola. Lauspicio che, negli anni a venire, questa possibilit venga colta, in modo tale da rendere parlanti le biblioteche scolastiche, che molto hanno da dire non solo

    sul piano della didattica. Lo testimoniano le non rare richieste di prestito da parte di universitari e

    studiosi, anche di altre regioni, dal momento che alcuni testi risultano di difficile

  • reperimento, proprio perch sono frutto di scelte specialistiche e di passioni, sia

    in campo educativo, sia in quello pi vasto del sapere. Anche a questo serve una biblioteca: per conservare, per testimoniare, per porsi

    consapevolmente nella scia di una tradizione, che a volte pu essere discontinua e anche faticosa. Ed questo suo essere teca che differenzia ogni biblioteca, comprese quelle

    scolastiche, da uno strumento come Internet, che contiene un sapere enorme ma indifferenziato, perch non collezionato. Una collezione infatti implica un filtro

    umano, marchiato dalle passioni e dalle idee dei diversi bibliotecari, ma soprattutto numerosi aspetti relazionali, fatti di sguardi, di condivisioni, di entusiasmi e delusioni, di scelte prodotte anche dalle inclinazioni di insegnanti ed

    allievi che, delle fonti della biblioteca, hanno fatto richiesta ed uso. quindi senzaltro una teca anche la neonata biblioteca di soli e-book, che ha visto la luce in Texas, nella citt di S.Antonio, dove il 40% dei cittadini, di

    stragrande maggioranza ispanica, non possiede un computer e si trova in una condizione di forte svantaggio sociale ed economico e dove quindi le-book ha un

    forte significato da questi punti di vista. teca anche una biblioteca mista, da alcuni definita mediateca, dove alla collezione meramente cartacea si possono affiancare e-book, audio-book, video, e

    fonti elettroniche le pi disparate e, per una biblioteca scolastica, utili allapprendimento e allattivit educativa e didattica. Cos si sta avviando ad

    essere e in parte gi la Biblioteca di Istituto. Lauspicio di poter continuare a offrire una serie complessa di attivit e servizi che come ora, guardano al passato e al futuro, sempre rivolte al presente che costituisce il vero tempo dellazione e

    della relazione didattica.

  • Si pu togliere la giacca in classe,

    o scoppia la rivoluzione? L'episodio accaduto al Marinelli

    che incendi il '68 udinese

    di Enrico Petris

    " una giacca di pitone, esprime la mia personalit" cos Nicolas Cage in Cuore selvaggio di David Lynch, film americano del 1990, che racconta la fuga di due amanti, Lula e Sailor, verso il sud degli Stati Uniti, lontano dalla madre di lei, decisa ad impedire il loro amore. L'amore e il suo impedimento, come in un

    melodramma, ma il serissimo Sailor per nessuna ragione al mondo si toglierebbe mai la sua giacca-pelle.

    Nove anni dopo, a ferragosto del 1999, al Teatro Comunale di Cagliari, Zubin Mehta e la Filarmonica di Israele si esibiscono nella prima sinfonia di Beethoven e

    nella sesta di Mahler. estate, fa caldo e la sesta di Mahler non dura meno di ottanta minuti. I musicisti israeliani, decidono di presentarsi, in camicia e

    farfallino nero, senza giacca. "Un gesto di maleducazione, fatto senza il permesso del teatro che li ospita - sbotta il sovrintendente Mauro Meli - la musica fatta di rituali che vanno rispettati. Sono arrabbiato perch Mehta un gran direttore.

    Giulini, Abbado, Muti, Kleiber - immagino intendesse sia il padre Eric sia il figlio Carlos - non l'avrebbero mai permesso".

    La stampa riparla di giacche tolte sei anni dopo, a luglio 2005. Per qualche giorno hostess e steward in servizio a bordo degli aerei dell'Alitalia persero la loro

    consueta eleganza. Era iniziato lo sciopero della giacca, una forma di protesta che prevedeva di non indossare le giacche verdi di servizio. Il tutto in segno di protesta contro le norme aziendali.

    Infine a 4 dicembre 2012, a palazzo Madama, il senatore emiliano della Lega Nord, Giovanni Torri, che al momento del voto al decreto sugli enti territoriali si

    tolto la giacca mostrando una camicia e cravatta verde, spiega cos il suo irrituale comportamento: ''Mi sono tolto la giacca e sono passato con la camicia verde sotto

    la Presidenza in segno di protesta contro il governo''. Nella storia del Senato, ha ricordato Torri ''mai si verificato che un senatore passi in camicia sotto il banco della presidenza". Sorvoliamo sulla giacca troppo larga di Nixon, sudato e

    dimagrito, che gli fa perdere il match televisivo e la presidenza degli Stati Uniti nel 1960 contro Kennedy, e anche sulle giacche troppo larghe del sindaco di Udine Honsell dopo la dieta dimagrante, e diamo una occhiata ai frivoli consigli del bon

    ton. Tra essi, per quanto possano valere, i pi celebri sono quelli che dicono che la giacca si toglie solo per coprire le spalle ad una donna svenuta e che

    sconsigliano di togliersi la giacca a tavola. Sia dagli esempi tratti dai giornali e dalla storia, sia dai consigli di buone maniere risulta che togliersi la giacca in pubblico segno di indignazione e di protesta. Doveva esserlo anche il 12

    novembre 1968, il giorno che sar ricordato come quello della protesta delle giacche al Marinelli.

    Un nuovo anno scolastico si apre. Rivedrete sui banchi le vecchie facce: qualcuno di voi avr forse delle classi nuove. Ma in fondo si tratter degli stessi

    tipi, degli stessi ragazzi. Figli di pap in qualche sezione A; pi spesso figli di contadini, figli di operai, figli di emigranti. Sono il Friuli di domani. Sono nelle vostre mani.

  • Cos inviava il suo saluto agli insegnanti Sandro Comini in occasione

    dellapertura dellanno scolastico sulla prima pagina di Friuli doggi, settimanale del Movimento Friiuli, del 3 ottobre 1968. Figli di pap nella prima sezione era la

    norma delle scuole dellepoca, e non risulta che la composizione sociale delle classi dei licei fosse allordine del giorno fra le cose da mettere in discussione da parte degli studenti che contestavano il sistema in quell'anno caldissimo della

    protesta giovanile. Era cos anche al Marinelli, nella sezione A i figli di pap.

    Le porte di ingresso sono rimaste le stesse fino al 2012, le hanno sostituite da poco. La vespa col parabrezza, che si intravvede appena sulla sinistra della foto,

    parcheggiata in modo sicuramente disinvolto, oggi le norme di sicurezza non lo consentirebbero. I tigli sono ancora giovani, hanno una reticella di protezione, non ci sono cestini per i rifiuti, i pini dietro coprono le finestre della presidenza.

    La testata della pensilina che ripara dalla pioggia riporta il nome della scuola. Il rinomato e all'epoca unico liceo scientifico della citt, ci vorranno altri dieci anni

    prima di assistere alla creazione del liceo Copernico. Davanti al fotografo del "Messaggero Veneto" che li riprende dalla strada, ci sono diciannove studenti della quinta A del liceo Marinelli dellanno scolastico 1968-69. Tutti parlano gi di

    loro, la loro bravata ha fatto il giro delle scuole, arrivata alla stampa. "Vai a vedere cosa hanno combinato al Marinelli oggi" deve aver detto il direttore Vittorino Meloni ad un suo redattore. Quando il giornalista arriva con il fotografo,

    li trova gi in strada.

  • Non tutti hanno capito che stanno per diventare famosi, quelli a sinistra sono gi

    in posa, a destra invece c' contesa per il posto di prima fila. Uno dei tre soli studenti in cravatta, sotto il cardigan chiaro, viene spostato energicamente col

    braccio sinistro da uno col maglioncino girocollo e camicia. A loro guardano e non all'obiettivo dieci di loro, nove nelle immediate vicinanze della sotto scena, della scena nella scena, uno addirittura all'altro lato, il ragazzo con barba senza baffi e

    occhiali, il primo a sinistra. Stanno per diventare famosi, stanno per incendiare il sessantotto udinese, sono ad un clic dalla gloria, ma lo mancano. Una

    scaramuccia per la prima fila scompagina l'ordine, la scintilla della rivoluzione. Quella che cercavano Curcio e Franceschini nelle grandi citt. C' contesa nella foto, i due litiganti attirano gli sguardi indispettiti almeno dei due di cui si riesce

    a vedere completamente il volto sulla destra. Quello coi baffi e gli occhiali sente l'urto del suo compagno che arriva con energia sull'altro con cravatta e cardigan. Sente l'urto ma regge, risponde con uno sguardo severo, sicuro di s tanto da

    tenere la mano sinistra met infilata nella tasca dei jeans. l'unico che li indossa. Una mano in tasca ha anche l'ultimo a destra, quello che assomiglia un

    po' a Pasolini. Guardano a loro anche quattro su cinque dei ragazzi al centro, quello con gli occhiali in primo piano, che il pi vicino all'obiettivo, uno dei due dietro di lui e i due dietro di loro, di cui non si vede completamente il volto. Uno

    solo di questi cinque, quello con la cravatta, guarda all'obiettivo e sorride. Lui non perde l'attimo del clic. Lo perde in parte il ragazzo con braccia conserte sulla

    sinistra dei cinque, maglioncino chiaro e colletto della camicia fuori e non contenuto dal girocollo. Solo il primo a sinistra porta come lui il colletto della camicia fuori dal girocollo. Guarda all'obiettivo ma non ha le spalle allineate,

    come il ragazzo alla sua destra, l'unico che non si fa turbare dallo spintone che rende dinamica la foto. Spalle dritte rivolte al fotografo, sguardo attento, occhiali e maglione con cravatta, mani in tasca e calzoni con pince. quello che guarda

    all'obiettivo con maggiore attenzione. Lui non perde l'appuntamento con la storia. Ma guardiamo meglio la foto. un litigio per il posto migliore o un tentativo di

    frenare il ragazzo con la cravatta che si sta scagliando contro i tre che stanno alla destra? Potrebbe. Ma se fosse cos allora forse i tre sono loro. Sono loro quelli che si sono tolti la giacca per primi, le teste calde. "Guardate in che guaio ci avete

    cacciato tutti" forse questo che sta dicendo loro; l'altro non lo spintona, lo frena. I due oggetto dell'invettiva di quello in cravatta non sono turbati, sono pronti a

    rispondere, una mano in tasca, l'altra fuori. Quello con baffi e occhiali sta pensando: "Che vuole questo? Ci ha ripensato? Prima solidale e ora contrario". L'ultimo a destra, quello che assomiglia a Pasolini, pi pronto nella reazione, gli

    sta gi rispondendo: "Vieni qui a dirlo", la mano destra mima l'invito a farsi sotto. Sta per scoppiare una scazzottata o forse solo qualche spintone. Il ragazzo con la cravatta sta continuando a parlare, forse arriva all'insulto, il compagno alla sua

    destra si mette in mezzo e blocca il suo impeto. Ma ormai non c' pi tempo per ricomporsi, il fotografo ha gi fatto scattare l'otturatore.

    Non fa freddo, quasi nessuno ha la giacca, et pour cause, o il cappotto o altro a coprire le spalle. In effetti due hanno la giacca, uno semicoperto al centro in terza fila, l'altro sulla sinistra dietro quello con la barba senza baffi, il pi

    freddoloso, ha le spalle sollevate e rannicchiate, ed uno dei quattro che non mancano all'appuntamento. Solo quattro guardano l'obiettivo, quattro su

    diciannove. Di questi quattro, due hanno la cravatta, uno la giacca. All'appuntamento con il clic della scintilla del cambiamento quelli in abbigliamento borghese sono i pi pronti.

    Ma cosa era successo prima dello scatto? Tre studenti, che allora per il

  • regolamento d'istituto chiamava alunni, si presentano in classe senza giacca.

    Come era previsto dall'articolo 4 del regolamento

    "Gli alunni devono venire a scuola vestiti decorosamente e non devono presentarsi senza giacca o in altro modo troppo confidenziale o domestico. Le

    alunne devono astenersi dall'uso di ciprie e di belletti".

    Oggi sarebbe chiaramente inaccettabile, la giacca obbligatoria c' solo nelle scuole militari, a Parma o a Napoli. Forse il tono del liceo per lo dava ancor meglio il

    primo articolo:

    "Gli alunni devono rispetto ed obbedienza al Preside, a tutti gli insegnanti del Liceo ed a chiunque abbia ricevuto dal Preside l'incarico della vigilanza sulla loro

    disciplina"

    Era questa la scuola italiana dell'epoca. Quando si dice che il '68 fu una ribellione contro l'autoritarismo, della scuola o della societ, l'esemplificazione migliore sta

    nel primo articolo delle "Norme generali di vita scolastica", cos si chiamavano, del Marinelli.

    Alunni quindi non studenti. Il primo in genere il termine che si utilizza per indicare chi studia nella scuola primaria o nel primo ciclo della scuola media, ma non certo per chi frequenta un liceo. Alunno viene dal latino alo, che vuol dire allevare. Alunno non contiene alcun riferimento al processo di crescita consapevole di chi studia, dello studente. Negare la dignit di studenti a quelli

    che frequentano le scuole medie superiori significa mantenerli in una posizione di subalternit disciplinare. Eppure cos era al liceo Marinelli nel 1968. Gli alunni dovevano rispetto ed obbedienza al preside, scritto con la p maiuscola, mentre la

    a di alunni in minuscolo. I segni tipografici evidenziano la disparit. Ma ci che deve aver infastidito i ribelli senza giacca deve essere stato il costante richiamo all'obbedienza. Il rispetto va bene, forse una virt civile oltre che etica,

    l'obbedienza no, l'obbedienza pu andar bene nel privato, in casa o in parrocchia, ma non in una scuola, non dove si formano liberamente le proprie convinzioni,

    non dove si insegna a pensare con la propria testa, che , senza tema di smentita, il lavoro pi difficile in assoluto. Gli insegnanti delle prime due ore forse non se ne accorgono, o forse sono

    tolleranti, o forse i ragazzi non se la sono ancora tolta. Quando entra l'insegnante di disegno, che anche vice preside, il professor Ermenegildo Crosetto, e fa

    notare la loro irregolarit invitandoli ad abbandonare l'aula, anche i loro compagni tolgono la giacca ed escono. Il comportamento degli studenti fu giudicato negativamente e punito con un giorno di sospensione inflitta a tutti dal

    preside Pellizzoni. La stampa locale, Friuli sera per esempio, lod il comportamento del preside:

    "Da parte nostra, per rispetto alla scuola che non deve essere palestra di

    anarchia, non solo approviamo il comportamento di preside e professori, ma diciamo per il bene della scuola stessa una lezioncina fuori programma dovrebbe essere la conseguenza pi logica al deplorevole atto di quegli studenti"