C'era una volta un'orchidea che voleva essere una ginestra

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Attraverso le sue esperienze di vita e una piccola antologia personale, in “C’era una volta un’orchidea che voleva essere una ginestra”, l’autrice traccia un percorso di crescita che si presta a fungere da guida per chiunque abbia bisogno di un piccolo aiuto per provare a divenire più forte. Passando per cose belle e non, momenti quasi perfetti e momenti di grande difficoltà, e con un riferimento costante – un po’ sullo stile della intro di “Manhattan”, di Woody Allen – a tutte le cose per cui vale la pena vivere. Perché, nella confusione generale, è molto importante potersi aggrappare a dei punti di riferimento o a delle vere e proprie certezze – se si ha la fortuna di averle – che ci aiutino a resistere e ad andare avanti nel migliore dei modi possibili, ricordandoci sempre quanto sia bello, per l’appunto, vivere. 2015 - ISBN 9788896926390- brossura - pp. 180

Text of C'era una volta un'orchidea che voleva essere una ginestra

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  • Silvia Lo Forte

    Cera una volta unorchidea

    che voleva essere una ginestra

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  • Copyright 2015 - Tutti i diritti sono riservati per tutti i Paesi

    Casa Editrice Antipodes

    www.antipodes.it

    info@antipodes.it

    ISBN: 978-88-96926-39-0

    In copertina: disegno di Nico Bonomolo

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  • Alle persone del cuore,di cui so di potermi dare e che mi auguro di avere sempre vicine,ovunque io vada e comunque io sia.Grazie per esserci, per esserci state, e per esservi fatte (ri)trovare quando era il momento.

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  • Prefazione

    Cosa ci rivela il confronto fra unorchidea e una ginestra?Cosa hanno in comune il mito delle due met di cui parla Platonenel Simposio e una canzone di John Lennon, anche se espri-mono opinioni opposte? pi vera la storia di Orfeo ed Euridice,che ci vuole convincere ad abbandonare ogni sforzo per recupe-rare ci che appartiene ormai al passato, o bisogna credere nelmessaggio che ci trasmette la frase Ci vediamo a Montauk, checonclude la storia di un film che lautrice di questo libro consi-dera uno dei suoi film manifesto?

    Cosa ci pu insegnare labitudine di percorrere al buio la stradafra il nostro letto e la cucina per uno spuntino notturno (tipicaabitudine di chi soffre di insonnia)? Come convivere con i jet-lagdellanima e con la solitudine di default? Vale la pena di con-tinuare a combattere per le cause perse (una di queste: continuarea trovare ragioni per amare la Sicilia) con la sola forza della gas-peranza, cio di una speranza difficile a vedersi? Cosa il ro-manticinismo e cosa vuole insegnare la teoria degli auricolari?

    Di questo e di tante altre cose ci parla questo libro che nascedal dolore di un amore (in)finito e che non d risposte definitive,fatta eccezione della certezza che senza amore e ironia la vita destinata inevitabilmente ad apparire pi scialba. Leggerlo puessere molto utile negli inevitabili momenti di difficolt che capitaa tutti di attraversare; anche perch racconta che perfino il dolorepu lasciare degli amabili resti, che si aggiungono alle tante cosepositive che pure la vita ci regala.

    Come i luoghi dellanima, le prime volte delle nostre espe-rienze pi belle, i desideri o i sogni che amiamo accarezzare, maanche i libri ed i dolci. Ed in questultimo caso, del resto, lastessa autrice a confessare di avere pensato pi volte che il suo

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  • vero destino sia quello di rendere felici le persone con i dolci. E, forse, anche con i libri.Conosciamo Silvia da tempo. Ed da quando la conosciamo che

    ci pare si porti a spasso unaria mezzo trasognata, equamente ri-partita tra distacco ironico, compassione umana, sensibilit inallerta costante e, costi quel che costi, unincrollabile fiducia nelGrande Cocomero. Insomma, una canzone dei Radiohead su testodi Italo Calvino e sotto la direzione di un Cervantes pi stralu-nato che mai. Per questo le vogliamo bene, per questo vale la penaleggere questo libro.

    Ferdinando Albeggiani e Alessandro Tesauro

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  • Intro.

    When you were here beforeCouldnt look you in the eyeYoure just like an angelYour skin makes me cryYou float like a featherIn a beautiful worldI wish I was specialYoure so fuckin specialBut Im a creepIm a weirdoWhat the hell am I doing here?I dont belong here.

    - Radiohead, Creep (Pablo Honey)

    Nella vita capitano cose strane. Nasci in un modo, cresci e co-minci a maturare un certo modo di essere, finch pi o meno nonti assesti in una determinata forma, e ad un certo punto potrestivoler diventare qualcuno che forse non sei mai stato. Spesso ci sisente fragili e impreparati agli ostacoli che si possono incontrare,alle persone che si rivelino, specie se inaspettatamente, fonte didelusione, nonch a tutte le altre cose negative che si possano ve-rificare nel corso degli anni. E quando ci si sente cos, si passa iltempo a desiderare di essere diversi. Di essere una persona piforte, che non abbia mai paura, che sappia sempre come compor-tarsi in ogni circostanza e con qualsiasi interlocutore. Che non

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  • si tiri mai indietro ma che, piuttosto, riesca sempre ad affrontareanche le difficolt apparentemente pi insormontabili.

    Ho provato questa sensazione tante volte. Solo che, allinizio,la reazione pi facile era sempre quella di tirarmi indietro. Rasse-gnarmi al mio modo di essere e al fatto che non potessi fare nullaper cambiarlo, perch ormai ah questavverbio, quanti limiti rie-sce a mettere a qualsiasi cosa - era troppo tardi e, alla fine, se nasciin un modo non riesci mai a cambiare pi di tanto, soprattuttosotto certi aspetti cos fondamentali. Anche se poi, col tempo, hoimparato che a volte pi facile fare dei cambiamenti radicali piut-tosto che modificarsi nelle piccole cose. Ad ogni modo, pensandodi non poter mai realizzare dei cambiamenti sostanziali, andava afinire che ogni volta assistevo passivamente al tramonto e alla ca-duta del mio io, senza provare a fare qualcosa che potesse arrestarequesto declino inesorabile verso la condizione statica del rimanerequel che ero, con tutti i miei difetti e i miei limiti. Sennonch, daun certo punto in poi, non saprei spiegare bene cosa sia successo,qualcosa cambiato. Il contrario di quel che pensavo mi seducevacome un mondo favoloso, e cos, ogni volta che mi si poneva da-vanti un bivio, decidevo di seguire proprio la strada che normal-mente non avrei mai intrapreso. Forse in questo modo, pensavo,avrei finalmente cambiato il corso degli eventi.

    Esempio:- Cosa farebbe la me di prima? (Quando il prima in realt non

    esattamente un prima, ma qualcosa che gi nellistante dopo in cuiviene pronunciato non c pi, perch, anche se non se ne ancoraaccorto, gia passato, e quindi diventato qualcosa di diverso.)

    - Sceglierebbe lopzione a)- Perfetto, allora optiamo per la b). un po il concetto dello squadra che vince non si cambia, per

    al contrario. Considerando che il mio atteggiamento timido, im-paurito e remissivo non mi aveva mai portato da nessuna parte, el per l non mi veniva in mente alcuna possibilit di seguire un

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  • percorso intermedio - pi che altro proprio perch mi mancava an-cora la sponda opposta che, in una visione dinsieme, mi avrebbepermesso di capire quale fosse la mezza via presi la decisione dicomportarmi esattamente nel modo opposto a quello che, per pi-grizia, abitudine, paura o incapacit di mettermi in gioco, avrei,in tempi non sospetti, privilegiato.

    Pausa, e annessa rivelazione degli intenti. Premetto che, in que-stantefatto, la mezza via non sar tracciata, poich ci arriveremonei prossimi capitoli, che costituiscono tutto il percorso intermedioche mi porta da un capo allaltro. Quindi, in questa sede, mi limi-ter a prospettare soltanto le due parti tra loro opposte, ovvero ilpunto di partenza e il suo contrario speculare. Per vorrei spiegareun po il senso di quello che sto scrivendo, e che scriver, anche senon mia abitudine procedere in un unico senso, perch alla fine tutto un incrocio di sensi, a cominciare da questa cosa dellin-crocio che ho scritto adesso. In questo libro, comunque, vorrei pro-vare a tracciare la strada che ho percorso - e che sto ancorapercorrendo, perch credo non si finisca mai del tutto di cammi-nare - per provare a divenire pi forte, per trasformarmi da unor-chidea delicata e suscettibile di cadere ad ogni soffio di vento, inuna pi resistente ginestra, della cui forza qualcuno ben pi im-portante di me, in passato, ha avuto modo di scrivere versi desti-nati alleternit. Passando per cose belle e non, per momenti quasiperfetti e momenti tremendamente difficili, per gli espedienti uti-lizzati per andare avanti o soltanto per fare delle pause necessariea non impazzire, e per non perdere la bussola, evitando cos dismarrirmi lungo il sentiero. Con un riferimento particolare e co-stante - un po sullo stile della intro di Manhattan, di WoodyAllen - a tutte le cose per cui secondo me vale la pena vivere, e chetroverete disseminate nel corso della narrazione. Che siano luoghi

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  • non dimenticati e indimenticabili cui si vorrebbe sempre fare ri-torno; persone del cuore di cui non si pu fare a meno, anchequando poi si deve imparare a farne a meno; libri che si vorrebbeavere sempre a portata di mano, in cui trovare conforto o grazie aiquali sognare e trovare un rifugio per tutto il tempo che serve asentirsi di nuovo pronti a ritornare con i piedi per terra; lestate,che porta con s una quantit infinita di cose belle, e in cui lanimoumano, dopo essersi risvegliato in primavera, pronto a vivere av-venture che nel resto dellanno sarebbero impensabili; scrivere pa-gine e pagine dove mettere se stessi e quello che ci fa male, comeper allontanarsi e sentirsi pi leggeri, anche se solo per un po ditempo, e poi leggerle, ritrovarsi, e rimettere tutto nel cuore, perchalla fine quello il loro posto; la musica che fa da sottofondo a coseimportanti e non, e che a volte ti consente di ritornare a momentio persone passate semplicemente attraverso le scorciatoie della me-moria, cos da non perdere mai veramente niente e nessuno; albe etramonti di cui non ci si stanca mai, poich rimangono sempreuno degli spettacoli pi suggestivi cui poss