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  • LUIGI NATOLI (WILLIAM GALT)

    I BEATI PAOLI GRANDE ROMANZO STORICO SICILIANO

    Saggio introduttivo di Umberto Eco Note storiche e biobibliografiche di Rosario La Duca Volume primo S. F. FLACCOVIO, EDITORE - PALERMO

    1. "I BEATI PAOLI" E L'IDEOLOGIA DEL ROMANZO "POPOLARE". di UMBERTO ECO

    Non si pu dire che la letteratura italiana manchi di una tradizione del romanzo storico: tutte le discussioni romantiche sono dominate da questo tema e, al post tutto, anche I promessi sposi rientrano in questo genere letterario. Sarebbe facile allora definire I Beati Paoli come un rampollo assai tardo di questo filone e, poich non si possono attribuirgli innovazioni del genere , n a livello linguistico n a livello delle strutture narrative, basterebbe leggerlo per il suo valore locale e per la non poca luce che getta su episodi storici ignorati ai pi (e a quanto pare non del tutto estranei alla realt contemporanea dell'isola).

    Tuttavia questo libro presenta vari motivi di interesse per una sociologia della narrativit. Infatti, anzitutto, la chiave giusta per leggerlo, ci pare consiste in questo: I Beati Paoli non va visto come esempio di romanzo storico bens di romanzo popolare . In tal senso i suoi ascendenti non sono Guerrazzi, Cant o D'Azeglio, ma Dumas, Sue o, per restare in Italia, Luigi Gramegna (autore di una vasta epopea sabauda di cappa e spada, ingiustamente dimenticata). Del romanzo popolare il libro di Natoli ha alcune caratteristiche strutturali e ideologiche che per vari aspetti lo rendono (oltre che narrativamente piacevole) sociologicamente attuale.

    1. romanzo storico e romanzo popolare

    Certo la distinzione tra storico e popolare rischia di farsi grossolana, quando si pensi alla popolarit che ebbero romanzi di impianto storico , come quelli di Scoti o di D'Azeglio o di Tommaso Grossi.

    indubbio che molti romanzi popolari, d'altra parte, sono anche romanzi storici, e basti citare I tre moschettieri , anche se sarebbe possibile dimostrare il contrario e ricordare Il conte di Montecristo o I misteri di Parigi per individuare romanzi popolari di argomento non storico ma contemporaneo. Infine sia il romanzo storico che quello popolare affondano le loro radici nel romanzo gotico : vi pescano a piene mani tanto un romanziere storico come Guerrazzi quanto dei cronisti dell'irrealt contemporanea come Ponson du Terrail o gli autori di Fantomas.

    A cavallo tra i due generi lo stesso romanzo di Natoli paga abbondantemente il suo tributo alla tradizione gotica . Tanto per cominciare, si veda all'inizio, quando mette in scena il suo cattivo principale, Don Raimondo Albamonte: Non aveva ancora trent'anni; era alto, snello, nervoso; il volto pallido, ma come invaso da una nube fosca, che poteva parere tristezza se un certo improvviso lampeggiare degli occhi non avesse fatto pensare al corruscare dei lampi lontani in un cielo nuvoloso.

    Le labbra sottili si disegnavano appena e la bocca pareva piuttosto una lunga ferita non ancora rimarginata...

    Con tutto ci egli non aveva nulla di femmineo. Forse, esaminando bene l'angolo della mascella e la curva della bocca, un occhio scrutatore d'anime avrebbe potuto sorprendervi una certa durezza fredda ed egoista; forse anche qualcosa di felino, pazienza cio e ferocia...

    Questo ritratto canonico: parte dal Giaurro di Eyron e arriva sino al Capitan Blood di Raphael Sabatini e al James Bond di Fleming 1.

    A questo archetipo Mario Praz dedica addirittura un capitolo del suo La carne, la morte e il diavolo, e basti questo ritratto dello Schedoni dall'Italiano o Il confessionale dei Penitenti Neri di Ann Radcliffe, del 1797, per risparmiarci altri raffronti: La sua figura faceva impressione... era alta, e, bench estremamente magra, le sue membra eran grandi e sgraziate, e, come andava a gran passi, avvolto nelle nere vesti del suo ordine, v'era qualcosa di terribile nel suo aspetto; qualcosa di quasi

  • sovrumano. Il suo cappuccio, inoltre, gittando un'ombra sul livido pallore del suo volto, ne aumentava la fierezza, e conferiva un carattere quasi d'orrore ai suoi grandi occhi melanconici. La sua non era la melanconia d'un cuore sensitivo, ferito, ma apparentemente quella di una tetra e feroce natura. V'era nella sua fisionomia un non so che d'estremamente singolare, difficile a definire. Portava le tracce di molte passioni, che sembravano aver fissato quei lineamenti che ora avevan cessato di animare. Mestizia e severit abituali predominavano nelle profonde linee del suo volto, e i suoi occhi erano cos intensi, che con un solo sguardo parevano penetrare nel cuore degli uomini, e leggervi i segreti pensieri; pochi potevano tollerare la loro indagine, o perfino sopportare d'incontrarli una seconda volta.

    In ogni caso, se non basta un richiamo all'inizio del libro, eccone un altro nella seconda met: la tentata esecuzione di Don Raimondo nelle segrete, in quell'intrico misterioso di cripte che attraversa Palermo e che, nella fattispecie, da nei sotterranei del Palazzo Albamonte. Dal Monaco di Lewis in avanti, il gotico tutto un gran far uso di sotterranei e spelonche artificiali, dove avvengono i crimini pi sanguinosi, ovviamente al lume delle torce. Ed questo un topos che sia il romanzo storico che il romanzo popolare non abbandoneranno mai pi, prova ne sia che, dovutamente rammodernate dalla provvida urbanistica napoleonica, le segrete e i sotterranei ritornano sotto l'aspetto delle fogne di Parigi sia nei Miserabili (in cui vi sono dedicate decine di pagine dense di tenebrose evocazioni) sia nella vasta epopea di Fantomas che Souvestre e Allain scrivono proprio negli stessi anni in cui Natoli stende I Beati Paoli . Ultimo avatar del topos, ecco le fogne di Vienna, questa volta sullo schermo, ne Il terzo uomo di Carrai Reed.

    Detto questo non si ancora chiarito perch il romanzo di Natoli ci paia da ascrivere non al filone storico ma a quello popolare. Ma certo che il romanzo storico nasce con intenti estetici e con intenti civili.

    Guerrazzi dice della Battaglia di Benevento io non ho voluto fare romanzi, ma poemi in prosa e D'Azeglio a proposito del Fieramosca afferma il mio scopo... era iniziare un certo lavoro di rigenerazione del carattere nazionale .

    Pertanto il romanzo storico, oltre l'ovvio richiamo al vero storico , un romanzo a sfondo esortativo, in cui predominano, proposte come modelli positivi, varie virt. E a tal punto il romanzo storico conscio di avere funzioni che esorbitano dalla pura proposta di una macchina narrativa, che ad ogni punto genera la propria riflessione metanarrativa, si interroga sui suoi fini, discute coi lettori, come fa ad esempio massimo fra tutti il Manzoni. Il romanzo storico figlio di una poetica assai conscia di se stessa, e si pone continuamente delle questioni sulla propria struttura e la propria funzione.

    Il romanzo popolare invece, oltre ad avere altre caratteristiche che esamineremo pi avanti e che ne costituiscono la marca ideologica fondamentale, nasce come strumento di divertimento di massa e non si preoccupa tanto di proporre modelli eroici di virt, quanto di descrivere con un certo cinismo dei caratteri realistici, non necessariamente virtuosi , nei quali il pubblico possa tranquillamente identificarsi per trarne le gratificazioni di cui si dir.

    Ettore Fieramosca un modello umano inattingibile; D'Artagnan invece come tutti. Come vedremo in seguito, Blasco da Castiglione ha pi di D'Artagnan che del Fieramosca. (Che poi Manzoni sia capace di giocare sia su caratteri utopia che su personaggi bassi e realistici, realizzando con Don Abbondio-Renzo-Federigo-Fra Cristoforo una sequenza a realismo decrescente e idealit esemplare crescente, questo significa solo che egli sapeva uscire dagli schemi; ma, d'altra parte, anche i personaggi comuni e bassi, se non costituiscono modello morale in positivo, lo costituiscono in negativo e servono anch'essi per indurre il lettore a riflettere e a trarne un insegnamento: ci che non accade n con D'Artagnan n con Blasco).

    Non interrogandosi pi di tanto sulle motivazioni morali dei suoi personaggi, il romanzo popolare non si interroga neppure sul proprio stile.

    Nel convegno svoltosi nel 1967 a Cerisy sulla paraletteratura , termine che veniva per la maggior parte a designare il romanzo popolare e i suoi derivati, stata data della paraletteratura una definizione atta a discriminarla nei confronti della 'Letteratura con la L maiuscola: Ci che paraletterario contiene a un dipresso tutti gli elementi che costituirebbero la letteratura, salvo l'inquietudine rispetto alla propria significazione, salvo la messa in causa del suo proprio linguaggio 2.

    Infatti il romanzo popolare non inventa situazioni narrative originali, ma combina un repertorio di situazioni topiche gi riconosciute, accettate, amate dal proprio pubblico e lo caratterizza questa

  • attenzione alla richiesta implicita dei lettori, come accade oggi per il romanzo giallo. I lettori, dal canto proprio, chiedono al romanzo popolare (che uno strumento di divertimento e di evasione) non tanto di proporgli nuove esperienze formali o rovesciamenti drammatici e problematici dei sistemi di valori vigenti, ma esattamente il contrario: di ribadire i sistemi di attese assestati e integrati alla cultura corrente. Il piacere della narrazione, come abbiamo gi visto in altre sedi3 dato dal ritorno del gi noto - un ritorno ciclico che si verifica sia all'interno della stessa opera narrativa che all'interno di una serie di opere narrative, in un gioco di complici richiami da romanzo a romanzo.

    L'obbedienza a questa regola fonda il romanzo popolare nella sua natura