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ASPETTI GENERALI

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1. Aspetti generali.

1.1. introduzione.

Il Disegno di legge recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita (di seguito anche Riforma del mercato del lavoro) che porta la firma del premier Mario Monti e del Ministro del lavoro Elsa Fornero, e che ha incontrato il via libera del Presidente della Repubblica, stato approvato dal Consiglio dei ministri il 23 marzo 2012 e presentato in Parlamento il 5 aprile 2012, concludendo il suo iter parlamentare in data 27 giugno 2012, pubblicato sul suppl. ord. alla G.U. 3 luglio 2012, n. 153 e rubricato: L. 28 giugno 2012, n. 92 - disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita.

Gi al momento della sua approvazione, le forze politiche avevano chiesto e ottenuto in cambio del consenso necessario allemanazione della legge di rivedere nel mese successivo alcuni punti della riforma. stato, perci, approvato lart. 46bis, rubricato modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, e misure in materia di accordi di lavoro, del d.L. 22 giugno 2012 n. 83 contenente misure urgenti per la crescita del Paese, inserito dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134, pubblicata in Gazzetta Ufficiale in data 11 agosto 2012.

Come noto, liter parlamentare del disegno di legge stato piuttosto breve non per carenza di dibattito o di emendamenti presentati alla Riforma, ma perch stata scelta la strada della questione di fiducia alle Camere. Pertanto, nelle sedute del 31 maggio e del 1 giugno 2012 sono stati approvati i quattro maxiemendamenti al disegno di legge al Senato e il disegno di legge passato in questa forma al Parlamento.

Nonostante la sua celere approvazione, si tratta di una riforma piuttosto ampia e articolata che ha sollevato un acceso dibattito nel panorama politico e sindacale sin dal momento della sua presentazione, soprattutto con riferimento alle modifiche previste in tema di licenziamento, punto sul quale si focalizzata lattenzione dei media e delle contestazioni delle parti sociali. E, infatti, le manifestazioni sullart. 18 della legge n. 300 del 20 maggio 1970, legge meglio nota come Statuto dei lavoratori, hanno dominato la scena politica e sindacale della prima met del 2012. Il motivo ben ovvio: se si esclude la legge n. 108 del 1990 che intervenuta, invero, nel senso di allargare il campo di applicazione dellart. 18 dello Statuto non la prima volta che si tenta di introdurre modifiche allarticolo in questione al fine di restringerne o limitarne la portata, ma la prima volta che queste modifiche sono state realmente realizzate.

Come avviene, ormai, dal 2001 (anno della presentazione del Libro Bianco sul lavoro), il fronte sindacale si mostrato diviso. Le maggiori confederazioni sindacali hanno, infatti, adottato un diverso atteggiamento nei

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confronti del progetto di riforma, pi collaborative CISL e UIL, con atteggiamento di rottura la CGIL che ha sempre fatto presente il suo dissenso sulle modifiche allart. 18 dello Statuto.

Tuttavia la Riforma del mercato del lavoro (L. 92/2012) stata adottata e riguarda aspetti della disciplina giuslavoristica che vanno oltre il solo art. 18 dello Statuto e che riguardano tutto il percorso lavorativo del soggetto, dalla formazione professionale, allaccesso al mercato del lavoro, alluscita dal medesimo sino agli strumenti di ammortizzatori sociali, solo per citare i profili pi toccati dalla Riforma.

Il progetto portato a termine ambizioso e forse avrebbe meritato una pi ampia e attenta riflessione visto che ha inciso su aspetti fondamentali della disciplina del lavoro. Ma i motivi che hanno portato il Governo a porre la questione di fiducia per approvare il progetto di riforma del mercato del lavoro sono stati condizionati da molteplici fattori, non ultimi la forte crisi economica che sta attraversando il nostro Paese e lincalzare delle istituzioni europee.

Sia consentito in questa sede affermare che la scelta di procedere con la questione di fiducia al fine di approvare in tempi brevissimi la Riforma, ha il sapore dellaut aut, del prendere o lasciare, che certo non giova a un sereno dibattito sulla Riforma cos come approvata.

Peraltro, solo a onor di cronaca, vi da segnalare che i temi della Riforma non sono stati improvvisamente calati sul tavolo del Governo Monti, a seguito dellagenda politica dettata dalle istituzioni europee o dalla crisi economica. C un nutrito gruppo di giuslavoristi che, da almeno un decennio, nelle proprie analisi mette in luce i temi affrontati dalla Riforma del mercato del lavoro, a partire dalla necessit di riforma della disciplina del licenziamento nella prospettiva della flexicurity. Ma su questo torneremo nel prosieguo.

Inoltre, la crisi economica iniziata nel 2008 stata di certo rilevante ma non decisiva nel peggioramento dello stato del mercato del lavoro. Gi nel 2001, infatti, i tassi di occupazione e disoccupazione italiani nella fascia di et tra i 15 e i 64 anni ammontavano rispettivamente al 54,5% e al 9,6% contro una media dellUnione europea a 15 Paesi del 63,9% e del 7,4% (fonte Istat, 2003, p. 181). Cos, gi dal 2004 una percentuale crescente della forza lavoro veniva impiegata tramite contratti non standard, quali il lavoro subordinato a termine e le collaborazioni a termine (rispettivamente pari al 10,7% nel 2004; 11,9% nel 2007 e nel 2008 sul totale degli occupati, fonte Istat, 2009, p. 176), il lavoro autonomo part time e il lavoro subordinato part time (rispettivamente pari al 9,9% nel 2004; 10,5% nel 2007 e 11,1% nel 2008, fonte Istat, 2009, p. 176), a scapito del lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato (rispettivamente pari al 79,4% nel 2004; 77,6% nel 2007 e 77% nel 2008, fonte Istat, 2009, p. 176). Perci la crisi

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ha rivelato la situazione particolarmente vulnerabile delle fasce pi giovani della forza lavoro, esasperando i dualismi gi in atto. Sono stati soprattutto i giovani a subire gli effetti della caduta occupazionale, stretti tra il non impiego o la disoccupazione e luso di forme contrattuali non standard. Nel 2008, pertanto, il tasso di disoccupazione giovanile (inteso come rapporto percentuale fra persone in cerca di occupazione in et giovane e le forze lavoro occupati e persone in cerca di occupazione della corrispondente classe di et), ha iniziato una vorticosa ascesa: il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia di et tra i 15 e 24 anni passato dal 21,3% del 2008 al 25,4% del 2009 al 27,8% del 2010, al 29,1% nel 2011, al 35,9% del marzo 2012 (cfr. Istat flash occupati e disoccupati, rispettivamente anni 2009, 2010, 2011 e marzo 2012). Il dato non stupisce se si considera che i giovani sono i lavoratori maggiormente occupati con tipologie contrattuali a termine. E queste, essendo il canale di accesso preferito dalle imprese, finiscono per interessare prevalentemente chi entra per la prima volta nel mercato del lavoro e, inevitabilmente, sono le prime tipologie contrattuali destinate a contrarsi in caso di calo delloccupazione.

A tale situazione si aggiunge la segmentazione strutturale del mercato del lavoro che, in maniera del tutto fisiologica come spiegato da alcuna dottrina [M. g. garofalo, Postmoderno e diritto del lavoro. Osservazioni sul libro verde Modernizzare il diritto del lavoro, in Rivista giuridica del lavo-ro e della previdenza sociale, 2007, n. 1, p. 135 e ss., spec. p. 141], finisce per dare rilevanza a taluni fattori sociali. Le imprese, infatti, tendono ad assumere e a promuovere gli uomini e non le donne, i nativi e non gli immigrati, i normodotati e non i diversamente abili, gli eterosessuali e non gli omosessuali, lappartenente alla religione maggioritaria (cristiano cattolico) e non gli appartenenti a gruppi religiosi minoritari, perch li ritengono pi produttivi. La situazione attuale , quindi, anche il frutto di scelte di poli-tica del diritto in materia di regolamentazione dei rapporti di lavoro che, evidentemente, non hanno premiato.

Laver introdotto massicce dosi di flessibilit in entrata non ha inciso sul lavoro subordinato standard che rimasto sostanzialmente sempre uguale fatta salva la modifica allorario di lavoro ma ha comportato lintroduzione di una molteplicit di figure di lavoro flessibile come canali di accesso alternativi al lavoro subordinato standard e, per questo, pi convenienti per le imprese. La convenienza appena accennata si misurata non solo in termini di costi contributivi e retributivi, ma, soprattutto, dal punto di vista funzionale giacch le normative di riferimento non hanno specificato le cause e i fini per i quali legittimo stipulare i contratti flessibili. Sicch, per valutare lidoneit professionale del lavoratore, le imprese hanno potuto fare ricorso indistintamente al contratto a termine, al patto di prova ovvero al contratto di lavoro somministrato. In altre parole, la strategia del

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precedente Governo si risolta, purtroppo, in un vero e proprio shopping contrattuale da parte delle imprese alla ricerca del modello contrattuale pi conveniente per soddisfare le esigenze produttive e per calmierare i limiti fissati dalla legge. Cos il lavoro non standard ha costituito nellultimo decennio lo strumento privilegiato di acquisizione della forza lavoro, soprattutto dei giovani.

La Riforma approvata con L. 92/2012 in commento impone un cambiamento di rotta nei limiti che analizzeremo.

Perci, in attesa del pronunciamento della giurisprudenza e in questa fase transitoria che accompagner il rodaggio della disciplina cos come licenziata dalle Camere, analizzeremo a caldo le novit della legge.

Al lettore non sfuggir lattenzione sulle tipologie contrattuali e sulle norme in mater